ECONOMIA - 19 maggio 2026, 10:32

Fast fashion e rischi ambientali, Bardelle ad Alba: “Comprare meno ma meglio”

L'imprenditore biellese ha partecipato ad Alba al talk sulla filiera tessile sostenibile

Fast fashion e rischi ambientali, Bardelle ad Alba: “Comprare meno ma meglio”

Marco Bardelle vice presidente di Slow Fiber, sabato 16 maggio è stato tra i protagonisti del talk in collaborazione con Circonomia, ‘Circolarità ed eco-progettazione per una filiera tessile responsabile’, nell’ambito dell’evento “Ma come ti vesti? - Cambio di stagione”, che si è svolto ad Alba. Obiettivo: sensibilizzare rispetto all’impatto ambientale, umano ed economico del settore moda ma soprattutto dove verranno promosse pratiche e modelli alternativi per una transizione giusta e sostenibile nel settore. 

Figlio dell’associazione Slow Food, da anni è impegnata a promuovere un cibo buono, pulito e giusto per tutti, Slow Fiber propone lo stesso percorso e gli stessi valori nell’ambito del vestire e dell’arredamento, e quindi di rapporto con il corpo e con il bello, inteso anche come etico, giusto e misurato. Da 2 aziende il progetto a distanza di 3 anni dalla sua nascita ne conta 40 a livello nazionale, e il prossimo 10 giugno è in programma un’assemblea a Fondazione Pistoletto.  

Nel suo intervento ad Alba Marco Bardelle ha parlato dei danni che il fast fashion provoca a livello globale, sia dal punto di vista ambientale sia in termini di tossicità dei prodotti e cultura dell’usa e getta. "Oggi siamo abituati a comprare capi che costano pochissimo e che vengono percepiti come facilmente sostituibili, ma il vero costo di quei prodotti è molto più alto di quanto sembri - spiega Bardelle - . Il messaggio centrale è che conviene comprare meno, ma meglio. Il nostro obiettivo è sensibilizzare gli utenti e aumentare la consapevolezza rispetto alle conseguenze delle proprie scelte di consumo. Ormai molte persone sanno che mangiare tutti i giorni da McDonald’s non fa bene alla salute, ma in pochi conoscono davvero i danni generati dalle magliette ultra fast fashion: prodotti economici che hanno un impatto enorme sulle comunità coinvolte nella produzione, spesso lontane da noi, ma con conseguenze che ricadono anche sul nostro territorio e sulla nostra salute. Molti capi, infatti, non sono adeguatamente controllati e possono contenere sostanze nocive. In alcuni casi si parla persino di rischi legati a problemi cutanei e tumori della pelle. Dietro una maglietta da due euro c’è quindi un costo nascosto enorme: emissioni di CO₂ fuori controllo, sfruttamento e maltrattamento dei lavoratori che realizzano quei capi, oltre a una totale perdita di valore del prodotto, che spesso viene indossato pochissime volte prima di essere buttato".

Altro aspetto non trascurabile per Bardelle è il concetto di spreco. "Il contrario dello spreco non è il riciclo, ma la durabilità - spiega - .Riciclare è importante, ma oggi il sistema ha ancora enormi limiti: solo alcune fibre possono essere riciclate davvero e mancano tecnologie sufficientemente sviluppate per gestire i volumi immessi sul mercato. Anche con Magnolab, di cui sono socio fondatore, stiamo cercando di lavorare su questi aspetti, ma il cambiamento non è ancora immediato. Per questo tutto deve partire dall’eco-design: progettare prodotti migliori, destinati a durare di più e pensati fin dall’inizio per essere recuperabili e riciclabili. Oggi, infatti, solo l’1% dei vestiti immessi sul mercato viene realmente riciclato in nuovi capi. Una percentuale praticamente nulla, che dimostra quanto il modello attuale sia ancora lontano dall’essere sostenibile"-

s.zo.