ATTUALITÀ - 02 agosto 2026, 06:50

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Gestione ambientale: la matrice Acqua, tra consumo responsabile e scarichi sicuri

Dopo aver analizzato la matrice aria, il nostro percorso alla scoperta del territorio ci porta oggi a parlare dell’acqua. Nel Biellese, l’acqua non è mai stata una semplice risorsa: è l'elemento attorno a cui è nata l'identità stessa delle nostre valli. Fin dal Medioevo, e poi con la prima grande rivoluzione industriale dell'Ottocento, la forza d'urto del Cervo, dell'Elvo, del Sessera e dei loro torrenti ha mosso le ruote dei mulini e i primi telai. Più tardi, la straordinaria purezza e leggerezza di queste acque montane si è rivelata il segreto chimico perfetto per il lavaggio e la tintura delle lane migliori al mondo.

L'acqua è stata letteralmente il motore energetico ed economico del nostro distretto tessile e manifatturiero. Proprio in virtù di questa profonda eredità storica e produttiva, la gestione della matrice idrica all'interno di un'azienda — che si tratti di un grande stabilimento, di un'officina o di una realtà di servizi — richiede oggi un'attenzione e un rigore analitico particolari.

Se l'aria ha il problema della dispersione immediata, l'acqua ha una vulnerabilità diversa, legata alla sua natura chimica di "solvente universale". Grazie alla polarità delle sue molecole, l'acqua possiede una straordinaria capacità di legarsi, sciogliere e trasportare una quantità enorme di sostanze, sia organiche che inorganiche.

È proprio questa sua virtù a renderla delicata: un inquinante immesso nell'acqua non si limita a rimanere "sospeso", ma spesso vi si dissolve completamente o forma emulsioni stabili. Qualsiasi elemento entri in contatto con questa matrice viene così veicolato a valle a grande velocità, trasformando un piccolo errore commesso all'interno del perimetro aziendale in una minaccia idrogeologica ed ecologica che viaggia lungo l'intera asta fluviale. Un singolo litro di olio minerale o di solvente sversato in un pozzetto può formare una pellicola galleggiante in grado di coprire superfici estese, ostacolando lo scambio di ossigeno e compromettendo interi ecosistemi acquatici ben oltre i confini del singolo stabilimento.

L'acqua in ingresso: l'efficienza del consumo

Quando si analizza la matrice idrica all'interno di un'azienda, è del tutto naturale focalizzare inizialmente l'attenzione sul punto più visibile: la fine del "tubo", ovvero lo scarico finale. Tuttavia, l'evoluzione delle tecniche di gestione ambientale ci mostra come una visione davvero integrata debba partire dall'altro capo del processo: l'ingresso della risorsa e il monitoraggio dei consumi.

Guardare all'acqua con un approccio analitico significa tracciare quello che in gergo tecnico viene definito "bilancio idrico". Non si tratta semplicemente di misurare quanta acqua entra dal contatore generale o dal pozzo aziendale, ma di comprenderne il percorso interno: quanta ne viene impiegata nei processi produttivi primari, quanta viene usata per il raffreddamento dei macchinari o per la pulizia degli impianti, e quanta infine evapora o rimane incorporata nel prodotto finito.

Analizzare la portata e le pressioni nei diversi punti della rete consente di individuare opportunità straordinarie: dalla possibilità di installare sistemi di ricircolo a circuito chiuso per le acque di raffreddamento, fino al recupero delle acque meteoriche per usi tecnici e lavaggi. Ridurre i volumi in ingresso non è solo una scelta di tutela ambientale, ma il primo e più efficace strumento per ridurre proporzionalmente i volumi di scarico, ottimizzare la dimensione degli impianti di depurazione e tagliare i costi operativi della struttura.

Sul fronte energetico ed economico, l'acqua non si muove mai da sola. Per portarla in azienda occorre energia elettrica: quella usata dalle pompe di sollevamento e spinta della rete pubblica, o dalle pompe sommerse dei pozzi aziendali per vincere la gravità e pescare a decine di metri di profondità. A questo si aggiunge l'energia necessaria per la potabilizzazione, l'eventuale addolcimento chimico e la pressurizzazione negli impianti interni. Quando usiamo l'acqua, stiamo quindi consumando a tutti gli effetti anche chilowattora.

Sul fronte ambientale, l'impatto riguarda il prelievo diretto da risorse preziose. Estrarre acqua da una falda sotterranea significa sottrarla temporaneamente al suo ciclo naturale di ricarica, alterando i livelli freatici e modificando la pressione dei bacini ipogei. Se il prelievo proviene dall'acquedotto nei periodi di magra, si aumenta la pressione sulla rete idrica civile locale.

Ridurre l'impronta idrica non significa solo tagliare i costi in bolletta, ma limitare lo stress sulle riserve idriche del territorio. Nelle piccole medie imprese o nelle attività artigianali, l'ottimizzazione può passare da gesti concreti: il controllo sistematico delle perdite sulla rete interna, l'installazione di riduttori di flusso o, dove i processi lo consentono, il ricircolo e il riutilizzo delle acque di raffreddamento o di lavaggio.

Gli scarichi: distinguere per non inquinare

Il punto cruciale della gestione rimane, inevitabilmente, l'acqua in uscita. Qui la vera sfida per un'attività produttiva non è solo depurare, ma evitare il più comune degli sprechi operativi: la promiscuità dei flussi.

In campo ambientale vale un principio fisico elementare ma determinante: mescolare flussi diversi significa trasformare istantaneamente un volume ridotto di acqua contaminata in una grande massa di rifiuto da trattare. Un'efficace gestione alla fonte si basa per questo sulla netta separazione delle tre principali tipologie di acque reflue generate in azienda, ciascuna caratterizzata da dinamiche, limiti normativi e costi di smaltimento completamente differenti:

- Acque reflue civili e assimilate: Si tratta delle acque generate dal metabolismo umano e dalle attività domestiche, come quelle provenienti dai servizi igienici, dai lavandini o dalle mense aziendali. In questa categoria rientrano anche le acque cosiddette "assimilate alle civili" (disciplinate dal D.Lgs. 152/2006), prodotte da alcune attività commerciali, artigianali o agricole la cui qualità è paragonabile, per composizione chimica, a quella domestica. Caratterizzate prevalentemente da un carico organico e da una biodegradabilità elevata, queste acque rispettano precisi limiti di legge e vengono di norma recapitate nella pubblica fognatura per essere trattate dagli impianti di depurazione centralizzati del territorio.

- Acque reflue industriali: Sono i reflui generati direttamente dai cicli produttivi (come le acque di lavaggio degli impianti, i bagni di lavorazione o i purghi dei circuiti di processo). A differenza delle acque civili, queste non possono mai essere immesse in rete o in ambiente senza un controllo rigoroso: la loro gestione è disciplinata dai parametri del D.Lgs. 152/2006 e deve essere espressamente autorizzata all'interno dell'AUA (Autorizzazione Unica Ambientale). A seconda della loro carica inquinante, queste acque necessitano di impianti di pretrattamento interni (chimico-fisici o biologici) per rientrare nei limiti fissati dall'autorizzazione prima del recapito in fognatura o in corpo idrico superficiale. In alternativa, qualora non sia possibile o conveniente depurarle in sito, devono essere stoccate e avviate allo smaltimento come rifiuti liquidi speciali.

- Acque meteoriche di dilavamento (prime e seconde piogge): Si tratta delle acque piovane che cadono sulle superfici scoperte dell'azienda, come piazzali, aree di stoccaggio o zone di movimentazione merci. Quando la pioggia lava piazzali in cui sono presenti depositi di rottami, fusti o transito di mezzi pesanti, trascina inevitabilmente con sé idrocarburi, oli minerali e polveri metalliche. Per evitare che un temporale si trasformi in un grave evento di inquinamento per i fossi o i terreni circostanti, la legge prevede una gestione specifica di questi flussi:

- Le acque di prima pioggia: Corrispondono ai primi millimetri di precipitazione (generalmente i primi 5 mm caduti in 15 minuti, valore parametrato secondo le normative statali e le specifiche delibere e leggi regionali). Sono le più cariche di inquinanti e devono essere separate e convogliate in vasche di accumulo e impianti di disoleazione o sedimentazione prima di essere scaricate.

- Le acque di seconda pioggia: Sono le acque che cadono successivamente, quando la superficie è già stata dilavata. Risultando nettamente più pulite, possono di norma essere avviate direttamente al recapito finale (salvo prescrizioni specifiche del titolo autorizzativo AUA o Autorizzazione Unica Ambientale).

Dotarsi di vasche di prima pioggia e disoleatori correttamente dimensionati non è dunque solo una risposta agli obblighi normativi regionali e nazionali, ma il presidio fondamentale per proteggere il territorio circostante dalle contaminazioni accidentali.

La prevenzione sul campo

Per tirare le somme, chi gestisce un’attività sul nostro territorio, l'analisi oggettiva della matrice acqua si traduce in poche ma essenziali buone pratiche basate sul rigore: tenere puliti i disoleatori dei piazzali, verificare periodicamente l'efficienza dei pozzetti di ispezione e accertarsi che nessun prodotto chimico o olio esausto venga mai stoccato vicino a un tombino senza le adeguate vasche di contenimento. Anzi, di fronte a dubbi tecnici sulla natura dei propri scarichi o sulla gestione degli impianti, è sempre fondamentale consultare i professionisti del settore.

L'acqua che scorre nei nostri fiumi e nelle nostre reti è un bene comune. Proteggerla significa garantire il futuro del tessuto produttivo e la salute del Biellese.

Nel prossimo articolo completeremo la nostra analisi delle matrici ambientali focalizzandoci sul suolo, l'elemento che conserva più di ogni altro la memoria delle nostre attività. Subito dopo faremo un passo fondamentale in avanti: uniremo tutti i tasselli per scoprire come una gestione ambientale consapevole possa trasformarsi da semplice adempimento burocratico a reale vantaggio competitivo per le nostre imprese.

 Alessandro Argentero - Ex Responsabile Gestione Ambientale e divulgatore

Alessandro Argentero - Perito Industriale abilitato, Auditor ISO 14001