Anche nelle scuole biellesi i docenti hanno cominciato a discutere della nuova riforma degli Istituti tecnici.
Nel Collegio docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Gae Aulenti” di Biella, tenutosi lunedì 20 aprile, la FLC CGIL ha preso una precisa posizione di netta contrarietà rispetto alla cosiddetta riforma degli Istituti tecnici. Qui di seguito vi proponiamo l’intervento del prof. Alberto Zola, presidente dell’Assemblea provinciale FLC-CGIL di Biella.
“Intervengo più per dovere d'ufficio che per intima convinzione.
Apprezzo lo sforzo della dirigenza di mitigare l'impatto negativo di questa riforma degli Istituti tecnici, ma temo che non basti.
Abbiamo preso l'abitudine (la pessima abitudine) di accettare senza discutere. Ma noi siamo un pezzo importante della classe intellettuale del nostro Paese: come possiamo abdicare a una delle nostre principali funzioni, quella di riflettere, quella di pensare?
Due sono le questioni aperte da questa riforma degli Istituti tecnici, una è una questione di metodo, l'altra una questione di merito.
Comincio dalla prima, il metodo.
La scuola è un patrimonio di tutte e di tutti. Vi sono stati periodi (penso agli anni Sessanta, Settanta e anche Ottanta) nel corso dei quali il dibattito sulle riforme scolastiche coinvolgeva l'intero Paese; appassionate discussioni si aprivano nelle assemblee, nei collegi docenti, nei consigli di classe, i docenti e i genitori si sentivano coinvolti nel processo di elaborazione relativo al varo della nuova scuola.
Da qualche anno a questa parte, nessun dibattito, nessuna discussione, nessun approfondimento, nessun coinvolgimento, non dico del Paese, ma neppure degli addetti ai lavori, dei docenti, dei professori.
Oggi le decisioni (spesso frutto dell'improvvisazione delle Amministrazioni centrali) vengono assunte da pochi e calate dall'alto, imposte dall'alto.
Io non credo che questo sia un buon sistema per rinnovare la nostra scuola, la quale, lo ammetto, è giusto che venga rinnovata, che si aggiorni, che si renda più conforme ai tempi attuali; ma credo che non sia corretto né di buon auspicio il metodo utilizzato oggi, ovvero quello di forzare, di imporre, senza aprire un ampio dibattito capace di coinvolgere gli addetti ai lavori (docenti, studenti, genitori), ma anche il sistema produttivo, anch'esso poco e mal consultato, in questo come in tanti altri casi.
Per quanto riguarda il merito, mi limiterò ad esprimere alcune perplessità, che sono le medesime perplessità manifestate in questi giorni dal sindacato che rappresento, la CGIL.
La filosofia sottesa alla riforma mi pare vada in una direzione piuttosto pericolosa; credo che impoverimento dell'offerta formativa, riduzione del tempo-scuola, accorpamento delle discipline, tagli agli organici e progressiva aziendalizzazione e privatizzazione della scuola pubblica siano i capisaldi fondamentali di questo provvedimento governativo.
Per tale ragione dichiaro il mio voto contrario e mi auguro che le forze politiche e sindacali riescano a riaprire il dibattito su una questione (quella della scuola e della sua riforma) di vitale importanza per il futuro del nostro Paese.”