Sport, motori, arte, moda e storia ma anche momenti di vita amministrativa. Sono immagini che hanno fermato il tempo quelle del fotografo “Freelance” come ama definirsi lui, Roberto Marchisotti, fotografo documentarista che dagli anni Settanta ha raccontato il territorio attraverso migliaia di scatti, molti dei quali ancora oggi inediti, compresi quelli di tanti sindaci che si sono succeduti negli anni.
La sua formazione professionale è legata a una figura storica del giornalismo locale e nazionale, il fotografo e giornalista Pietro Minoli, con il quale collaborò dal 1970 al 1980 realizzando reportage per La Stampa, Stampa Sera e l'Agenzia Ansa.
“Eravamo nel 1970 e seguivamo la fotocronaca – racconta Marchisotti –. Pietro esigeva che, dopo aver sviluppato e stampato i negativi 6x6 della Rolleiflex, fossero immediatamente catalogati e archiviati perché appartenevano alla storia. Minoli era un giornalista autentico, rigoroso e molto esigente”.
Proprio da quell'insegnamento nasce l'attenzione quasi maniacale per la conservazione della memoria fotografica di Marchisotti, che negli anni ha realizzato un vasto archivio dedicato ai protagonisti della vita pubblica locale: notai, avvocati, giornalisti, imprenditori e soprattutto sindaci.
“Sono andato personalmente a cercare i sindaci degli 82 Comuni biellesi di allora – spiega –. Queste centinaia di fotografie non sono mai state pubblicate né conosciute dai protagonisti stessi. Esistono soltanto nel mio archivio, che custodisce una parte importante della storia del territorio”.
Un lavoro che copre un arco temporale che va dal 1967 al 2000 e che restituisce uno spaccato umano oltre che istituzionale del Biellese. Nelle immagini, racconta il fotografo, quasi tutti i soggetti appaiono sorridenti e spontanei davanti all'obiettivo. “Come si vede, sono praticamente quasi tutti compiaciuti e sorridenti eccetto solo qualcuno di loro” osserva con ironia Marchisotti. “Tre, due, uno... e poi il clic della macchina fotografica, senza girarci troppo intorno ed è qui che il tempo si fermava”.