La tecnica strumentale, spinta ai suoi limiti, può trasformarsi in pensiero puro, in emozione assoluta, in una forma di conoscenza che nessuna parola saprebbe tradurre con altrettanta precisione. Un arco che abbraccia quasi un secolo di scrittura musicale europea, dai severi contrappunti del Romanticismo tedesco alle fragranze impressioniste francesi, dalle audacie tecniche del virtuosismo ottocentesco fino alle voci più appartate e preziose della letteratura tardoromantica: è questo il programma che andrà in scena al Chiostro di San Sebastiano nell'ambito della rassegna Sogno di una notte al Chiostro, dove l'architettura silenziosa del luogo diventerà essa stessa parte della musica, risonanza e cornice insieme.
La serata si articola in tre parti distinte, ciascuna affidata a una diversa formazione strumentale, ciascuna costruita attorno a un diverso equilibrio di voci e di colori.
La prima parte appartiene interamente al pianoforte solo e alla sua interprete, Beatrice Distefano. Il pianoforte apre la serata con le Variations sérieuses op. 54 di Felix Bartholdy Mendelssohn: sedici variazioni che si dispiegano come un affresco architettonico, dove ogni pannello risponde al precedente con logica inflessibile. Il tema iniziale, tetro e solenne, si trasforma progressivamente, si frammenta, si accelera, si illumina e si spegne, sino all'incalzante coda finale. È musica che richiede dall'esecutore una mente analitica quanto una sensibilità di rara profondità, capace di tenere insieme rigore costruttivo e abbandono espressivo senza che l'uno cancelli l'altro.
Segue la Ballata op. 52 n. 4 di Frédéric Chopin, l'ultima delle quattro: forse la più oscura, la più irregolare, la più imprevedibile. Come un racconto che muta registro ad ogni pagina, essa conduce l'ascoltatore attraverso distese liriche di inattesa quiete, per poi precipitare in cataclismi sonori di bruciante intensità. Le dita sembrano narrare ciò che le parole non potrebbero mai dire.
La seconda parte introduce il dialogo tra due strumenti: Marco Osbat al violoncello e Lucija Majstorovic al pianoforte. Con la Sonata op. 8 di Zoltán Kodály — il solo terzo movimento — la scrittura si fa aspra, tellurica, quasi percussiva. Violoncello e pianoforte dialogano in un linguaggio che sente il peso della tradizione magiara e al contempo guarda verso orizzonti armonici inediti, dove la difficoltà tecnica non è mai fine a se stessa ma diventa strumento di un discorso più grande.
La Ballade op. 3 di Josef Suk introduce una voce meno frequentata ma non meno eloquente: malinconica, dai contorni sfumati come nebbia mattutina, essa rivela la sensibilità di un compositore troppo spesso lasciato ai margini del repertorio concertistico. Il primo movimento della Sonata n. 2 di Johannes Brahms chiude questa sezione con quella consueta energia compatta, densa come granito, dove ogni accordo porta il peso di un pensiero compiuto.
La terza parte accende la serata con il violino di Brando Maria Medici, ancora con Lucija Majstorovic al pianoforte. I Palpiti di Niccolò Paganini rimettono in scena il demonio della tecnica violinistica: armonici cristallini, agilità che sembra negare le leggi della fisica, un fuoco che brucia le corde e illumina il cortile del chiostro. La Romance di Amy Beach contrappone a tutto ciò una voce inaspettatamente intima e tenera, degna di ben maggiore attenzione storiografica.
Il Liebesleid e lo Schön Rosmarin di Fritz Kreisler profumano di Vienna, di valzer appena accennati, di quella grazia irripetibile che sa essere insieme popolare e sofisticata. Lo Zapateado di Pablo de Sarasate chiude il cerchio con fuoco iberico, con ritmi che si fanno quasi visivi, quasi corporei: il tacco sul palcoscenico, il polso veloce come un battito d'ali.
Il programma costruito per questa occasione si configura come un'antologia del virtuosismo romantico e tardoromantico, dove ogni brano interroga l'esecutore con esigenze di rara complessità. Tre formazioni, tre voci, un'unica, inesauribile ricerca della perfezione.
Evento realizzato in collaborazione con il Comune di Biella - Assessorato alla cultura.