La tavola di pietra è ancora al suo posto. Pesante, solida, perfettamente inserita nel contesto della montagna. Quella che invece è scomparsa è la piccola composizione di ometti di pietra e segni lasciati dai frequentatori, che nel tempo aveva iniziato a caratterizzare quel particolare angolo della Conca di Oropa.
Si trova lungo la nuova strada che collega Oropa all'arrivo della funivia. Una struttura che non è certo comparsa per caso: per posizionare una pietra di quelle dimensioni sono stati necessari i giganteschi mezzi che hanno lavorato sulla nuova strada.
Una volta sistemata, però, sopra quella tavola era nata spontaneamente un'altra storia. Chi passava aveva iniziato a costruire piccoli ometti, utilizzando le pietre disponibili sul posto. Alcuni erano semplici, altri più elaborati. E, con il passare del tempo, erano comparsi anche piccoli messaggi e dediche personali.
Nulla di particolarmente invasivo. Piuttosto, un segno del passaggio delle persone: una consuetudine spontanea che aveva trasformato quella tavola in un piccolo punto di riferimento per chi percorreva la strada e i sentieri della Conca.
Anche dal punto di vista estetico, a giudicare dalle immagini, il risultato appariva gradevole e in sintonia con l'ambiente circostante. Gli ometti sembravano quasi completare naturalmente quella presenza di pietra, senza cancellare il carattere montano del luogo.
Poi, però, qualcuno ha deciso di rimuoverli. Oggi la tavola è ovviamente ancora lì, ma gli ometti e le piccole composizioni che si erano formate nel tempo sono spariti. Non è la pietra a essere stata eliminata – un'operazione che, peraltro, richiederebbe mezzi ben diversi – ma ciò che spontaneamente i visitatori avevano costruito e lasciato.
E proprio questo fa nascere qualche interrogativo. Chi li ha rimossi? E soprattutto, per quale motivo? Una domanda che non vuole necessariamente mettere in discussione la necessità di tutelare l'ambiente montano. Gli ometti, quando realizzati in modo indiscriminato, possono effettivamente creare problemi: possono confondere la lettura dei percorsi, alterare un ambiente naturale o diventare un fenomeno eccessivamente diffuso.
Ma quello della Conca di Oropa sembrava essere un caso particolare. Quegli ometti non erano semplicemente pietre messe una sopra l'altra. Alcuni portavano con sé una dedica, un pensiero, il ricordo di una giornata trascorsa in montagna. Erano diventati, spontaneamente, una sorta di diario collettivo fatto di pietra, costruito da persone che probabilmente non si conoscevano e che avevano in comune soltanto il piacere di frequentare quei luoghi.
Per cercare di capire meglio il significato di questa presenza e le possibili ragioni della sua rimozione, abbiamo raccolto il parere di Marco Bardelle di Mucrone Local, realtà che da tempo racconta e valorizza il territorio e la montagna biellese: “Un atto ingiustificabile che trova il mio totale dissenso. Che usino questa energia per fare del bene e mettersi a disposizione della comunità. Stava diventando un manufatto artistico che, col tempo, poteva diventare un’opera affascinate. Si fatica a comprendere simili comportamenti, non davano fastidio a nessuno”.
Le sue considerazioni potranno aiutare a inquadrare la vicenda anche dal punto di vista della tutela del territorio e del rapporto, sempre delicato, tra frequentazione della montagna e rispetto dell'ambiente.
Forse si tratta soltanto di qualche pietra rimossa. Eppure, proprio le piccole cose raccontano spesso il rapporto che le persone instaurano con un luogo. La tavola di pietra è rimasta. Gli ometti no. Resta quindi un angolo della Conca di Oropa che oggi appare più ordinato, ma anche un po' più anonimo rispetto a prima. E rimane una domanda che, senza voler alimentare polemiche, meriterebbe forse una risposta: se quegli ometti non costituivano un pericolo né interferivano con la segnaletica ufficiale, perché è stato deciso di eliminarli?
Una piccola vicenda, certo. Ma che lascia comunque un po' di amaro in bocca, soprattutto a chi aveva apprezzato quella presenza spontanea e quelle piccole dediche lasciate da chi, passando di lì, aveva voluto semplicemente lasciare una traccia del proprio cammino.