C’è un tempo remoto che continua a pulsare sotto la pelle del presente. Un tempo in cui le parole non si fissavano sulla carta, ma si affidavano al respiro, al ritmo, alla memoria viva dei corpi. È il tempo dell’oralità, profondamente radicato nella terra di Sardegna, dove ancora oggi gli avvenimenti prendono forma in versi e in versi cantati, perpetuando una tradizione che resiste al passare dei secoli.
Anche lontano dall’isola, nella Penisola, nella “Terra manna”, che accoglie i Sardi disterrados, questo filo non si è spezzato. Continua a intrecciarsi nelle vite di chi ha portato con sé lingua, gesti e suoni, trasformando ogni evento significativo in racconto universale. Così è stato il 2 aprile 2026, Giovedì Santo, quando nella comunità si è accesa una nuova luce con la nascita dei gemelli Aurelio e Raimondo, figli di Yassmina e di Nicola Diana, giovane e apprezzato suonatore di launeddas, presenza viva nelle iniziative del Circolo sardo di Biella.
A dare voce a questo momento, secondo una consuetudine che affonda le radici nel mondo antico, è Nicola Loi di Ortueri, che si fa cantore e interprete di una memoria collettiva. La sua “Ninna nanna pro Aureliu e Remundu” non è soltanto un componimento poetico, ma un gesto carico di significato: una carezza sonora che accompagna il riposo dei neonati e, al tempo stesso, li introduce nella comunità attraverso il linguaggio più arcaico e universale, quello del canto.
Il ritmo degli endecasillabi in rime baciate si dispiega con naturalezza, sostenuto dalla torrada, la ripresa circolare delle parole che ritornano e si rinnovano nella stessa sestina. È un andamento cadenzato che richiama forme antiche, simili all’esametro e ai canti religiosi ed elegiaci, dove la reiterazione non è mera ripetizione, ma strumento di memoria e di trasmissione. “A chent’annos Aureliu e Remundu, / Salude fitiana siat a tundu. / Semper cun amistade soberana”: l’augurio si distende e si ricompone, muta ordine senza perdere forza, imprimendosi come un sigillo nella coscienza di chi ascolta.
In questo modo, la nascita diventa racconto, il racconto si fa patrimonio, e il patrimonio si trasmette. Prima della scrittura, era il ritmo a custodire il ricordo: la parola cantata si faceva ponte tra l’evento e la sua durata nel tempo, sottraendolo all’oblio.
La poesia, tradotta da Antonio Ledda di Villanova Monteleone e rivisitata da Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, un progetto che promuove la conoscenza e l’uso consapevole della lingua materna, rafforzandone il valore come strumento di identità e dialogo tra generazioni. L’iniziativa si inserisce inoltre nel più ampio percorso che collega idealmente il Circolo di Biella al Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata, in Argentina, dando vita a un ponte culturale che attraversa oceani e continenti.
È in questa prospettiva che si comprende pienamente il significato del gesto poetico, come sottolinea Battista Saiu: «Un ancestrale modo di memorizzare gli avvenimenti importanti all’interno della comunità, che abbiamo conosciuto e che oggi ritroviamo vivo nell’opera di Nicola Loi, esempio concreto di continuità nel presente; pratica che consente di declinare l’azione di “Su Nuraghe” attualizzandola secondo schemi sedimentati nel corso dei millenni».
Salvatorica Oppes
Nell’immagine: Convolvulus althaeoides. Nome italiano, convolvo. Nome sardo, aligadorza. Nome spagnolo, correhuela rosa. (foto di Davide Marras, Alghero).
Ninnia pro Aureliu e Remundu
A chent'annos Aureliu e Remundu,
Salude fitiana siat a tundu.
Semper cun amistade soberana,
A tundu sa salude fitiana.
Umpare azis a fagher’ bolos mannos,
Remundu e Aureliu a chent'annos.
Oe a Nigola e Yassmina Diana,
Pro bois est sa lughe soliana.
Faghet piaghere mannu fin'a nois,
Sa lughe soliana est pro bois.
Che rundine in beranu 'ola-'ola,
Oe a Diana Yassmina cun Nigola.
Siat in bona-sorte cust'istrina,
Fizos de cudd'antiga raighina.
Chi connoschedas un'era amiga,
Fizos de custa raighina antiga.
Che rocas de granitu unidos forte,
Chi siat cust'istrina in bona-sorte.
Pro balladores sonedas a cheddas,
Bellu cuncordu de sas launeddas.
Siat de armonia bonu-acordu,
De launeddas su bellu cuncordu.
De s'arte sarda su veru valore,
Cheddas sonedas a sos balladores.
Custa Ninnia bos cantent in coa,
Siat a s'antiga o a moda noa.
Semper a ballu tundu che sa roda,
Siat a s'antiga o a noa moda.
Siat sa vida che una galanìa,
Chi bos cantent in coa sa ninnia.
Nigolau Loi, Joja Santa 2026
Ninna nanna per Aurelio e Raimondo
A cent'anni Aurelio e Raimondo,
Salute costante sia intorno a voi.
Sempre con amicizia sovrana,
Intorno a voi la salute costante.
Insieme farete grandi voli,
Raimondo e Aurelio a cent'anni.
Oggi a Nicola e Yassmina Diana,
Per voi è la luce solare.
Fa piacere grande anche a noi,
La luce solare è per voi.
Come rondine in primavera vola-vola,
Oggi a Diana Yassmina con Nicola.
Sia di buona sorte questa strenna,
Figli di quell'antica radice.
Che conosciate un'epoca amica,
Figli di questa radice antica.
Come rocce di granito uniti forte,
Che sia questa strenna di buona sorte.
Per ballerini suonate forte,
Bella armonia delle launeddas.
Sia di armonia buon accordo,
Di launeddas una bella armonia.
Dell'arte sarda il vero valore,
Forte suonate per i ballerini.
Questa ninna nanna (vi) cantino sulle ginocchia,
Sia all'antica o alla moda nuova.
Sempre a ballo tondo come la ruota,
Sia all'antica o alla nuova moda.
Sia la vita come una bellezza,
Che vi cantino sulle ginocchia la ninna nanna.
Nicola Loi, Giovedì Santo 2026