CRONACA - 09 settembre 2026, 09:40

Carceri al collasso: sindacati sfiduciano il Provveditore

“Carceri al collasso: sindacati sfiduciano il Provveditore”

SAPPE, OSAPP, UIL e USPP, hanno inviato una lettera indirizzata Al Sig. Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Pres. Dott. Stefano Carmine DE MICHELE ROMA E,p.c., Al Sig. Direttore Generale del Personale Dott.ssa Rita Monica RUSSO ROMA, All’Ufficio III – Relazioni Sindacali, All’attenzione del Direttore Responsabile Dott.ssa Ida DEL GROSSO ROMA, Alla Segreteria Generale S.A.P.Pe., All’attenzione del Segretario Generale Dott. Donato CAPECE, Alla Segreteria Generale O.S.A.P.P., All’attenzione del Segretario Generale Dott. Leo BENEDUCI, Alla Segreteria Generale UIL FP Polizia Penitenziaria, All’attenzione del Segretario Generale Dott. Gennarino DEFAZIO, Alla Segreteria Generale U.S.P.P. e All’attenzione del Presidente Nazionale Dott. Giuseppe MORETTI.

Riceviamo e pubblichiamo:

"Pregiatissimi, 

le scriventi Organizzazioni Sindacali, unitariamente e nell’esercizio delle proprie prerogative di rappresentanza e tutela del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ritengono non piùdifferibile sottoporre direttamente all’attenzione dei vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria la gravissima situazione in cui versa il distretto penitenziario del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta, le cui persistenti criticità hanno ormai assunto carattere strutturale e raggiunto livelli incompatibili con una gestione affidata agli ordinari strumenti amministrativi e organizzativi. Il quadro complessivo è quello di un sistema progressivamente deterioratosi nel tempo, nel quale sovraffollamento, drammatica carenza di personale, incremento degli eventi critici, aggressioni ai danni degli appartenenti al Corpo, incendi, danneggiamenti, atti autolesionistici, tentativi di suicidio, suicidi, disordini, ricorso ormai strutturale al lavoro straordinario, accorpamento dei posti di servizio, crescente ricorso allo strumento disciplinare e grave deterioramento delle relazioni sindacali non possono più essere considerati fenomeni isolati o emergenze riconducibili a singoli istituti.

LA MISURA È COLMA. 

Non è più tempo di rinvii, rassicurazioni di circostanza o interventi destinati esclusivamente a contenere gli effetti dell’emergenza. Occorre prendere atto che, in numerosi istituti del distretto, la continuità e la funzionalità dei servizi vengono ormai assicurate facendo sistematicamente ricorso al solo sacrificio del personale di Polizia Penitenziaria, chiamato quotidianamente a sopperire alle carenze strutturali e organizzative attraverso prestazioni straordinarie, accorpamenti, compressione dei riposi, difficoltà nella fruizione delle ferie e una crescente esposizione a condizioni di rischio. Una simile situazione non può essere ulteriormente considerata fisiologica né trasformarsi surrettiziamente in un modello ordinario di gestione. Alla luce di quanto sopra, le scriventi Organizzazioni Sindacali ritengono doveroso assumereuna posizione chiara e inequivocabile:

È VENUTA MENO LA FIDUCIA NELL’ATTUALE GESTIONE DEL PROVVEDITORE REGIONALEDELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA PER IL PIEMONTE, LA LIGURIAE LAVALLED’AOSTA.

Tale posizione costituisce una valutazione sindacale formale, unitaria e maturata nel tempo, fondata sull’andamento complessivo della gestione del distretto e non riveste carattere personale nei confronti del titolare dell’incarico. Ciò che viene posto in discussione è l’adeguatezza dell’attuale azione amministrativa rispetto alla straordinaria gravità della situazione, nonché la capacità di fornire risposte tempestive, efficaci e proporzionate alle problematiche reiteratamente rappresentate dalle Organizzazioni Sindacali.

UNA CARENZA DI PERSONALE CHE LE NUOVE ASSEGNAZIONI NON HANNONEPPURECOMPENSATO

La situazione degli organici assume carattere ancora più preoccupante se rapportata alle recenti assegnazioni di personale. Dall’ultimo corso di formazione degli Agenti di Polizia Penitenziaria sono state destinate all’intero distretto Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta appena 30 unità, da distribuire tra gli istituti delle tre regioni. Un contingente manifestamente insufficiente rispetto alle scoperture esistenti e alla dimensione territoriale e organizzativa del distretto. Le 30 nuove unità non risultano neppure sufficienti a compensare il fisiologico turno verderivante da pensionamenti, trasferimenti, cessazioni dal servizio e altre forme di fuoriuscita dagli organici. Ne consegue che le nuove assegnazioni, anziché determinare un effettivo incremento della forza disponibile, rischiano di tradursi nella mera e parziale sostituzione del personale che lascia il servizio, senza produrre alcuna reale inversione rispetto alle gravissime carenze esistenti. Trenta unità per tre regioni, numerosi istituti e realtà penitenziarie delle dimensioni e della complessità di Torino e Genova Marassi rappresentano una risposta del tutto sproporzionata rispetto alle effettive necessità del territorio. Il risultato è che le carenze rimangono sostanzialmente inalterate e la continuità dei servizi continua ad essere garantita attraverso straordinario, accorpamenti, turnazioni gravose e sacrificio del personale già presente.

PIEMONTE: UN SISTEMA AL LIMITE DELLA SOSTENIBILITÀ 

Al 31 agosto 2026, nei 13 istituti penitenziari piemontesi risultano presenti 4.445detenuti, a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 3.978 posti. A fronte di una dotazione regionale prevista di circa 3.071 unità, risultano effettivamente presenti circa 2.616 appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, con una scopertura di circa455 unità, pari a quasi il 15% dell’organico previsto. Si tratta di dati che restituiscono l’immagine di una situazione estremamente grave, ma che non rappresentano compiutamente la pressione quotidianamente esercitata sul personale.

MOLTI ISTITUTI SONO FUORI CONTROLLO 

Ivrea, Cuneo, Vercelli e Aosta costituiscono manifestazioni particolarmente evidenti di tale condizione. Ad Ivrea risultano circa 145 appartenenti alla Polizia Penitenziaria a fronte dei 176previsti, mentre la popolazione detenuta raggiunge 256 presenze rispetto a 195 posti regolamentari, dei quali 22 non disponibili. Il rapporto tra popolazione detenuta, posti effettivamente disponibili e personale operante determina condizioni di servizio estremamente gravose e riduce progressivamente i margini necessari per assicurare adeguati livelli di sicurezza. A Vercelli, la carenza di personale, unitamente alle problematiche organizzative e alla complessità della popolazione detenuta, incide pesantemente sulla possibilità di assicurare con continuità e regolarità i servizi istituzionali, imponendo al personale un carico operativo non più sostenibile nel medio e lungo periodo. Ad Aosta, la situazione ha raggiunto livelli di eccezionale gravità. La gravissima carenza di personale, le persistenti difficoltà nella copertura dei servizi e le complessivec ondizioni organizzative dell’istituto rendono sempre più difficile assicurare una gestione ordinata, efficace e sicura. Aosta non può continuare ad essere considerata una realtà periferica alla quale destinare interventi occasionali o soluzioni tampone. La carenza di personale ha assunto dimensioni tali da richiedere un intervento straordinario, immediato e specificamente calibrato sulle effettive necessità dell’istituto. Cuneo annovera una grandissima carenza di organico, sia ruolo agenti, che ruolo sovrintendenti e ispettori tanto che la sorveglianza generale viene assicurata da giovani agenti con due anni di servizio. Ma è soprattutto la situazione della Casa Circondariale di Torino a rendere evidente la dimensione ormai strutturale dell’emergenza piemontese

TORINO: 57 AGGRESSIONI AL PERSONALE. UN DATO CHE IMPONE RISPOSTE IMMEDIATE

La Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino è interessata da una situazione che nonpuò più essere ricondotta alla fisiologica complessità di un grande istituto penitenziario. Secondo i dati rilevati dalle scriventi Organizzazioni Sindacali, dall’inizio dell’annosonogià57le aggressioni subite dal personale di Polizia Penitenziaria. Cinquantasette aggressioni non costituiscono una mera sommatoria di singoli eventi, ma rappresentano un indicatore inequivocabile di una situazione di sicurezza gravemente compromessa e di un contesto operativo nel quale l’esposizione alla violenza rischia di trasformarsi in una componente ordinaria della prestazione lavorativa. Questo non può essere considerato normale, fisiologico o inevitabile. Dietro ciascuna aggressione vi è una donna o un uomo della Polizia Penitenziaria che può riportare lesioni fisiche, essere costretto all’assenza dal servizio e, successivamente, rientrare nel medesimo ambiente nel quale l’aggressione si è verificata. Ma vi è un aspetto altrettanto grave che non può essere misurato esclusivamente attraverso i giorni di prognosi o le lesioni refertate. Ogni aggressione incide profondamente anche sul morale del personale, sulla serenità con cui viene affrontato il servizio, sulla motivazione professionale, sulla percezione di sicurezza e, più in generale, sulla tenuta psicologica degli operatori. Quando gli episodi violenti si ripetono con tale frequenza, non viene compromessa soltanto l’incolumità fisica del singolo appartenente al Corpo: viene progressivamente meno la fiducia nella capacità dell’organizzazione di garantire adeguate condizioni di sicurezza e si alimentano inevitabilmente stanchezza, demotivazione e senso di abbandono. Tali effetti vengono ulteriormente amplificati dalla carenza di personale e dal conseguente ricorso sistematico al lavoro straordinario, che anche a Torino rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali si tenta di assicurare la continuità dei servizi. Torino concentra contemporaneamente le criticità derivanti dall’elevato numero di eventi aggressivi, dalla pressione operativa, dalla carenza di personale e dal ricorso allo straordinario, con conseguenze inevitabili sulla sicurezza e sulla tenuta complessiva degli operatori. Quando si raggiungono 57 aggressioni in otto mesi, il problema non è più il singoloepisodio, ma investe l’efficacia complessiva del sistema di prevenzione, organizzazione e sicurezza. E quando, contestualmente, Ivrea, Cuneo, Vercelli e Aosta presentano condizioni di gravissima sofferenza, appare evidente che non si è più in presenza di singole emergenze territoriali, bensì di un sistema regionale che manifesta inequivocabili segnali di cedimento.

LIGURIA: UN SISTEMA PENITENZIARIO IN GRAVISSIMA SOFFERENZA 

La situazione della Liguria presenta condizioni di altrettanta gravità. Al 31 agosto 2026, nei sei istituti penitenziari della regione risultano presenti 1.498detenuti a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 1.111 posti, con un tasso di affollamento prossimo al 135%. A questa pressione detentiva si aggiunge una gravissima carenza di personale di Polizia Penitenziaria, con circa 154 unità mancanti rispetto alle 977 previste, pari ad una scopertura prossima al 16% dell’organico regionale. Dietro il dato regionale vi sono sei istituti differenti per dimensioni e caratteristiche, ma accomunati da sovraffollamento, insufficienza degli organici, crescente pressione operativa ed eventi critici che continuano a mettere a dura prova il personale.

GENOVA MARASSI: IL SECONDO GRANDE ISTITUTO DEL DISTRETTO DOPOTORINO

Una considerazione particolare deve necessariamente essere riservata alla Casa Circondariale di Genova Marassi, che rappresenta, dopo Torino, il secondo grande istituto penitenziario dell’intero distretto Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, per dimensioni, popolazione detenuta e complessità organizzativa. A settembre 2026 l’istituto ospita circa 690 detenuti a fronte di poco più di 530posti regolamentari, con un sovraffollamento prossimo al 130%. Numeri che assumono un significato ancora più grave se rapportati alla consistenza effettivamente disponibile della Polizia Penitenziaria e alla complessità dei servizi che devono essere assicurati quotidianamente. La carenza di organico incide pesantemente sull’organizzazione del lavoro e sulla copertura dei posti di servizio, determinando ricorso allo straordinario, prolungamenti dei turni e accorpamenti, in un istituto nel quale la dimensione della popolazione detenuta richiederebbe una presenza costante e adeguatamente dimensionata del personale. Particolarmente grave è inoltre la carenza nel ruolo dei Sovrintendenti, che determina frequentemente la necessità di affidare funzioni di preposto ad appartenenti ai ruoli Agenti e Assistenti. A ciò si aggiunge il susseguirsi degli eventi critici e delle aggressioni ai danni del personale. Aggressioni, incendi nelle camere detentive, danneggiamenti, atti autolesionistici, tentativi di suicidio, minacce e interventi caratterizzati da elevato rischio operativo costituiscono una realtà con la quale il personale è costretto a confrontarsi con preoccupante frequenza. In diversi episodi gli appartenenti al Corpo hanno riportato lesioni nell’esercizio delle proprie funzioni, mentre in altri casi la loro professionalità e tempestività hanno consentito di impedire conseguenze ben più gravi. Ma il costo di questa situazione non può essere valutato esclusivamente attraverso il numero delle aggressioni o i giorni di prognosi. A Marassi, come a Torino, viene progressivamente compromesso anche il morale del personale. Lavorare quotidianamente in un istituto con quasi 700 detenuti, gravato dal sovraffollamento, con un organico insufficiente e con la costante possibilità di dover fronteggiare aggressioni, incendi, tentativi di suicidio e altri eventi critici produce inevitabilmente stanchezza, tensione, demotivazione e un crescente senso di abbandono. Quando Torino e Genova Marassi, i due maggiori istituti del distretto, presentano contemporaneamente condizioni di gravissima sofferenza, non si può più parlare di criticità periferiche o contingenti: emerge un problema di governo, coordinamento e tenuta complessiva dell’intero distretto.

GENOVA PONTEDECIMO: SOVRAFFOLLAMENTO E COMPLESSITÀ GESTIONALE

Anche la Casa Circondariale di Genova Pontedecimo presenta una situazione particolarmente delicata. L’istituto registra una popolazione detenuta di circa 160 presenze a fronte di 96posti regolamentari, con un indice di sovraffollamento intorno al 167%, tra i più elevati della regione. La contemporanea presenza di sezioni maschili e femminili determina inoltre specifiche esigenze nell’impiego del personale. Anche Pontedecimo è interessato da eventi critici, atti autolesionistici e tentativi di suicidio, che richiedono interventi immediati del personale in un contesto già fortemente condizionato dal sovraffollamento.

SANREMO: CARENZA DI PERSONALE E STRAORDINARIO DIVENUTO STRUTTURALE

La Casa Circondariale di Sanremo ospita circa 277 detenuti a fronte di 223 posti regolamentari, in un contesto caratterizzato da una grave carenza di personale e da persistenti difficoltà organizzative. Particolarmente significativo è il ricorso al lavoro straordinario, che non viene più utilizzato esclusivamente per fronteggiare esigenze imprevedibili o eccezionali, ma è divenuto innumerosi servizi uno strumento necessario per assicurare l’ordinaria articolazione dei turni. Il personale viene programmato con prestazioni straordinarie già all’interno dell’ordinaria organizzazione del servizio, compresi i servizi a turno e le notti. Quando l’Amministrazione deve programmare preventivamente lavoro straordinario per assicurare l’ordinaria copertura dei servizi, significa che l’eccezione è stata trasformata in regola e che il sistema organizzativo non risulta più adeguato alle risorse effettivamente disponibili. Anche Sanremo registra eventi critici e aggressioni, che si inseriscono in un quadro nel quale il personale è già sottoposto a turnazioni particolarmente gravose.

LA SPEZIA: SOVRAFFOLLAMENTO E CARENZA DI ORGANICO 

La Casa Circondariale della Spezia ospita circa 226 detenuti a fronte di 152posti regolamentari, con un indice di affollamento prossimo al 149%. Sul versante del personale risultano circa 127 appartenenti alla Polizia Penitenziaria rispetto ai 146 previsti, con una carenza di 19 unità, pari a circa il 13% dell’organico. Una popolazione detenuta superiore di quasi il 50% rispetto alla capienza regolamentare viene quindi gestita con un organico significativamente inferiore alla dotazione prevista. La sproporzione si riflette inevitabilmente sulla copertura dei servizi, sulla turnazione, sul ricorso allo straordinario, sulla possibilità di garantire regolarmente ferie e riposi e sulla capacità di fronteggiare gli eventi critici.

IMPERIA: UN PICCOLO ISTITUTO CON GRANDI DIFFICOLTÀ 

La Casa Circondariale di Imperia ospita circa 72 detenuti a fronte di 53 posti regolamentari, con un sovraffollamento superiore al 35%. Parallelamente risultano circa 56 appartenenti alla Polizia Penitenziaria rispetto ai 65previsti, con una carenza di 9 unità, pari a circa il 14% della dotazione prevista. In un istituto di dimensioni contenute, una carenza numericamente inferiore rispetto ai grandi penitenziari produce conseguenze proporzionalmente altrettanto pesanti. Nei turni serali e notturni, quando la presenza del personale si riduce ulteriormente, anche un singolo evento critico può determinare la necessità di distogliere operatori dagli altri posti di servizio, riducendo sensibilmente i margini di sicurezza dell’intera struttura. Anche Imperia ha registrato aggressioni ed eventi critici, che hanno ulteriormente evidenziatola difficoltà di garantire contemporaneamente la sicurezza dell’istituto, la gestionedellapopolazione detenuta e la tutela degli operatori con un organico già insufficiente.

CHIAVARI: LE RIDOTTE DIMENSIONI NON RIDUCONO LE CRITICITÀ 

La Casa di Reclusione di Chiavari, pur rappresentando la realtà numericamente piùcontenutadel sistema regionale, registra anch’essa una popolazione detenuta superiore allapropriacapienza regolamentare, con circa 60 detenuti a fronte di 52 posti. In un piccolo istituto anche l’assenza di poche unità di personale puòincidereimmediatamente sulla composizione dei turni, sulla copertura dei posti di servizioesullapossibilità di garantire ferie, riposi e assenze legittimamente spettanti.

LA LIGURIA NON PRESENTA PIÙ SINGOLE CRITICITÀ: È L’INTERO SISTEMA REGIONALEADESSERE IN SOFFERENZA 

Considerati nel loro insieme, i dati descrivono una situazione inequivocabile. Marassi conta quasi 700 detenuti ed è il secondo grande istituto del distretto dopoTorino; Pontedecimo presenta un sovraffollamento prossimo al 167%; Sanremo opera conunagravecarenza di personale e con un ricorso allo straordinario ormai strutturale; La Speziaospitacirca 226 detenuti in 152 posti e registra 19 unità di Polizia Penitenziaria in menorispettoalladotazione prevista; Imperia gestisce circa 72 detenuti in 53 posti con 56 poliziotti rispettoai 65 previsti; Chiavari opera anch’essa oltre la propria capienza regolamentare. Non siamo di fronte alla sommatoria di sei problematiche autonome. Siamo di fronte alla sofferenza strutturale dell’intero sistema penitenziario ligure.

IL SACRIFICIO DEL PERSONALE NON PUÒ DIVENTARE UN MODELLO ORGANIZZATIVO

Il dato comune che emerge dall’intero distretto è ormai evidente: le insufficienzestrutturali continuano ad essere compensate attraverso la disponibilità e il sacrificio del personale. Turni particolarmente gravosi, ricorso sistematico al lavoro straordinario, accorpamenti dei posti di servizio, difficoltà nella fruizione dei riposi e delle ferie e crescente esposizioneagli eventi critici rappresentano manifestazioni differenti del medesimo problema. Questa è gestione permanente dell’emergenza, non programmazione. Il personale di Polizia Penitenziaria ha dimostrato e continua quotidianamente adimostrareprofessionalità, equilibrio e straordinario senso del dovere, ma tali qualità non possonoessereutilizzate come una risorsa inesauribile attraverso la quale compensare indefinitamenteleinsufficienze organizzative. Esiste un limite oltre il quale il sacrificio professionale si traduce in stanchezza, demotivazione, perdita di serenità lavorativa e progressivo venir meno del morale del personale. È precisamente questo limite che, in troppe realtà del distretto, è stato ormai raggiunto

RELAZIONI SINDACALI, CLIMA ORGANIZZATIVO E UTILIZZO DELLA DISCIPLINA

A rendere ancora più grave il quadro complessivo è il progressivo deterioramentodellerelazioni sindacali e, più in generale, del clima organizzativo all’interno del distretto. Le Organizzazioni Sindacali hanno reiteratamente rappresentato problematiche riguardanti gli organici, la sicurezza, l’organizzazione del lavoro e le condizioni operative degli istituti. In troppe circostanze, tuttavia, alle segnalazioni non sono seguite risposte tempestive, concrete e risolutive, mentre il confronto ha progressivamente perso quellafunzionepreventiva e partecipativa che dovrebbe caratterizzare un corretto sistema di relazioni sindacali. A ciò si aggiunge un fenomeno che desta fortissima preoccupazione e che lescriventi ritengono non possa essere ulteriormente sottaciuto: il crescente ricorso allostrumentodisciplinare nei confronti del personale. Nel corso dell’ultimo periodo si è registrato nell’intero distretto un aumento vertiginosodei procedimenti disciplinari, con una diffusione che interessa realtà profondamente diversetraloro, da Sanremo sino ad Aosta, e che, per dimensioni e frequenza, non trovaprecedenti comparabili nella memoria recente del distretto. Le scriventi Organizzazioni Sindacali rilevano con crescente preoccupazione il rischiocheladisciplina, da strumento diretto a garantire il corretto adempimento dei doveri d’ufficio, vengaprogressivamente trasformata in strumento ordinario di governo e controllo del personale. La disciplina non può trasformarsi in una sorta di clava nei confronti degli operatori, népuòdiventare il mezzo attraverso il quale governare criticità organizzative, tensioni interneoproblematiche che dovrebbero trovare soluzione attraverso una corretta gestionedel personale, il dialogo, il confronto e l’esercizio equilibrato delle prerogative dirigenziali. Il potere disciplinare deve essere esercitato con rigore, ma anche nel rispetto dei principi di proporzionalità, ragionevolezza, imparzialità e delle garanzie previste dall’ordinamento, senzamai assumere un’impropria funzione di pressione sul personale. Ancora più grave sarebbe se, come parrebbe emergere da segnalazioni provenienti dadiverserealtà dell’intero distretto, i sistemi di videosorveglianza installati per finalità di sicurezzavenissero utilizzati anche quale strumento di controllo del personale e successivamenteimpiegati per l’attivazione o il sostegno di procedimenti disciplinari. Una simile eventualità, ove confermata, richiederebbe un immediato e approfonditoaccertamento da parte dei competenti uffici dipartimentali circa le finalità, le modalità, i presupposti e i limiti dell’utilizzo delle immagini, nonché circa il rispetto dellanormativaapplicabile e delle garanzie poste a tutela del personale. I sistemi di videosorveglianza presenti negli istituti penitenziari rispondono primariamenteaimprescindibili esigenze di sicurezza, tutela delle persone e controllo degli ambienti. Il loroeventuale utilizzo sistematico quale strumento di controllo dell’attività lavorativa e di ricercadi condotte disciplinarmente rilevanti rischierebbe di alterarne profondamente la funzioneedi determinare un clima di costante sorveglianza incompatibile con quella serenità operativachedovrebbe caratterizzare l’esercizio di funzioni già estremamente delicate e rischiose. Le scriventi ritengono pertanto necessario che il Dipartimento verifichi espressamenteanchetale profilo, accertando se e in quali istituti del distretto le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza siano state utilizzate ai fini disciplinari, con quali modalità, sullabasedi quali presupposti e nel rispetto di quali procedure e garanzie. La questione assume un rilievo ancora maggiore se inserita nel quadro complessivosopradescritto. Un personale già gravato da carenze di organico, sovraffollamento, turni straordinari, aggressioni ed eventi critici non può trovarsi, contemporaneamente, nella condizionedi percepire la disciplina come una minaccia costante e gli stessi strumenti predisposti perlasicurezza come potenziali mezzi di controllo nei propri confronti. La crescita dei procedimenti disciplinari, unitamente alle segnalazioni concernenti l’utilizzodei sistemi di videosorveglianza, rischia di determinare conseguenze profondamentenegativesulla serenità del servizio, sulla motivazione professionale, sulla fiducia nellacatenagerarchica e sulla coesione interna del Corpo. Quando il personale che dovrebbe sentirsi tutelato dall’Amministrazione finisce per percepirsi costantemente controllato, esposto e sanzionabile, il problema non è più soltantodisciplinare: diventa un problema di clima organizzativo e di governo del personale.

UNA VALUTAZIONE DI SFIDUCIA MATURATA NEL TEMPO 

Alla luce del quadro complessivamente rappresentato, le scriventi Organizzazioni Sindacali ritengono ormai inevitabile esprimere formalmente la propria sfiducia nei confronti dell’attualegestione del Provveditorato Regionale. Non si tratta di una posizione determinata da un singolo episodio né di una contestazionerivolta alla persona del titolare dell’incarico. Si tratta della conclusione alla quale le rappresentanze del personale sono unitariamentepervenute dopo avere constatato il permanere e, in diversi casi, l’aggravarsi di problematichereiteratamente rappresentate nel tempo. Ad avviso delle scriventi, l’attuale gestione non ha dimostrato una capacità di intervento, coordinamento e programmazione proporzionata alla gravità e alla complessità dellecriticitàpresenti nel distretto. Quando gli istituti continuano a funzionare grazie allo straordinario e agli accorpamenti, quando gli eventi aggressivi raggiungono livelli allarmanti, quando le nuove assegnazioni nonriescono neppure a compensare il turnover, quando aumenta vertiginosamente il ricorsoalladisciplina e quando il personale manifesta crescente stanchezza, demotivazione eperditadi fiducia, non è più sufficiente amministrare l’esistente. Occorre una discontinuità gestionale e un effettivo cambio di passo.

RICHIESTA FORMALE DI IMMEDIATO AVVICENDAMENTO 

Per tutte le ragioni sopra esposte, le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono formalmenteal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di valutare, con lamassimaurgenza, l’avvicendamento dell’attuale Provveditore Regionale dell’AmministrazionePenitenziaria per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta. La situazione descritta non consente ulteriori rinvii. Occorre una guida del distretto in grado di assicurare un deciso cambio di passoattraversouna più efficace capacità di coordinamento degli istituti, interventi tempestivi sullesituazioni maggiormente critiche, una concreta azione sulle gravissime carenze di organico, unarevisione delle organizzazioni dei servizi laddove non più adeguate alle effettiverisorse disponibili, una maggiore tutela della sicurezza e dell’integrità fisica e morale del personale, unefficace coordinamento con le Direzioni degli istituti, un confronto costanteconleOrganizzazioni Sindacali e il pieno ripristino di corrette, effettive e proficue relazioni sindacali. Torino e Genova Marassi, i due maggiori istituti del distretto, presentanocontemporaneamente condizioni di gravissima sofferenza. A ciò si aggiungono la gravissima carenza di personale ad Aosta, le condizioni di gravesofferenza di Ivrea, Cuneo e Vercelli e la situazione strutturalmente critica dell’interosistemaligure, da Sanremo a La Spezia. Il personale ha già sopportato un sacrificio enorme. Ha garantito i servizi in condizioni difficilissime, ha prestato lavoro oltre l’ordinarioorario, harinunciato troppo spesso alla regolare fruizione di riposi e ferie, ha affrontatoaggressioni, incendi, disordini, tentativi di suicidio e situazioni di concreto pericolo e ha continuatoadassicurare ordine, sicurezza e legalità anche nelle condizioni operative più difficili. Ma non può essere il personale a rappresentare, ancora una volta, la soluzione allecarenzedell’Amministrazione. La risposta deve provenire da chi ha la responsabilità istituzionale di organizzare, programmare, coordinare e governare il sistema. Per tali ragioni, le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono un urgente riscontroformaleallapresente nota, l’immediata attivazione di un confronto diretto con i vertici del Dipartimentoeuna verifica sulle modalità di esercizio dell’azione disciplinare e sull’eventuale utilizzodei sistemi di videosorveglianza ai fini del controllo e della contestazione disciplinare nei confronti del personale nell’intero distretto. In difetto di risposte concrete e di provvedimenti coerenti con la gravità dellasituazionerappresentata, le Organizzazioni Sindacali si riservano di assumere, unitariamente, ogni ulteriore iniziativa sindacale consentita dall’ordinamento, comprese le forme di mobilitazioneeprotesta previste dalla normativa vigente e dalla disciplina applicabile al comparto. Non chiediamo ulteriori rassicurazioni. 

Chiediamo decisioni. Non chiediamo che le criticità vengano semplicemente registrate. 

Chiediamo che vengano affrontate. Non chiediamo al personale ulteriori sacrifici.

Chiediamo che ne siano finalmente tutelate l’incolumità, la dignità professionale, laserenitàlavorativa e il morale. Perché 57 aggressioni a Torino e il relativo sovraffollamento, quasi 700 detenuti a GenovaMarassi, la gravissima carenza di personale ad Aosta, le condizioni operative di Ivrea, CuneoeVercelli, la sofferenza dell’intero sistema penitenziario delle tre Regioni, appena 30nuoveunitàdestinate all’intero distretto che non riescono nemmeno a compensare il turnover, unitamenteall’aumento vertiginoso dei procedimenti disciplinari, delineano un quadro che ha oltrepassatoogni ragionevole soglia di sostenibilità. 

Non è normale. 

Non è sostenibile. 

Non è più accettabile. 

E, soprattutto, non può più essere governato come se lo fosse.

Distinti saluti

SAPPE Santilli - Tristaino, OSAPP Romano, UIL Napoli-Pagani, USPP Giglio