Lo scorso 10 febbraio il TAR Piemonte aveva rigettato il Ricorso promosso dal Comune di Muzzano che si opponeva all'apertura di un Centro di accoglienza speciale da 50 posti presso gli ex Salesiani. L'amministrazione Favario però non si era arresa, e attraverso una delibera di giunta aveva votato per costituirsi e resistere in giudizio innanzi al Consiglio di Stato con l'obiettivo di “Tutelare e salvaguardare gli interessi, i diritti e le prerogative tutte di legge di questo Ente”, come si legge nel documento. Il percorso giudiziario ha però registrato in questi giorni la definitiva bocciatura del ricorso da parte del Consiglio di Stato, che ha confermato la decisione del TAR Piemonte nonostante anche l'Unione Montana Valle Elvo in rappresentanza degli altri 13 comuni della Valle fosse scesa attivamente in campo, formalizzando un intervento ad adiuvandum dinanzi al TAR.
"Prendiamo atto con molta amarezza della sentenza, che di fatto convalida un sistema in cui i territori non hanno voce in capitolo," commenta il Sindaco Roberto Favario. "Obbediamo nel rispetto della Repubblica che rappresentiamo, ma non sono poche le sgrammaticature istituzionali, come quella che ignora le peculiarità di un piccolo paese di 550 abitanti, o quella che calpesta dieci anni di gestione virtuosa e concordata dei flussi migratori attraverso i progetti SPRAR (ora SAI)”.
“La nostra ferma opposizione – conclude il sindaco - non è una bandiera ideologica, ma una scelta di responsabilità amministrativa che unisce l'intera Valle Elvo e sfida i consueti schemi partitici che non perdono mai l'opportunismo di cavalcare i problemi delle amministrazioni che cercano di risolverli. Noi contrapponiamo il modello "Valle Elvo" contro quello del business dell'emergenza. Non è una battaglia contro le persone, ma contro un metodo. Diciamo “Sì” all'accoglienza diffusa, un sistema che funziona, che integra e che non crea allarme sociale, basato su piccoli numeri in appartamenti, ma “No” ai centri di massa, a strutture calate dall'alto che spesso rispondono a logiche di profitto piuttosto che ai bisogni dei migranti e dei residenti”.