In un mondo in cui tutto corre veloce, le informazioni, le relazioni, le emozioni e si vive con il telefono in mano, Enrico Brignano torna sul palco con "Bello di mamma", quella mamma che per l'attore e showman Brignano in questo spettacolo gli permette un attimo di fermarsi e di riflettere sulla vita, e anche dei suoi 43 anni di di carriera con ironia e con affetto, attraverso ricordi e parole forse mai dette. Il tour è partito il 25 giugno e giovedì 2 luglio l'appuntamento è a Sordevolo al Connessione Festival alle 21.30 all'anfiteatro Giovanni Paolo II.
Brignano racconta di aver scelto quel titolo perché rappresenta non solo una pagina della sua vita, ma anche un sentimento condiviso da molti. Attraverso la figura della madre porta infatti sul palco il ritratto di una generazione, con i suoi modi di vivere, di educare e di affrontare la quotidianità, in un'epoca che, osserva, sta cambiando molto rapidamente.
Da dove nasce il titolo "Bello di Mamma!"?
"Nasce da una frase che mia madre mi disse una sola volta. Ero stato sei mesi in America e lei temeva che non tornassi più. Quando rientrai le feci una sorpresa e mi accolse con un "Alla fine sei tornato, bello di mamma". Oggi che non c'è più, quelle parole hanno un valore ancora più forte. Ho voluto che diventassero il titolo dello spettacolo perché raccontano una parte importante della mia vita, ma credo parlino anche a tante altre persone".
Che cosa troverà il pubblico in questo nuovo spettacolo?
"È un lavoro che parte dai miei ricordi, ma guarda molto anche al presente. Dopo aver dedicato uno spettacolo a mio padre, ho sentito il bisogno di raccontare anche mia madre. Attraverso la sua figura parlo di una generazione e di un modo di vivere che oggi sta cambiando rapidamente".
Che ritratto della mamma porta in scena?
"Racconto mia madre, ma anche tutte quelle mamme nelle quali il pubblico potrà riconoscersi. La prendo affettuosamente in giro per quei comportamenti tipici che hanno soprattutto con i figli maschi. C'è tanta tenerezza, ma anche ironia, perché credo che si possa parlare delle cose più profonde senza rinunciare al sorriso".
È anche uno spettacolo dedicato alla perdita?
"Non direi. Più che parlare dell'assenza, mi interessa raccontare ciò che le persone che abbiamo amato continuano a lasciarci. Restano le loro parole, i consigli, le abitudini che finiscono per diventare anche le nostre. È uno spettacolo emozionante, ma con tanta ironia".
C'è spazio anche per un bilancio della sua lunga carriera?
"Sì. Sul palco ci sono dei bauli che rappresentano i miei 43 anni di teatro. Ognuno custodisce uno spettacolo, una stagione della mia vita, un ricordo. È un modo per guardare al passato senza nostalgia, ma con gratitudine per il percorso fatto".
Nel suo spettacolo c'è anche uno sguardo sul mondo di oggi. Che cosa la colpisce di più?
"La velocità con cui viviamo. Oggi tutto corre: le informazioni, i rapporti, perfino le emozioni. Siamo continuamente accompagnati dalla tecnologia e dagli algoritmi, che spesso sembrano conoscere i nostri desideri prima ancora di noi. È una realtà che mi piace osservare e raccontare con ironia, perché dietro ogni cambiamento restano sempre le stesse debolezze umane".
Che pubblico immagina davanti a "Bello di Mamma!"?
"Spero che ognuno possa ritrovare qualcosa di sé. Una frase della propria madre, un rimprovero, una telefonata, un piatto preparato sempre nello stesso modo. Lo spettacolo parte dalla mia storia, ma vorrei che diventasse la storia di tutti".