Vi sono figure nella storia della musica che esistono in due dimensioni simultanee e contraddittorie: celebri nella propria epoca, invisibili nella nostra. Gioacchino Maglioni — nato a Pontassieve il 24 luglio 1808, e non nel 1814 come certi dizionari hanno tramandato con quella sicurezza che è propria degli errori destinati a durare — appartiene precisamente a questa categoria paradossale. Un uomo che riempiva sale da concerto e chiese fiorentine, che pubblicava con Ricordi e Lucca, che era amico di Rossini; eppure uno sconosciuto.
La Firenze musicale del secondo Ottocento era un labirinto percorso da correnti sotterranee. In superficie dominava il melodramma, genere nazionale e passione popolare. Sotto, quasi clandestina, scorreva una vena diversa: quella di musicisti come Ferdinando Giorgetti e appunto Maglioni, convinti che la musica da camera — il quartetto, la sonata, il trio — meritasse un'attenzione che l'Italia le negava con ostinata distrazione. Dal 1834, nella Sala Ciampolini in Borgo dei Greci — oggi ribattezzata Sala Maglioni, tardiva giustizia toponomastica — egli costruì pazientemente un pubblico, un'abitudine all'ascolto, una piccola enciclopedia sonora in una città che preferiva Verdi a Beethoven.
Organista a San Lorenzo, insegnante al Conservatorio, animatore di concerti sacri a San Barnaba, autore di opere liriche, di musica sacra, di un metodo per organo: Maglioni fu uno di quegli intellettuali musicali ottocenteschi capaci di abitare tutti i generi senza dissolversi in nessuno. La sua fama silenziosa si legge ancora oggi nelle copie che la piccola nobiltà toscana conservava gelosamente — nelle collezioni delle famiglie Salvi Cristiani e Bargagli Petrucci — come chi custodisce un segreto di cui è orgoglioso senza volerlo gridare.
Ed è in questo palinsesto di carte e silenzi che la ricerca di Sara Galanti ha trovato, analizzato e restituito alla vita il Quartetto per pianoforte n. 5 in Si minore (con una tesi di laurea). La tonalità di Si minore — scelta malinconica, meditata, tutt'altro che comoda — suggerisce un compositore che sapeva dove stava andando.
Il Quartetto Clara — Anastasia Filippini, Amelia Sharp, Sara Galanti, Lorenzo Banchi — non si limiterà a eseguire una partitura: la farà parlare.
Il saggio, pubblicato da Edizioni Accademia Perosi, nasce dalla convinzione che certe scoperte meritino di restare: far tornare vivo ciò che sembrava perduto non è solo il compito della musica, ma anche quello di un libro.
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