Cesare Beccaria, uno dei padri del moderno diritto penale, soleva dire: “Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso ella sarà tanto più giusta e tanto più utile.”
Spesso, nei nostri tribunali, vengono valutati fatti costituenti reato, commessi a distanza di anni dal giudizio. Per quei fatti, poi, vengono spesso irrogate pene anche "esemplari", ma l'efficacia retributiva e rieducativa rischia di essere vanificata dalla distanza tra la commissione del reato e la sua punizione.
La maggior parte dei fatti costituenti reato incide in maniera devastante e immediata sulla vita della persona offesa, la sconvolge, la trasforma definitivamente. Non così accade per la vita di colui che ha commesso il reato a causa di procedure giudiziarie, spesso lente e farraginose.
L'obiettivo di un sistema penale efficiente dovrebbe, quindi, essere quello di incidere prontamente sulla vita del reo, così come il reato ha sconvolto in maniera repentina la vita della persona offesa.
Ci sono moltissimi reati che potrebbero essere giudicati quasi nell'immediatezza del fatto ma per deficit di sistema vengono portati a giudizio a distanza di anni. Questo genera, nell'immaginario collettivo, un sentimento di impunità generale per tutte quelle condotte, magari non particolarmente gravi, ma assai moleste, che invece dovrebbero essere sanzionate in maniera repentina.
Questo metodo operativo ha un nome ben preciso, che gli addetti ai lavori conoscono bene, si chiama denuncia a piede libero. È una sorta di "valvola di sicurezza" di un sistema ingolfato che rinuncia a punire nell'immediatezza il reo, per rimandare ad un tempo futuro ed incerto, il giudizio e l'eventuale condanna. Con la conseguenza che un gran numero di fatti da reato resteranno impuniti per il sopraggiungere della prescrizione.
Ne consegue che spesso la pena non è né giusta, né utile o addirittura non arriva mai.