COSTUME E SOCIETÀ - 25 giugno 2026, 10:40

Biella, nel cerchio della Sardegna nessuno resta ai margini

Alla Festa Sarda di Biella il gruppo “Anche noi ci siamo” trasforma tradizioni, musica e danza in un esempio concreto di inclusione e di umanità vissuta.

Nell'immagine: il gruppo “Anche noi ci siamo” durante “Su Coro de Sardigna – Festa Sarda” 2026, a Biella

Tra le immagini più intense e significative di “Su Coro de Sardigna – Festa Sarda”, inserita nel Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, la manifestazione sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella nell’ambito dell progetto “Cultur Hub” che dal 18 al 21 giugno 2026 ha animato Piazza Vittorio Veneto a Biella, resterà certamente quella del gruppo Anche noi ci siamo. Un nome semplice che racchiude un messaggio profondo: ogni persona ha diritto di partecipare pienamente alla vita culturale e sociale della comunità, portando il proprio contributo di sensibilità, esperienza e umanità.

Nato nel 2018 a Rivoli grazie all'intuizione e all'impegno di Antonio Cau e di Efisio Carta, il progetto coinvolge persone con abilità differenti e neurodivergenze in un percorso fondato sulla musica, sul movimento, sull'amicizia e sulla condivisione. Un cammino costruito nel tempo attraverso relazioni autentiche, nel quale la diversità non rappresenta un limite, ma una ricchezza che amplia gli orizzonti della comunità.

Nella giornata conclusiva di domenica 21 giugno, i componenti del gruppo hanno portato sul palco canti e danze della tradizione sarda, ricevendo calorosi consensi dal pubblico. La loro presenza ha rappresentato molto più di una performance artistica: è stata l'espressione concreta di una cultura vissuta, capace di trasformarsi in strumento di inclusione, partecipazione e crescita collettiva. In quel momento, la Sardegna non è stata semplicemente raccontata, ma vissuta come esperienza di comunità aperta, dove ogni persona ha potuto riconoscersi parte di un'unica armonia.

In quei passi eseguiti all'unisono, nelle mani intrecciate del ballo tondo e nei sorrisi condivisi, si è manifestato il significato più profondo dell'iniziativa: la cultura non come patrimonio da custodire gelosamente, ma come bene comune da condividere. La Sardegna, attraverso la forza evocativa delle sue musiche, la ricchezza della sua lingua e la profondità delle sue tradizioni, ha dimostrato ancora una volta di possedere una straordinaria capacità di parlare a tutti, al di là delle condizioni personali, dell'età e delle provenienze.

L'esperienza maturata negli anni dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, dall'ANFFAS di Gaglianico e dal gruppo “Anche noi ci siamo” rappresenta una delle espressioni più alte del ruolo sociale svolto dall'associazionismo dell'emigrazione sarda. Una collaborazione che dimostra come identità e inclusione non siano realtà contrapposte, ma dimensioni complementari. Quanto più una comunità è consapevole delle proprie radici, tanto maggiore diventa la sua capacità di accogliere, comprendere e valorizzare le differenze.

Fuori dall'Isola, la cultura sarda assume una funzione che va ben oltre la conservazione della memoria. Diventa spazio di incontro, laboratorio di cittadinanza e luogo di riconoscimento reciproco. In questi contesti, la lingua, il canto, la danza e le pratiche comunitarie si trasformano in strumenti di partecipazione sociale, capaci di creare legami, contrastare l'isolamento e restituire protagonismo alle persone più fragili.

Da decenni studiosi, linguisti e ricercatori di tutto il mondo guardano alla Sardegna come a uno straordinario laboratorio culturale. “Sa Limba”, la Lingua sarda, tra le più antiche e originali dell'area romanza, conserva elementi che consentono di comprendere l'evoluzione di quelle neolatine e di leggere la storia del Mediterraneo attraverso una prospettiva privilegiata. 

Accanto agli studi che ne evidenziano la straordinaria continuità con il latino, alcuni ricercatori contemporanei hanno individuato nel patrimonio linguistico isolano tracce che rimandano a substrati molto più antichi, collegati alle civiltà mediterranee e vicino-orientali. In questa prospettiva, il sardo non viene interpretato soltanto come una lingua neolatina particolarmente conservativa, ma come un crocevia culturale nel quale sopravvivrebbero elementi lessicali, fonetici e simbolici riconducibili anche a matrici semitiche e, secondo alcune teorie, a remote influenze assiro-babilonesi. 

Al di là delle diverse interpretazioni scientifiche, emerge con chiarezza il valore universale della Sardegna quale luogo di incontro tra popoli, lingue e civiltà che nei millenni hanno attraversato il Mediterraneo. Non si tratta dunque di una reliquia del passato, ma di una testimonianza viva della capacità di una comunità di custodire la propria identità dialogando con il mondo e resistendo alle spinte uniformanti della globalizzazione.

Se il mondo accademico garantisce alla cultura sarda riconoscimento scientifico e legittimazione intellettuale, è la diaspora a mantenerne vivo il respiro quotidiano. I circoli degli emigrati sparsi in Italia e nel mondo trasformano infatti questo patrimonio in esperienza concreta di solidarietà, partecipazione e accoglienza. La cultura diventa così una casa aperta, capace di accogliere chiunque desideri condividere un cammino comune.

Lo dimostrano iniziative come il Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, che ha offerto il proprio palcoscenico al gruppo “Anche noi ci siamo”.

La presenza del gruppo alla Festa Sarda di Biella assume un significato che supera il pur importante valore artistico dell'esibizione. Essa racconta una Sardegna capace di farsi ponte tra persone, generazioni e culture; una Sardegna che non costruisce muri, ma apre cerchi; che non seleziona, ma accoglie; che non divide, ma unisce.

Nel cerchio del ballo tradizionale, “su ballu tundu”, simbolo antico di uguaglianza e fraternità, ciascuno trova il proprio posto e contribuisce con la propria unicità all'armonia dell'insieme. È qui che la cultura rivela la sua funzione più alta: non semplice espressione identitaria, ma strumento di emancipazione umana, di crescita collettiva e di costruzione del bene comune.

Questa è forse l'eredità più preziosa lasciata dal Festival delle Identità. La consapevolezza che una cultura è veramente viva quando sa generare relazioni, creare comunità e riconoscere dignità a ogni persona. Perché in “su coro de Sardigna”, nel “cuore della Sardegna” c'è spazio per ogni voce e nel suo cerchio nessuno rimane ai margini.

Battista Saiu (Su Nuraghe Biella)