Consulta il meteo - 08 giugno 2026, 07:50

Caldo, maggio record: un'altra estate a rischio siccità

Caldo, maggio record: un'altra estate a rischio siccità

Dei miliardi di metri cubi di neve accumulati nel bacino del Po resta appena un decimo. Nonostante un inverno nevoso, il Piemonte non è riuscito a trattenere l’acqua.

Un grafico netto, difficile da fraintendere anche per chi non si occupa ogni giorno di dati meteorologici e analisi climatiche. A mostrarlo è Secondo Barbero, direttore di Arpa Piemonte. La linea racconta l’andamento degli accumuli nevosi dell’ultimo inverno: una traiettoria tornata finalmente nella media, in controtendenza rispetto al deficit registrato negli ultimi anni.

La stagione sarà ricordata per le abbondanti nevicate, con metri di manto bianco a Prato Nevoso e il tutto esaurito negli impianti del Mondolè, oltre che per valori in linea con le serie storiche. La neve ha resistito anche ad aprile, mese più fresco rispetto alla media recente, garantendo la tenuta in quota e allontanando, almeno temporaneamente, lo spettro della siccità.

Poi, negli ultimi dieci giorni di maggio, il quadro è cambiato in modo brusco. Secondo Arpa Piemonte, si è trattato del periodo più caldo di sempre, con anomalie termiche fino a dieci gradi sopra la media stagionale e lo zero termico oltre i 4.000 metri per diversi giorni consecutivi. Un picco anomalo e repentino che ha provocato una fusione rapidissima della neve.

Nel solo bacino del Po si parla di miliardi di metri cubi d’acqua accumulati e poi dispersi in tempi molto brevi. Di quella riserva idrica oggi resta appena un decimo: il resto è defluito verso il mare senza che fosse possibile trattenerlo. Le disponibilità attuali sono così tornate su livelli paragonabili a quelli delle stagioni più difficili, come il 2022 e il 2023. Il rischio è quello di affrontare un’altra estate complessa.

“Una situazione che potrà determinare carenze idriche nei prossimi mesi, soprattutto per il comparto agricolo – conferma il direttore di Arpa Piemonte –. Le temperature elevate, inoltre, aumentano il fabbisogno d’acqua delle colture e la scarsità della risorsa renderà la gestione estremamente difficile”.

Al momento non emergono criticità particolari per l’approvvigionamento idropotabile, ma l’evoluzione delle prossime settimane sarà decisiva. “In montagna le sorgenti hanno ancora portate sufficienti – spiega Barbero –, ma è evidente che l’assenza di manto nevoso condizionerà pesantemente i mesi estivi”.

Resta centrale anche il tema delle infrastrutture. Anche quest’anno l’acqua era disponibile, ma non è stata trattenuta a causa della carenza strutturale di invasi. “Le infrastrutture oggi presenti sul territorio risalgono a inizio Novecento, progettate per l’approvvigionamento idropotabile e soprattutto per lo sviluppo energetico – sottolinea il direttore di Arpa Piemonte –. Oggi le nuove esigenze e i cambiamenti climatici imporrebbero opere diverse, capaci di rispondere a un regime idrologico profondamente mutato”.

Si riapre così il dibattito sugli invasi, tema che torna ciclicamente ma che in Piemonte non si è ancora tradotto in progetti concreti. A pagare il prezzo più alto rischiano di essere le colture più idroesigenti, a partire dal mais, fortemente dipendente dall’irrigazione a scorrimento. In Piemonte questa coltura supera i 100mila ettari coltivati, con una produzione media superiore ai 50 milioni di quintali.

Daniele Caponnetto