Biella - 07 agosto 2026, 16:50

“Biellesi per la Palestina Libera”: oggi il presidio a Biella

Una petizione al Governo sulle violenze in Cisgiordania, l'appuntamento è alle 17.00 davanti alla Prefettura. Le richieste del movimento.

“Biellesi per la Palestina Libera”: oggi il presidio a Biella

Un presidio presso la Prefettura di Biella per presentare una petizione sulla situazione in Cisgiordania. L’iniziativa è in programma oggi, venerdì 7 agosto, alle 17 ed è promossa dal collettivo “Biellesi per la Palestina Libera”.

Il documento, datato 3 agosto, è indirizzato alla Prefettura di Biella e al Ministero dell’Interno e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al centro dell’istanza c’è la richiesta di una presa di posizione del Governo italiano per fermare le aggressioni dei coloni israeliani ai danni della popolazione palestinese in Cisgiordania.

Nella petizione il collettivo esprime «profonda e urgente preoccupazione» per quella che definisce una drammatica escalation di violenza, richiamando rapporti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, informazioni diffuse dai media e aggiornamenti provenienti da volontari presenti sul territorio. Gli attivisti denunciano, tra gli altri episodi, distruzioni di infrastrutture e proprietà, confische di terre, furti o uccisioni di bestiame, danneggiamenti alle coltivazioni e aggressioni contro la popolazione civile.

Citati gli ultimi avvenimenti nell’area di Nablus e in alcuni villaggi circostanti, dove si sarebbero moltiplicate incursioni e violenze. La petizione denuncia anche l’espansione degli insediamenti israeliani e il trasferimento forzato delle comunità palestinesi, inserendo questi fatti nel quadro più ampio delle politiche attuate in Cisgiordania.

Le richieste rivolte al Governo italiano riguardano innanzitutto l’attivazione di canali diplomatici per prevenire ulteriori sfollamenti forzati e favorire il ritorno delle persone trasferite. Il collettivo sollecita inoltre l’introduzione di sanzioni mirate nei confronti delle autorità israeliane che, secondo quanto sostenuto nel documento, sarebbero direttamente coinvolte nelle politiche contestate.

Tra le misure indicate figurano il divieto di viaggio e il congelamento dei beni per alcuni esponenti del Governo israeliano espressamente citati nella petizione, il divieto di relazioni commerciali o investimenti collegati all’occupazione israeliana, un embargo totale sulla compravendita di armi e il perseguimento, a livello internazionale, dei crimini di guerra e contro l’umanità.

C.S., G. Ch.