Un comandante guarda lo schermo e vede la propria nave in un punto in cui sa di non essere. Non c'è alcun guasto a bordo: il ricevitore funziona, i satelliti rispondono, i numeri scorrono. Solo che quei numeri sono falsi, perché qualcuno da terra sta trasmettendo un segnale satellitare contraffatto, più forte di quello vero. Si chiama spoofing, e la sua versione più rozza e più diffusa si chiama jamming: non si tratta di falsificare il segnale, semplicemente coprirlo di rumore finché sparisce.
Non è una situazione rara. Nel solo primo trimestre del 2026 sono stati censiti nel mondo circa 978mila episodi di disturbo del segnale GPS, il novantotto per cento dei quali concentrati in Medio Oriente, con oltre millecento navi coinvolte. E chiunque abbia volato negli ultimi due anni sa che il fenomeno tocca ormai anche l'aviazione civile europea.
Il 27 agosto 2026, nel Mar dei Coralli al largo della costa orientale australiana, si è conclusa una prova che affronta il problema in un modo radicalmente diverso: invece di difendere meglio il segnale, fare a meno del segnale.
Una nave che si è orientata sulla gravità
Il sistema, sviluppato dall'azienda australiana Q-CTRL e chiamato Ironstone Opal, ha mantenuto per tutta la durata della missione una precisione di posizione di circa un miglio nautico, senza mai ricevere un solo dato dai satelliti. Per dare la misura del risultato: è oltre dieci volte meglio dei sistemi di riserva di categoria navigazione normalmente usati quando il GPS viene a mancare.
Ci sono due dettagli, apparentemente secondari, che agli addetti ai lavori hanno fatto più impressione del dato di precisione. Il primo è dove era installato l'apparato: in una normale cabina passeggeri, non in un laboratorio climatizzato nella pancia della nave. Il secondo è come ha funzionato: in autonomia, senza controlli ambientali speciali, senza stabilizzazione giroscopica e senza le ricalibrazioni continue che gli strumenti quantistici hanno sempre preteso. È la differenza che passa tra un esperimento e uno strumento.
Come si naviga senza satelliti
Il principio è più semplice di quanto la parola quantistico lasci temere. La gravità terrestre non è identica ovunque: cambia, di pochissimo, da un punto all'altro del pianeta, perché sotto di noi le rocce non sono tutte uguali. Una catena montuosa, un giacimento, una fossa oceanica, uno strato più denso di crosta: tutto questo modifica in modo infinitesimale il peso che un oggetto ha in quel punto preciso. Quelle variazioni sono state mappate: esistono mappe gravitazionali della Terra, così come esistono le mappe delle strade.
Se avete uno strumento capace di misurare la gravità con precisione sufficiente, potete confrontare quello che misurate con la mappa e capire dove siete, esattamente come si faceva un tempo riconoscendo il profilo della costa. Nessuna antenna, nessuna trasmissione, nessun segnale in arrivo dall'esterno. Ed è qui che entra in gioco la fisica quantistica, perché misurare variazioni così piccole con strumenti tradizionali non è possibile: lo strumento usato si chiama gravimetro quantistico e misura la gravità osservando come cadono atomi raffreddati quasi allo zero assoluto.
Come ha sintetizzato Jason Ralph dell'Università di Liverpool commentando la prova, la lettura della gravità abbinata al confronto con le mappe è l'unica tecnologia alternativa di navigazione che funzioni su tutto il pianeta e che risulti impossibile da disturbare o da falsificare.
I NUMERI DELLA PROVA
· 27 agosto 2026: completata la prova in mare nel Mar dei Coralli, Australia.
· Precisione di circa 1 miglio nautico mantenuta per l'intera missione, senza GPS.
· Oltre 10 volte meglio dei sistemi di riserva di categoria navigazione.
· Apparato installato in una cabina passeggeri, in funzionamento autonomo.
· Nessun controllo ambientale dedicato, nessuna stabilizzazione giroscopica.
· Circa 978.000 episodi di disturbo del GPS censiti nel mondo nel primo trimestre 2026.
Il quantistico che non è un computer
Chi segue questa rubrica sa che ho già sostenuto una tesi che qui trova una conferma concreta: il ramo del quantistico più vicino all'uso reale non è il calcolatore, è il sensore. Un computer quantistico utile richiede ancora anni e migliaia di qubit tenuti insieme dalla correzione degli errori. Un sensore quantistico, invece, non deve fare calcoli: deve solo misurare, e deve farlo meglio di qualunque strumento classico. E questo, oggi, lo sa già fare.
Gravimetri per navigare e per guardare sotto terra, magnetometri capaci di leggere i campi magnetici del cervello e del cuore senza toccare il paziente, orologi atomici così precisi da ridefinire il modo in cui sincronizziamo reti elettriche e telecomunicazioni: sono tutte tecnologie che escono dai laboratori adesso, mentre il computer quantistico è ancora in cantiere.
Il motivo per cui i sensori sono arrivati per primi è tutto sommato intuitivo. In un computer quantistico la fragilità degli atomi è il nemico da combattere, perché disturba il calcolo. In un sensore quantistico quella stessa fragilità è lo strumento di lavoro: si sfrutta proprio il fatto che gli atomi reagiscano alla minima variazione dell'ambiente circostante. Ciò che in un caso è un difetto da correggere, nell'altro è precisamente la proprietà che si vuole misurare.
Le mappe contano quanto gli strumenti
Una precisazione doverosa, perché su questa tecnologia si rischia di raccontare più di quello che c'è. Un sistema del genere funziona bene quanto la mappa su cui si appoggia. Se il fondale o il sottosuolo di una certa zona sono stati misurati con cura, il confronto tra quello che il sensore legge e quello che la mappa prevede è affidabile. Dove le mappe gravitazionali sono grossolane, oppure dove il terreno è troppo uniforme e privo di caratteristiche riconoscibili, il metodo perde precisione, un po' come orientarsi guardando una costa fatta di chilometri di spiaggia tutta uguale.
Per questo la partita non si gioca solo sui sensori, ma anche sulla qualità e sulla disponibilità delle mappe, che sono a loro volta un bene strategico. Ed è una delle ragioni per cui, accanto alle aziende, in questo settore si muovono agenzie spaziali e ministeri della difesa.
Cosa significa per Biella
Il collegamento con il territorio, qui, non passa dalle navi. Passa da una dipendenza che abbiamo accettato senza accorgercene.
Il GPS non serve solo a sapere dove siamo. Il segnale satellitare trasporta anche un riferimento di tempo estremamente preciso, e quel riferimento viene usato da infrastrutture che con la navigazione non c'entrano nulla: reti di telecomunicazione, sincronizzazione di apparati, sistemi di controllo energetico, marcature temporali di transazioni e di registrazioni. Per le aziende del territorio la dipendenza è più banale ma altrettanto reale: tracciamento delle flotte e delle spedizioni, logistica dei fornitori, tempi certi di consegna verso committenti che non ammettono ritardi, telemetria di mezzi e macchinari.
Nessuno, a Biella, installerà un gravimetro quantistico su un camion. Ma la lezione che viene da questa prova si applica identica a qualunque impresa, e sta in una domanda da mettere nel registro dei rischi accanto alle altre: che cosa succede alla nostra attività se un servizio esterno di cui ci fidiamo smette di funzionare, o comincia a dare risposte sbagliate? Vale per il segnale satellitare, vale per il servizio cloud del gestionale, vale per la connettività, vale per il fornitore unico di un componente. La risposta è quasi sempre la stessa: serve un'alternativa che non dipenda dalla stessa cosa.
Vale la pena aggiungere che questa domanda, nella direttiva NIS2, non è un esercizio filosofico ma un obbligo: la continuità operativa e la sicurezza della catena di fornitura sono due delle misure di base che le imprese interessate devono avere in ordine. Mettere per iscritto da quali servizi esterni dipendiamo, e che cosa facciamo se vengono meno, è quindi un lavoro che serve due volte: per rispondere a un'autorità e, molto più utilmente, per rispondere a noi stessi il giorno in cui succede.
Ed è questo, in fondo, il vero insegnamento di una nave che ha smesso di cercare i satelliti e ha imparato a guardarsi sotto i piedi.
Il segnale più sicuro è quello che nessuno può spegnere, perché nessuno lo trasmette.
Per maggiori informazioni:
Sito web: www.seccomarco.com