I mesi appena trascorsi verranno ricordati a lungo: per le temperature eccezionali, per gli incendi che hanno devastato vaste zone del Paese e per le conseguenze sui territori. Anche il Biellese e la Valsesia hanno attraversato una stagione difficile, con pesanti ricadute sull’ambiente, sull’agricoltura e sulle comunità.
Con il caldo cresce anche il consumo d’acqua. Aumentano le docce, l’attenzione all’igiene e l’acqua impiegata nel tentativo di salvare orti, giardini e piante durante i lunghi periodi di siccità. Fuori dai centri urbani, però, il problema diventa ancora più grave: coltivazioni e allevamenti sono in sofferenza, gli ecosistemi si indeboliscono e la fauna ne risente, a cominciare dagli insetti impollinatori e dalla moria delle api. Fenomeni diversi, ma legati dall'assenza di un elemento comune.
Il clima cambia e impone nuove scelte
Non occorrono scenari catastrofici per accorgersi del cambiamento. È sufficiente osservare quanto avviene intorno a noi e confrontarlo con ciò che accadeva pochi decenni fa.
Le temperature estreme sono più frequenti, i periodi di siccità più difficili da affrontare e le piogge, quando arrivano, possono concentrarsi in episodi particolarmente intensi. Intanto i ghiacciai continuano a ridursi anche sulle nostre montagne, dal Monte Rosa al Monte Bianco, il fenomeno è evidente.
L’acqua diventa via via una risorsa particolarmente preziosa e alla difficoltà di reperirne oggi, si aggiunge la possibilità di conservarla anche in futuro. Siccità prolungate e precipitazioni violentissime possono interessare gli stessi territori. La pioggia cade spesso in poco tempo e non riusciamo a trattenerne una quantità sufficiente. Quando poi ce ne sarebbe bisogno, le riserve scarseggiano.
Conservare l’acqua quando è disponibile
La gestione dell’acqua deve seguire una logica diversa: raccoglierla nei periodi di abbondanza per utilizzarla quando diventa scarsa. Bisogna imparare a stoccarla prima dell'arrivo di una nuova emergenza.
Tra le possibili soluzioni vi sono gli invasi artificiali, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni. Non necessariamente grandi opere destinate a trasformare radicalmente il territorio, ma strutture progettate con attenzione, inserite nel paesaggio e capaci di raccogliere l’acqua nei momenti di maggiore disponibilità.
La loro funzione principale sarebbe costituire una riserva per i periodi più difficili, innanzitutto a sostegno dell’agricoltura, uno dei settori maggiormente esposti alla siccità. Una maggiore capacità di accumulo potrebbe rendere più sicuri anche gli approvvigionamenti e, attraverso progetti adeguati, contribuire alla produzione di energia e alla gestione delle precipitazioni più intense.
Gli invasi non possono rappresentare l’unica risposta, ma sono tra le infrastrutture da prendere in esame per affrontare i prossimi anni con maggiore preparazione. Un bacino ben progettato, inoltre, non coincide necessariamente con la devastazione del territorio. In alcune realtà gli invasi artificiali sono diventati parte del paesaggio e, nel tempo, hanno creato nuovi ambienti favorevoli alla biodiversità.
La questione delle dighe
Più complessa, e inevitabilmente divisiva, è la questione delle dighe, che non sono semplici laghetti. Una diga richiede valutazioni tecniche, economiche e ambientali approfondite e comporta trasformazioni del territorio che non possono essere ignorate. Proprio per questo non ha senso schierarsi a priori, né a favore né contro.
Se il cambiamento climatico modifica la disponibilità idrica, occorre tornare a discutere anche delle infrastrutture utilizzate per gestirla. Valutare una diga non equivale a deciderne la costruzione. Vuol dire verificare, sulla base dei dati, se possa essere utile in un determinato territorio, quali costi comporti, quali effetti produca e quali alternative siano praticabili.
Il tema va sottratto ai tabù e alle contrapposizioni ideologiche. La scelta richiede pragmatismo.
Non esiste una sola soluzione
Raccogliere e conservare l’acqua, naturalmente, non basta. A questa scelta devono affiancarsi il recupero e il riutilizzo della risorsa, la tutela del territorio, la riduzione delle perdite nelle reti, l’aumento delle aree verdi nei centri urbani, la salvaguardia delle zone umide e una gestione agricola più attenta alla disponibilità idrica.
Sono interventi differenti per costi e tempi di realizzazione, ma ciascuno può contribuire a rendere il territorio meno vulnerabile.
La priorità, al momento, è trattenere l'acqua quando è disponibile. Per troppo tempo l’abbiamo considerata una risorsa quasi inesauribile. Bastava aprire un rubinetto per averla e la sua disponibilità sembrava scontata. Oggi non possiamo più permetterci questo atteggiamento.
Nei prossimi anni non dovremo adoperarci per cercare altra acqua, ma evitare di perdere quella che già abbiamo, quella che già cade e ora se ne va. Quando torneranno i mesi senza pioggia, la portata dei fiumi diminuirà e i terreni si spaccheranno per la siccità e sarà troppo tardi per domandarsi dove sia finita. Quel giorno dovremo poter contare sulle riserve accumulate.