Molti investitori controllano l’andamento del portafoglio, ma pochissimi controllano il dossier titoli dal punto di vista fiscale.
Eppure, spesso, è proprio lì che si perdono soldi. Non per errori di mercato, ma per errori di gestione fiscale.
Vediamo i più frequenti.
Confondere redditi di capitale e redditi diversi
È l’errore più comune.
Nel sistema fiscale italiano esistono due categorie:
· Redditi di capitale (tipicamente cedole, interessi, dividendi, plusvalenze da vendita fondi ed ETF)
· Redditi diversi (plusvalenze da vendita altri prodotti)
Le minusvalenze possono compensare solo redditi diversi.
Errore tipico: incassare cedole o dividendi pensando di recuperare minus pregresse.
Non è possibile. Se non si conosce questa distinzione, si pianifica male tutto il recupero fiscale.
È quindi fondamentale prima di iniziare un investimento conoscere come si comporta il prodotto utilizzato dal punto di vista fiscale.
Usare strumenti sbagliati per recuperare minus
Un esempio classico riguarda le obbligazioni zero coupon: in molti pensano che il guadagno a scadenza sia compensabile. Nella realtà, nella maggior parte dei casi, si produce un reddito di capitale.
Altro casistica particolare è quella dei fondi comuni di investimento e degli ETF che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, se venduti in guadagno producono un reddito di capitale non idoneo al recupero delle minusvalenze.
Risultato: rischio che le minusvalenze rimangano inutilizzate e quindi perse. Si ricorda che le minusvalenze durano per l’anno in cui sono state generate più i 4 anni successivi, dopodiché decadono.
Dimenticare la scadenza delle minusvalenze
Le minusvalenze hanno una durata limitata: 4 anni.
Ogni anno fiscale produce un “contenitore” separato. Non si dovrebbe pensare al recupero delle minusvalenze solo nell’anno in cui scadono, ma pianificarlo nel tempo, al fine di avere i giusti strumenti e il tempo necessario per poter realizzare il beneficio.
Errori frequenti sono:
· Accumulare minus senza pianificare il loro utilizzo
· Accorgersi della scadenza quando ormai è troppo tardi
Una pianificazione fiscale efficace dovrebbe sempre includere:
· Monitoraggio annuale
· Strategia di compensazione programmata
Sovente ha senso inserire in portafoglio in maniera preventiva strumenti “fiscalmente efficienti” da poter utilizzare in caso di necessità di recupero minusvalenze.
Non capire la differenza tra regime amministrato e dichiarativo
Nel regime amministrato: è la banca a gestire compensazioni e calcoli.
Nel regime dichiarativo: è l’investitore (o il commercialista) ad occuparsene.
Errori frequenti:
· Pensare che il meccanismo sia identico
· Non sapere dove siano effettivamente le minus
Avere più dossier titoli non coordinati
Molti investitori hanno una banca tradizionale, un broker online e un secondo conto per il trading ma ignorano che ogni intermediario ha il proprio “zainetto fiscale”.
Errori tipici:
· Minus su un conto e plus su di un altro
· Dimenticare minus generate su conti diversi
· Non effettuare alcuna compensazione
Il risultato? Tasse pagate inutilmente.
Le minus non si compensano automaticamente tra intermediari differenti. E’ possibile in taluni casi trasferire titoli da un intermediario all’altro, purché l’intestatario dei conti sia il medesimo.
L’operazione non è immediata, ma realizzabile, con la necessaria programmazione. A quel punto si può sfruttare un titolo in plusvalenza latente su di un dossier, per recuperare la minus su di un altro dossier.
Concentrarsi sul rendimento lordo invece che su quello netto
Un investimento può sembrare efficiente, ma se:
· Non compensa minus
· Genera solo redditi di capitale
· È fiscalmente inefficiente
Il rendimento netto può essere inferiore a un’alternativa meno appariscente.
La fiscalità è parte integrante del rendimento.
Non integrare fiscalità e strategia di portafoglio
La gestione delle minus non dovrebbe essere occasionale o all’evenienza.
Dovrebbe essere integrata nella strategia complessiva, perché l’obiettivo non è solo quello di pagare meno imposte, bensì ottimizzare il rendimento netto nel tempo.
Spesso può avere senso anche vendere in perdita un titolo in portafoglio (per poi eventualmente riacquistarlo), con l’obiettivo di generare una minusvalenza da utilizzare in compensazione di una plusvalenza che si intende o si è costretti a realizzare su altri strumenti.
La vera questione
Il dossier titoli non è un semplice estratto conto, bensì uno strumento fiscale.
· Chi lo ignora: perde efficienza, riduce rendimento e complica la pianificazione
· Chi lo governa: migliora il risultato netto, riduce gli errori e pianifica in modo più professionale
Ogni portafoglio andrebbe sin dall’inizio concepito in ottica di ottimizzazione fiscale, per essere preparati a gestire al meglio gli scenari che si presenteranno durante il percorso di investimento.
Tipi di reddito generati dai principali strumenti finanziari
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Andrea Fabbris – Consulente Finanziario Indipendente
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