SAN PIETRO. Potrei durare cento pagine ad illustrare i numerosissimi qui-pro-quo persistenti (o inventati ottusamente) nell’isola. Rassicuro il lettore che sto terminando con quest’ultimo toponimo. L’isola situata nel corno sud-occidentale della Sardegna è dotata di tre spiagge d’approdo, mentre il resto ha scogliere spesso altissime. Nel Medioevo l’isola fu per gran tempo in mano ai pirati musulmani, e fu ripopolata da italiani soltanto per intervento di Carlo Emanuele III, che vi condusse dei Liguri di Pegli originari dell’isola tunisina di Tabarka. Dal nome del re deriva quello dell’unico villaggio: Carlo Forte ‘Forte di Carlo’ (per le difese costruite in luogo eminente).
I Fenici la chiamarono Enosim, Inosim; i greci Ἱεράκων νῆσος ‘Isola degli sparvieri’ (Tolomeo); i romani Accĭpitrum insula ‘isola degli sparvieri’. È fama che l’appellativo greco-latino attenga a un piccolo migratore, il Falco della Regina, che nidifica nelle inaccessibili scogliere, specialmente a Nord.
I tre nomi, provenienti da aree mediterranee diverse, vanno chiariti cominciando da Enosim, così citata da Plinio (III, 84), un calco fenicio-punico. Il secondo termine greco (νῆσος ‘isola’) è una paronomasia rivelatrice dell’ebr. -nēṣ ‘sparviero’, nêšer נֶשֶׁר ‘avvoltoio’, netz ‘falco’ נֵץ; mentre il primo membro (ἱεράκων) è dall’ebr. rāḥām רָחָם ‘carrion-vulture, avvoltoio’.
Quindi vanno bene i tre nomi antichi, uno semitico, uno greco, uno latino, convergenti sugli avvoltoi. Ma deve essere chiarito il mistero del quarto nome: isola di San Pietro, appellativo attuale. I tre nomi vennero volutamente storpiati e reimpostati dai primi preti cristiani al fine d’imporre dappertutto la nuova coscienza della società e della religione. Pertanto la romana Accĭpitrum insula mutò in Sancti Petri insula, dove Petri evoca il secondo membro di accī-pitrum.
Resta da spiegare l’etimo di lat. accĭ-pitrum, genitivo pl. di accĭpiter ‘sparviero’, che dà anche il vb. accipitrō ‘dilanio, faccio a pezzi’ (Laevius ap. Gell. 19, 7, 11). La sua base etimologica è l’akk. akku ‘furious’ + sum. pad, padr ‘to break, rompere, fare a pezzi’ (akk. piṭru ‘pezzo’): il composto in stato costrutto fu akkĭ-pitr- col significato di ‘furia distruttrice’. A proposito di padr ‘to break’, chiedo al lettore di rammentarsi della già citata etimologia del Monte Santu Padre sul Marghine, e capirà quanti qui-pro-quo esistano nella toponomastica sarda.