Il monopattino elettrico era nato per sembrare il futuro: agile, silenzioso, economico, persino virtuoso. Un modo rapido per attraversare la città senza accendere l’auto, senza cercare parcheggio, senza sentirsi parte del problema. A Biella, però, non ha mai avuto vita facile. Troppo veloce per chi cammina, troppo lento per chi guida, troppo presente per chi vorrebbe marciapiedi, strade e piazze finalmente liberi da qualunque novità.
Con l’obbligo di targa già in vigore, l’assicurazione in arrivo da luglio, il casco per tutti, i limiti di velocità, i divieti e le multe, il monopattino entra ufficialmente nell’età adulta. Come spesso accade, crescere significa perdere leggerezza e il piccolo mezzo urbano che prometteva libertà rischia di trasformarsi in una pratica da Motorizzazione con manubrio.
Quello che doveva essere il simbolo della mobilità semplice diventa sempre più simile a un veicolo da mantenere, regolarizzare, assicurare, controllare. Non ancora un’auto, certo, ma abbastanza complicato da far venire nostalgia delle chiavi nel cruscotto.
A Biella qualcuno non verserà lacrime. Le cronache degli ultimi mesi hanno raccontato controlli, sanzioni, caschi dimenticati, passeggeri trasportati dove non si può, mezzi modificati e condotte poco prudenti. Per molti cittadini il monopattino non è mai stato un alleato della mobilità sostenibile, ma una specie di oggetto non identificato comparso tra strisce pedonali, rotonde e marciapiedi.
Tra chi lo usa davvero per spostarsi, la questione è diversa: targa, assicurazione, limiti crescenti e costi in aumento. Il monopattino rischia di perdere il suo unico vero vantaggio: essere semplice. Così il mezzo più leggero della città finisce appesantito da tutto ciò che doveva lasciarsi alle spalle, con la felicità dei numerosi automobilisti che dispensano il corale consiglio: "La prossima volta comprati un’auto…"