COSTUME E SOCIETÀ - 16 marzo 2026, 07:50

Pellegrini di fede: la comunità sarda di Biella alla novena di San Giuseppe di Riva

Nell’immagine: la comunità sarda di Biella al sacello di San Giuseppe di Riva con mons. Salvatore Pompedda, il diacono Marco Gamberini e confratelli della Pia Unione con il priore Marco Donati

Da anni, nel sabato compreso nella novena dedicata al Patriarca San Giuseppe, la comunità dei Sardi rinnova un gesto di intensa devozione popolare: muove i suoi passi dalla sede del quartiere cittadino in cui vive e opera per raggiungere in pellegrinaggio il sacello di San Giuseppe di Riva.

Il piccolo tempio votivo, edificato nel 1644 lungo l’antica via che conduce al santuario eusebiano alpino di Santa Maria di Oropa, continua a essere luogo di preghiera per i fedeli del Biellese. La cappella, nucleo originario dell’attuale complesso religioso, sorge su uno sperone roccioso che domina il torrente Cervo ed era in origine una delle tappe del cammino dei pellegrini diretti al santuario mariano, custode di secolari tradizioni di fede.

Il percorso che conduce a Oropa affonda le radici nella più antica evangelizzazione del Piemonte. Secondo la tradizione locale, profondamente radicata nel territorio, la cristianizzazione del culto mariano oropense – dedicato a Maria “Deipara”, Madre di Dio – risalirebbe a sant’Eusebio da Cagliari, primo vescovo di Vercelli, nominato da papa Giulio I il 16 dicembre dell’anno 345. A lui si attribuisce l’opera missionaria che portò il Vangelo nelle terre piemontesi ancora segnate da culti pagani, dando origine a una consuetudine religiosa, che attraversa quasi diciassette secoli di storia cristiana.

Eredi di questa lunga continuità spirituale, i Sardi di Biella partecipano da tempo alla novena di San Giuseppe accogliendo l’invito dei confratelli della Pia Unione Pro Transitu – Associazione di apostolato dedicata alla preghiera in soccorso dei morenti, fondata oltre un secolo fa da san Luigi Guanella. L’istituzione, oggi guidata dal priore pro tempore Marco Donati, raccoglie l’eredità del compianto Gabriele Prola, proseguendo un costume di servizio religioso, che unisce devozione, solidarietà e accompagnamento.

La ricorrenza di quest’anno cade in un tempo particolarmente significativo del calendario liturgico. La quarta domenica di Quaresima, detta Laetare, interrompe simbolicamente la severità del cammino penitenziale: il colore dei paramenti sacri passa dal violaceo quaresimale al rosaceo, segno di una gioia anticipata che prelude alla Pasqua. In molte tradizioni popolari questo momento indica anche l’avvio di antichi riti domestici e comunitari. Tra essi, la preparazione dei tradizionali nenneres: semi di grano, lino, ceci o lenticchie fatti germinare al buio, destinati a decorare l’altare del Santissimo Sacramento nel Giovedì Santo, quando le specie eucaristiche vengono custodite dopo la Missa in Coena Domini.

Negli stessi giorni, si recidono anche le palme che verranno intrecciate per essere portate in processione in ricordo dell’ingresso di Cristo in Gerusalemme nella domenica precedente la Pasqua di Resurrezione. La data della Pasqua, stabilita dal Concilio di Nicea, cade infatti la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. A precedere tale solennità, la festa di San Giuseppe – celebrata il 19 marzo – onora lo sposo della Vergine Maria e padre putativo del Redentore, tradizionalmente raffigurato con il bastone fiorito, anticipazione visiva della primavera, simbolo della scelta divina.

Questa iconografia trae origine dal Protovangelo di Giacomo, testo apocrifo che narra come i pretendenti la mano di Maria depositarono i loro bastoni nel tempio: quello di Giuseppe fiorì prodigiosamente, spesso rappresentato come un giglio, segno della sua elezione e simbolo di purezza e castità.

Il significato di tali simboli è stato richiamato ai fedeli dal presidente del Circolo culturale sardo “Su Nuraghe”, Battista Saiu, prima dell’inizio della celebrazione eucaristica. A presiedere la liturgia prefestiva è stato mons. Salvatore Pompedda, originario di Pattada, in provincia di Sassari, sacerdote collegiale del Santuario di Oropa e uno dei quattro presbiteri sardi che esercitano il ministero nella diocesi di Biella. Con lui il diacono Marco Gamberini, della parrocchia di San Biagio, terziario francescano.

Il contributo della comunità isolana non si è espresso soltanto nella partecipazione dei fedeli, ma anche nella dimensione musicale della celebrazione. Le Voci di Su Nuraghe, dirette da Roberto Perinu, hanno accompagnato la liturgia con canti in lingua sarda, arricchendo il momento religioso con le sonorità e le tradizioni della terra d’origine.

Le celebrazioni proseguono domenica 15 marzo. Alle ore 10.30 è prevista la Santa Messa della comunità parrocchiale di San Cassiano, animata dal coro di “Sanca” diretto da Francesca Grigoli con l’organista Paolo Robazza, alla presenza dei giovani e delle famiglie dell’oratorio salesiano. Presiede il parroco don Piero Grosso. Nel pomeriggio, alle 16.30, sarà celebrata la Santa Messa festiva presieduta dal canonico don Massimo Minola, cui seguirà una meditazione musicale a cura dell’organista Matteo Albergante.

Il ciclo di celebrazioni culminerà giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe. Alle 10 sarà celebrata la Santa Messa presieduta da don Francesco Fittipaldi; alle 16 si terrà il canto dei Vespri dedicati al Santo e, alle 16.30, la solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Biella, mons. Roberto Farinella. In serata, alle 21, la tradizionale fiaccolata accompagnerà la statua del Patriarca lungo la salita verso la chiesetta, con la partecipazione delle confraternite; alle 21.30 seguirà la Santa Messa di ringraziamento presieduta dal canonico don Paolo Boffa Sandalina.

Un appuntamento che unisce fede, memoria e identità, nel quale la comunità sarda di Biella rinnova ogni anno la propria presenza nella vita religiosa del territorio, testimoniando come la devozione popolare possa diventare anche occasione di incontro tra culture e tradizioni diverse, custodite nella comune radice cristiana.

Simmaco Cabiddu (Su Nuraghe Biella)