Valli Mosso e Sessera - 27 giugno 2026, 10:12

Domeniche d’estate: ingresso gratuito e visite guidate a Museo delle Migrazioni di Pettinengo

Nell'immagine: la scultura La Madre dell'Ucciso di Francesco Ciusa, unica versione marmorea firmata dall'artista custodita presso il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo.

A Pettinengo torna visitabile ogni domenica il museo curato da “Su Nuraghe”: dalla Madre dell'Ucciso di Francesco Ciusa agli ori biellesi, un viaggio tra Sardegna, Piemonte e popoli in cammino.

Domenica 28 giugno 2026, dalle ore 15.00 alle 19.00, riaprirà al pubblico il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo. Situato in canton Gurgo, in via Fiume 12, nel cuore della Rete Museale Biellese, il museo, curato dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, tornerà ad accogliere visitatori ogni domenica fino al mese di ottobre, con ingresso gratuito e visite guidate.

La riapertura segna l'inizio di una nuova stagione dedicata alla conoscenza delle migrazioni e delle identità culturali, offrendo ai visitatori un percorso coinvolgente tra storie di partenze e ritorni, incontri tra popoli e intrecci di esperienze che, nel corso dei secoli, hanno unito il Biellese alla Sardegna e a molte altre terre del mondo.

Fulcro simbolico ed emotivo dell'esposizione è La Madre dell'Ucciso, straordinaria opera dello scultore nuorese Francesco Ciusa. Realizzata nel 1907 e divenuta una delle immagini più rappresentative dell'arte italiana del Novecento, la scultura raffigura una madre raccolta nel proprio dolore, piegata su sé stessa in un gesto di composta e universale sofferenza. Quella custodita a Pettinengo è l'unica versione marmorea firmata dall'artista, un capolavoro di rara intensità espressiva che conferisce al museo un valore artistico e culturale di assoluto rilievo.

Attorno a questa presenza iconica si sviluppa un racconto più ampio dedicato alle migrazioni, alle comunità in movimento e alle trasformazioni sociali che hanno accompagnato il cammino dell'uomo attraverso i secoli. Fotografie, documenti, testimonianze e oggetti della vita quotidiana restituiscono il volto umano delle migrazioni, trasformando il museo in uno spazio di dialogo tra passato e presente.

Particolarmente suggestiva è la sezione dedicata alla musica popolare e agli strumenti della tradizione. Tra le teche trovano posto antiche ribebe piemontesi e una ricca collezione di scacciapensieri provenienti da diversi continenti, strumenti semplici e universali che raccontano la creatività dei popoli e la capacità delle culture di viaggiare insieme agli uomini. Tre espositori sono stati recentemente arricchiti con nuovi esemplari che testimoniano il continuo dialogo tra tradizione e innovazione.

Tra le novità più significative figura anche l'esposizione degli ori biellesi donati da Alessandra Ghirardelli. Si tratta di una preziosa collana e di un paio di orecchini appartenuti a Salvina Antoniotti (1892-1970), storica levatrice di Pralungo. Più che semplici ornamenti, questi gioielli rappresentano autentici documenti della cultura materiale e delle tradizioni familiari tramandate nel tempo.

La collana, composta da dieci dorini a forma di “olivette”, realizzati secondo l'antica tecnica biellese della lamina imbutita e saldata, richiama tipologie ornamentali diffuse in molte regioni italiane e dialoga idealmente con la tradizione orafa della Sardegna. Ancora più affascinante è la storia degli orecchini da lutto a bottone per bambina, manufatti di produzione inglese che, come evidenziato dalla studiosa Lia Lenti nel volume L'Oro e la Memoria. Ornamenti preziosi nella Valle Cervo e nell'Alto Biellese, testimoniano reti commerciali che attraversavano l'Europa, collegando il Biellese alle rotte marittime dell'Atlantico e del Mare del Nord. Piccoli oggetti che raccontano grandi storie di scambi, relazioni e contaminazioni culturali.

Ad accompagnare i visitatori lungo questo itinerario saranno due giovani guide, Maria Grazia Hussain Tedde e Caterina Pozzo, che illustreranno il patrimonio esposto attraverso racconti, approfondimenti e testimonianze capaci di restituire voce alle esperienze di chi ha lasciato la propria terra per costruire altrove una nuova esistenza.

L'esperienza di visita si inserisce inoltre in un progetto di valorizzazione integrata del territorio. Chi visiterà anche il M.U.S.A. – Museo della Sacralità dell'Acqua di Pettinengo, altro importante presidio culturale della Rete Museale Biellese, riceverà in omaggio, presentando la cartolina timbrata nei due musei, il volume Vittorio Besso (1828-1895): Obiettivo Sardegna, curato da Battista Saiu con contributi di Maria Dolores Dessì, Dino Gentile e Nicola Vassallo.

L'opera restituisce lo sguardo attento del primo fotografo professionista biellese sulla Sardegna dell'Ottocento, documentando miniere, infrastrutture, paesaggi urbani e volti di lavoratori in una fase cruciale della modernizzazione dell'Isola. Un patrimonio iconografico di straordinaria importanza che testimonia i profondi legami storici, economici e culturali tra Sardegna e Piemonte.

«Vittorio Besso può essere considerato un pioniere della fotografia al servizio della memoria collettiva», sottolinea Battista Saiu. «Attraverso le sue immagini ci consegna una Sardegna autentica e in trasformazione, creando un ponte ideale tra comunità lontane geograficamente ma unite da percorsi comuni di lavoro, emigrazione e sviluppo».

Con la riapertura del 28 giugno, il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli conferma la propria vocazione di luogo vivo e dinamico, capace di custodire la memoria e, allo stesso tempo, di interpretare le sfide del presente. Un museo che non racconta soltanto il passato, ma invita a riflettere sul significato contemporaneo dell'incontro tra culture, della mobilità umana e delle radici condivise.

Un viaggio che parte da Pettinengo, attraversa il Biellese e la Sardegna, supera mari e continenti e parla, oggi più che mai, a tutti.

Per informazioni e prenotazioni: Idillio – tel. 334 345 2685.

 

 

Giovanni Usai