«Oggi sto meglio. Certo, ho ancora dei momenti di sconforto, di tristezza, ma riesco a reggerli con più forza. Ogni tanto riesco perfino a ridere. Era tanto che non ci riuscivo. Ho solo un consiglio che mi sento di dare a chi si trova in un momento drammatico della propria vita: non sei solo. Anche se pensi di esserlo, non lo sei. Devi solo trovare la forza».
Sono le parole di Lorenzo, così ha deciso di farsi chiamare, che dal buio della crisi ha scelto di chiedere aiuto: «Può capitare a tutti, nella vita, di trovarsi su una piccola isola in mezzo all’oceano, soli e disperati, con le onde gigantesche che ti obbligano a rimanere su quell’isola sicura. Ecco, quell’isola è il pensiero del suicidio. Inizialmente pensi che sia l’unica forma di salvezza, ma col tempo quell’isola sarà la tua prigione. E allora dovrai fare una scelta: rischiare o sdraiarti su quella spiaggia. Se riesci, e se vorrai, potrai costruirti una piccola barchetta e affrontare i venti, che sono la vita; dovrai superare quelle prime onde di risacca, le più pericolose. Ma se riuscirai a superarle, allora le altre onde saranno più basse, meno violente. E quella barchetta potrà portarti lontano. Quella barchetta è il chiedere aiuto. Ci vuole tanto coraggio a costruire quella piccola barca, ma ricorda che il legno, il materiale per costruirla, è sulla stessa isola che ti tiene prigioniero».
Ci sono momenti della vita in cui il dolore può diventare così profondo da far perdere ogni punto di riferimento; momenti in cui si smette di vedere una via d’uscita e anche chiedere aiuto sembra impossibile.
«Sono crollato proprio il giorno del mio cinquantesimo compleanno: il 10 agosto del 2025 ho smesso di lottare. Il problema è che non l’ho deciso io consapevolmente, ma il mio cervello. Quella mattina andai in montagna e cominciai a camminare; non sentivo la fatica, il freddo, non avevo la percezione del tempo e dello spazio; la mente aveva preso il sopravvento sul corpo. Non ricordo nulla di quel giorno: non ricordo dei due escursionisti che mi hanno parlato, mi hanno fatto desistere da quel precipizio, mi hanno accompagnato al sicuro e, infine, mi hanno riportato a valle. Non lo ricordo perché la mia mente non mi stava chiedendo il permesso. L’ho scoperto giorni dopo, quando mi è stato raccontato. Da quel momento ho compreso che avevo bisogno di aiuto. Ma a chi potevo chiedere?».
Lorenzo è un uomo che ha attraversato una grave crisi emotiva e che, grazie all’incontro con i professionisti della Struttura Complessa di Psichiatria dell’ASL di Biella, ha trovato la forza di tornare, passo dopo passo, alla vita.
Un incontro quanto mai casuale: «Poi è successo qualcosa che ancora oggi non so spiegare: i miei occhi si sono soffermati su un giornale aperto, appoggiato sopra un tavolino di un bar. Era un giornale di Biella, non ricordo quale, ma ricordo le due foto sotto l’articolo che diceva all’incirca: “Stai male? Pensi al suicidio? Ecco chi può aiutarti”. E sotto due foto, due volti. Una donna e un uomo che sorridevano. Strano, mi dissi, l’articolo era estremamente serio, parlava di disagio e sofferenza, e allora perché sorridono? I due volti erano di uno psichiatra e una psicologa, il dottor Cattaneo e la dottoressa Macchiarulo. Finii di leggere e mi domandai ancora una volta di quel sorriso e pensai: potrò fidarmi? E se fossi andato in quel luogo, scritto nell’articolo, e mi avessero fatto attendere ore e ore? E se mi avessero visto, ancora peggio, come un numero tra tanti numeri? Passai tutto il pomeriggio a riflettere, a cercare di spegnere quegli interruttori maledetti che si accendevano incessantemente nella testa: “Torna in montagna Lorenzo! Nessuno può aiutarti”».
Ma alla fine, la mattina seguente, Lorenzo è davanti al palazzo indicato nell’articolo: «Un’ora, forse due, e poi con uno sforzo immane ho salito quelle tre rampe di scale e ho aperto la porta. Per poi richiuderla subito. Sono sceso dalle scale e sono uscito. Ho girato intorno al palazzo e sono rientrato ancora. Questa volta però ho aperto la porta con più decisione e sono entrato. Mi sono avvicinato allo sportello e ho chiesto semplicemente: “Ho letto su un giornale che se uno è in difficoltà poteva venire qui da voi”. Stai tranquillo Lorenzo che non ti rispondono. Almeno ci hai provato. Ma la donna dietro il vetro invece mi ha guardato, anche lei sorridendo, e mi ha subito risposto: “Sei nel posto giusto. Io sono Monica!”. E adesso che faccio? E così, senza più pensare allo stesso, identico messaggio della testa, a quel peso soffocante che mi trascinavo da ore, ho accettato di farmi aiutare. Dopo pochi secondi è arrivata la donna sorridente del giornale. E dopo poco mi hanno fatto incontrare anche l’uomo».
La Struttura Complessa di Psichiatria dell’ASL BI, diretta da Carlo Ignazio Cattaneo, offre percorsi specifici, seguiti da medici e psicologi, rivolti ai cittadini che stanno vivendo una situazione di crisi emotiva e pensano alla propria morte come soluzione per fuggire dalla sofferenza.
Nell’ambito del Dipartimento Interaziendale di Salute Mentale, diretto da Luca Tarantola e che comprende le ASL di Biella, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola, è inoltre presente una figura specializzata, Referente Interdipartimentale del Tavolo di Lavoro sulla Prevenzione del Suicidio per le tre aziende. Si tratta di Elena Macchiarulo, psicologa psicoterapeuta con formazione in psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia, da oltre vent’anni alla Psichiatria dell’ASL di Biella. Macchiarulo interviene nelle tre Aziende anche in caso di evento critico, con incontri di debriefing dedicati agli operatori.
All’interno della Struttura Complessa di Psichiatria dell’ASL di Biella è attivo da tempo anche un percorso psicologico dedicato a coloro che hanno perso un familiare a causa del suicidio. Sia chi attraversa una condizione di crisi emotiva, sia chi sta vivendo un lutto per suicidio di un familiare, può rivolgersi ai Centri di Salute Mentale delle Aziende Sanitarie del Dipartimento Interaziendale.
Per l’ASL BI, il servizio può essere contattato direttamente anche senza impegnativa ai seguenti recapiti:
Centro di Salute Mentale di Biella, Strada Campagnè 7/A - 015 8461477;
Centro di Salute Mentale Cossato, via Milano 48 - 015 15159506.
Per l’ASL di Vercelli:
Centro di Salute Mentale di Vercelli - corso Abbiate 21, c/o Ospedale S. Andrea - 0161 593900;
Centro di Salute Mentale di Borgosesia (VC) - via Marconi 30 - 0163 426855.
Per l’ASL Verbano-Cusio-Ossola:
Centro di Salute Mentale di Omegna - via Manzoni 31 - 0323 868252;
Centro di Salute Mentale di Verbania - c/o Ospedale Castelli di via Fiume 18 - 0323 541548;
Centro di Salute Mentale di Domodossola - via G. Spezia 5 - 0324 491331.
«La storia di Lorenzo ci ricorda quanto sia importante chiedere aiuto e quanto possa fare la differenza trovare professionisti capaci di ascoltare, accogliere e accompagnare le persone nei momenti più fragili della loro vita. Dietro ogni percorso di cura ci sono competenze, umanità e una rete di servizi che ogni giorno lavora per non lasciare solo nessuno», dichiara Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.