Prima ancora della scrittura, prima delle città e delle grandi civiltà, fu il respiro. Un soffio trasformato in segnale, in richiamo, in musica. Da allora il fischietto accompagna il cammino dell'uomo senza mai interrompere la propria voce. Attraversa le epoche mutando materiali, forme e funzioni, ma conservando intatta la sua essenza: comunicare. È probabilmente l'oggetto sonoro più semplice e insieme più universale mai creato, capace di parlare a tutti, oltre le lingue, i confini e le culture.
A questo straordinario patrimonio di storia, ingegno e memoria è dedicata la mostra "Il fischietto nel mondo, dalle Alpi biellesi alla Sardegna", curata da Guido Antoniotti, che sarà inaugurata domenica 2 agosto, alle ore 16, nelle sale del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo.
L'esposizione sarà visitabile tutte le domeniche, dalle 15 alle 19, fino al 17 ottobre 2026, concludendo il “Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, con il patrocinio del Comune di Pettinengo, della Regione Autonoma della Sardegna e di S.E.U. – Sardi Emigrati Uniti, in partenariato con "Voci di Donna" e "Pacefuturo" di Pettinengo.
L'esposizione rappresenta l'approdo naturale di un percorso culturale che invita ancora una volta a osservare il mondo dalla duplice prospettiva della Sardegna e del Piemonte: terre geograficamente distanti, ma sorprendentemente vicine nella capacità di custodire tradizioni, trasformarle in cultura condivisa e farne occasione d'incontro. Qui il viaggio non riguarda soltanto le persone. Viaggiano con loro gli oggetti, i saperi, i gesti, le melodie, le parole e persino i suoni, che attraversano le generazioni portando con sé frammenti di identità.
È questa la missione del Museo delle Migrazioni, che insieme al Museo della Sacralità dell'Acqua rende Pettinengo un luogo dove il patrimonio materiale dialoga con quello immateriale, contribuendo allo sviluppo del turismo culturale di prossimità e del Turismo delle Radici, in un ponte ideale tra il Biellese e la Sardegna, due terre che continuano a riconoscersi nella memoria condivisa.
Il percorso espositivo conduce il visitatore lungo una sorprendente geografia del fischietto. Nelle bacheche convivono richiami che imitano il verso del colombaccio, del cuculo, della pavoncella, del merlo, del tordo, della folaga, della pispola, della cinciallegra, dell'allodola, del gallo forcello e del fischione; accanto trovano posto fischietti da samba, quello di un bollitore, esemplari ricavati da cavatappi, coltelli, matite, semplici cannucce di plastica e perfino una curiosa bacchetta magica-fischietto. Oggetti diversi, accomunati dalla stessa intuizione: trasformare il respiro in linguaggio.
Il viaggio attraversa anche la materia. Nei secoli il fischietto è stato modellato nell'osso, nel corno, nel legno, nella canna, nell'argilla, nella pietra ollare, fuso nell'argento, nell'ottone e nel ferro. Tra i pezzi più significativi figurano un fischietto proveniente dall'Amazzonia in uso presso il popolo Yanomami, il "kasengosengo" dell'etnia Tshokwe dell'Angola, quello in pietra ollare proveniente da Alagna, opera di Felice Ramella, e quello realizzato a Sordevolo dallo stesso Guido Antoniotti, raffinata espressione di una tradizione artigianale che continua a rinnovarsi.
Anche la Sardegna offre una preziosa testimonianza di questa antichissima cultura del suono con sa bena, il tradizionale fischietto ricavato dall'avena selvatica (Avena fatua). Costruito direttamente nei campi con pochi gesti sapienti, conserva il ricordo di un mondo contadino in cui il suono si intrecciava ai cicli della natura e ai riti della fertilità, trasformando una fragile canna in uno strumento di gioco, di festa e di antica simbologia.
La mostra racconta anche l'attualità di questo piccolo oggetto, che continua a essere protagonista della vita quotidiana. È il segnale degli agenti di polizia locale che regolano il traffico, degli arbitri sui campi di gara, dei bagnini lungo le spiagge, degli istruttori sportivi, delle guide alpine e degli operatori della protezione civile. In mare diventa parte del linguaggio internazionale della navigazione, consentendo alle imbarcazioni di comunicare le proprie manovre attraverso sequenze codificate di suoni, soprattutto quando la nebbia limita la visibilità. Persino sott'acqua il principio rimane immutato: speciali dispositivi alimentati dall'aria compressa permettono ai subacquei di richiamare l'attenzione dei compagni durante le immersioni.
Antico quanto il rapporto tra uomo e natura è anche il dialogo con gli animali. Pastori, allevatori, addestratori di cani e falconieri utilizzano ancora oggi differenti modulazioni del fischio per impartire ordini a distanza; nei delfinari accompagna il rinforzo positivo, mentre i richiami per anatidi perpetuano una tradizione secolare di imitazione del canto degli uccelli, oggi celebrata anche in competizioni dedicate ai migliori imitatori.
Quella di Pettinengo non è soltanto una raccolta di oggetti curiosi. È il racconto di un'umanità che, cambiando strumenti e civiltà, non ha mai smesso di affidare a un semplice soffio il compito di farsi ascoltare. Dalle montagne alpine alle pianure, dalle coste della Sardegna ai mari del mondo, dai pascoli ai campi sportivi, il fischietto continua a custodire il linguaggio più antico dell'uomo: quello che nasce dal respiro e diventa incontro, memoria e vita.