Nel silenzio vibrante che precede la Domenica Laetare, quest’anno celebrata il 15 marzo 2026, prende forma uno dei riti più suggestivi della tradizione cristiana: la preparazione delle palme intrecciate. Un tempo sospeso, in cui il gesto sapiente dell’uomo si intreccia con il ritmo della natura e con la dimensione più intima della fede.
Le palme, recise con cura e rispetto, custodiscono già nei loro filamenti la promessa della Pasqua, culmine del calendario liturgico. Le giovani foglie, rese chiare e docili dall’assenza di luce e dall’umidità controllata, vengono raccolte nei giorni che precedono la “domenica della gioia”, segno di sollievo nel cammino quaresimale. In esse si legge un linguaggio antico, fatto di attesa, speranza e rinascita.
Affidate a mani esperte, queste fibre vegetali si trasformano in delicate architetture: intrecci che evocano merletti, arabeschi, trame leggere e complesse. Ogni palma diventa così un’opera unica, fragile e preziosa, capace di raccontare la bellezza effimera della devozione popolare. Un’arte che non si limita all’estetica, ma si fa preghiera visibile, testimonianza concreta di una fede tramandata attraverso i gesti.
Come vuole la consuetudine, il lavoro prende avvio con la realizzazione di esemplari campione, modelli che custodiscono e rinnovano motivi ornamentali ereditati dal passato. È un sapere che si trasmette nel tempo, spesso in ambito familiare, attraverso l’osservazione, la pazienza e la pratica condivisa.
Anche quest’anno, in collaborazione con il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, sarà la famiglia di Giovanni Scannella e Laura Lantero a dedicarsi all’intreccio delle palme destinate alla Diocesi. Un impegno che si svolge nella discrezione domestica, ma che assume il valore di una liturgia silenziosa: un rito che unisce dimensione privata e significato comunitario, cultura e spiritualità.
Particolarmente significativa, per il 2026, è la realizzazione della palma con “su siddu”, la sfera posta al vertice dell’intreccio. Dono della Comunità dei Sardi di Biella al vescovo mons. Roberto Farinella, questo elemento racchiude un simbolismo profondo: richiama l’idea di autorità e pienezza, ma anche l’archetipo universale dell’uovo cosmico, origine della vita e immagine della creazione. Un segno che attraversa epoche e civiltà, giungendo fino a noi come testimonianza della continuità tra sacro e umano.
Le palme, autentiche espressioni di arte effimera, saranno consegnate ufficialmente sabato 28 marzo, alle 9.30, presso il Vescovado di Biella. A precedere l’incontro, una breve ma intensa processione attraverserà le vie cittadine: dalla sede di “Su Nuraghe”, in via Galileo Galilei, un gruppo di soci in abito tradizionale sardo accompagnerà il dono, scandito dalle sonorità arcaiche e solenni delle launeddas di Nicola Diana, Maurizio Caria e Elena Toniato.
Sarà un momento di forte impatto emotivo e simbolico, in cui musica, tradizione e fede si fonderanno in un’unica narrazione collettiva. Un gesto che non è soltanto rievocazione, ma presenza viva di una religiosità popolare capace di trasmettere valori, identità e senso di appartenenza.
In un tempo spesso segnato dalla frammentazione, queste pratiche antiche continuano a custodire e rinnovare il legame tra le generazioni. La palma intrecciata, fragile e luminosa, diventa così segno tangibile di una fede che si fa comunità, memoria condivisa e speranza che si rinnova.
Per chi lo desidera, sarà possibile richiedere una piccola palma “filada”, realizzata secondo l’antica arte dell’intreccio, fino a esaurimento disponibilità.
Informazioni e richieste: Anna – 347.125.7464