Non passa la mozione del consigliere di minoranza Paolo Calabrese, presentata nella serata di mercoledì scorso, 25 marzo, nel corso del consiglio comunale di Vigliano Biellese. Il documento chiedeva lumi sul futuro dell’area verde della Malpenga, oltre a considerare un piano di recupero puntale ed efficace.
“Purtroppo, questo spazio non è più utilizzato dai tempi del Covid che oggi versa in uno stato di degrado e abbandono – sottolinea in aula – Da sempre, è stato utilizzato da giovani e famiglie per momenti di aggregazione, picnic e passeggiate, soprattutto sotto le festività di Pasqua e nel periodo estivo. Spiace non poterlo più utilizzare: da qui, la richiesta di valutare un sopralluogo con tutti i consiglieri comunali per comprendere lo stato dell’arte. Inoltre, poiché è stata manifestata l'intenzione di contestualizzare sentieri e percorsi collinari con il parco fluviale, ho chiesto che anche questa zona venga inserita, a beneficio del suo recupero”.
Sulla contenuto della mozione è intervenuto in consiglio l’assessore ai Lavori Pubblici Valeriano Zucconelli: “Apprezzo la natura di questa proposta poiché tratta tematiche e argomenti a cui questa amministrazione tiene molto come la valorizzazione delle aree verdi e il rispetto dell’ambiente ma entrando nel merito della questione sono in corso da anni riflessioni in merito su questo tema. In passato, abbiamo predisposto un progetto per il recupero di questo spazio che ruotava intorno ad una cifra di spesa pari a circa 100mila euro. Abbiamo cercato di prendere parte a bandi per intercettare qualche finanziamento ma nessuno è andato a buon fine”.
A questo si aggiunge la posizione decentrata dell’area picnic, molto distante dal centro di Vigliano. “Vari aspetti ci hanno portato a ritenere l’intervento non strettamente prioritario: la vulnerabilità dell’ecosistema di quella zona, confinante all’area Valgrande, da sempre monitorata – sottolinea Zucconelli - A ciò si aggiunge la mancanza di una figura di riferimento per la custodia di quest’area, presente in passato, oltre ad un impegno di spesa annuale pari a circa 25mila euro per la gestione dei servizi, ritenuta troppo onerosa. Non va poi dimenticato la carenza di spazi per le soste dei mezzi che potrebbero mettere a rischio la normale viabilità. Inoltre, il recupero di quest’area non può essere inserito nei fondi per la rinaturalizzazione della zona spondale del torrente Cervo: sono proprio due aspetti diversi. L’augurio è di trovare una soluzione condivisa e ottimale in tempi brevi, come ad esempio adottare una convenzione con attività private presenti nelle vicinanze”.