COSTUME E SOCIETÀ - 11 luglio 2026, 07:10

Luglio 2026, una parola sarda al mese: “S” come “SANTU DOXI”

Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

Luglio 2026, una parola sarda al mese: “S” come “SANTU DOXI”. Nell’immagine: l’incipit, “S”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII)

SANTU DOXI. Gigi Sanna, uno scrittore oristanese, ricorda che questo termine campidanese, unico al mondo, nomina espressamente Dio. Pertanto in campidanese Dio, oltreché con l’epiteto sardo Déu, vien chiamato Santu Doxi interpretato come ‘Santo Dodici’ (la -x- campidanese è da leggere come fr. -j-, e deriva da antico -k-).

   L’epiteto è presentato subliminalmente dal Sanna come di origine nuragica, comunque preromana. Insomma, nell’interpretare la formula Santu Doxi egli lascia intendere che questa catena fonematica sia immobile, arcaica non solo nella voce s-a-n-t-u ma anche nella voce d-o-x-i, e in tali voci non subodora alcuna paronomasia, ossia non si rende conto che di queste due parole è obbligato a rendere ragione, in quanto sarebbe peregrino che le due voci conservino l’identico significato odierno (Santu Doxi = “santo dòdici”), dopo ventimila o quarantamila anni.

   Senza alcuna vena contestativa ma con serena meditazione sembra di vedere nella questione una sorta di boutade, magari involontaria. Probabilmente nessuno ha mai chiesto al Sanna quale fosse nell’antichità il nome della formula aritmetica “dodici”, e come fosse espresso a sua volta l’aggettivo santu, prima che i Sardi nominassero ambo i concetti con fonetica e semantica latina.

   Unico fatto certo è che il Sanna interpreta quel Dòxi (“Dodici”) come simbolo santificato del nome di Dio, il quale – secondo lui – nell’alta antichità veniva cripticamente evocato proprio col numero Dodici, che in campidanese fa Doxi.

   Sanna, nell’agire in tal modo, aderisce a una procedura a tutti nota, la quale fa riconoscere la numerazione nuragica come sessagesimale, per cui la base era proprio 12. Tuttavia egli vi ha aggiunto un aspetto noto soltanto a se stesso, ossia che il Dodici (pronunciato Doxi) nell’Età della Pietra antica era certamente sacro. Talmente sacro che i simboli del “Dodici” – stando alle sue certezze – non erano soltanto uno ma erano numerosi (!!), e venivano espressi estemporaneamente – osservate! – nelle forme più varie, più allusive, le più originali, le più criptiche, e in quanto criptiche dovevano interpretarsi (estrapolarsi) volta per volta.

   A quanto pare, i Sardi di un tempo erano tutti interpreti, esperti di divinazione. Lo stesso Sanna ha, evidentemente, il dono della divinazione, perché sa interpretare l’argomento con disinvolta acutezza, tanto che nel suo libro (“La Stele di Nora”) trova il numero Dodici persino sull’albero dei fichi, come dire dappertutto; ed affinché il lettore capisca che non sto esagerando, è pregato di leggere per intero il libro del Sanna.

   Al Sanna concedo l’invidiabile dono della divinazione. Ma non posso riconoscergli il dono di applicarsi alle questioni etimologiche; anzi dalle tante letture da me fatte sui libri del Sanna ho accertato che il Sanna sfugge ai rigori della tecnica etimologica con lo stesso istinto con cui la gente tentava di scampare alla “Peste del Manzoni”. Il lettore perdoni il mio linguaggio, che nella veste di glottologo sto misurando con l’accuratezza e la pignoleria del metrologo.

   Questa perenne ed ostentata fuga dalle etimologie divide lui da me, anzi divide il Sanna dal resto del mondo, talché la questione di Santu Doxi ora si presenta come una voragine. Tanto per cominciare, il Sanna non avverte affatto il problema delle paronomasie, che nel dizionario del sardo odierno occhieggiano qua e là come miriadi di rane nello stagno. Vedere lo stagno ma non percepire la presenza delle rane, significa avere della lingua sarda una visione del tutto angelica.

   Divisi come siamo dalle due pareti dell’abisso, nessuno è in grado di lanciare la voce al Sanna per dirgli che Santu Dòxi ha già una sua etimologia. Forse non è un caso che tale espressione si riferisca proprio a Dio (e ciò non fa meraviglia, perché molti Santi attuali, specialmente in Sardegna, sono antichi déi “degradati” a Santi, lo sappiamo). Tuttavia Dòxi ha la base etimologica nel sumerico du ‘costruire, erigere’ + ki ‘la Terra’ e per estensione il ‘Creato’. Quindi duki (oggi letto dòxi) anticamente indico ‘Colui che costruì l’Universo, la Terra’.

   Quanto a Santu, il termine attuale sembra avere la base nel sumero sa ‘intelligenza’ + tu ‘leader, signore’, col significato di ‘signore dell’intelligenza’.

   Va da sé che il sintagma da noi inteso come Santu Dòxi un tempo era pronunciato come Satu Duki e significava ‘Signore dell’Intelligenza costruttrice dell’Universo’. Non ci fu alcun epiteto più grande di questo nella cultura shardana.

   Il lettore poco accorto forse immagina che io, concludendo in questo modo, abbia accertato lo stesso enunciato del Sanna, magari scrutandolo da altra prospettiva, e che voglia malignamente render vane le fatiche del Sanna, sostituendole con i miei risultati. Invece no. La mia procedura è prettamente scientifica. Essa prende atto del fenomeno attualmente vigente nell’Oristanese (Santu Doxi), lo interpreta giustamente come epiteto di Dio e va a ricercarne le radici etimologiche nella lingua più antica. Tale operazione è semplice e rigorosamente scientifica, perché si basa sulle grammatiche e sui dizionari esistenti, disponibili a chiunque.

   Al contrario, la procedura del Sanna esclude ogni e qualsiasi dizionario e si basa unicamente sulla Cabala e pertanto sulla Numerologia, l’una e l’altra facenti capo a una corrente di pensiero che ha superato due millenni e che si basa esclusivamente sulla pura fantasia, ancorandosi agli antipodi del pensiero scientifico.

   Per la Cabala e la Numerologia, così come per il Dizionario da me citato, il lettore più serio, colui che non aderisce ciecamente ai giochetti e alle trappole gnoseologiche, è invitato a farne lettura diretta e accurata per meglio capire le mie posizioni e quelle di Gigi Sanna.

Salvatore Dedola, glottologo-semitista