La poesia è la sua passione. A 96 anni, Onorina Garonetti Avogadro in queste settimane ha vinto il primo premio assoluto per la sezione Poesia con il componimento Amore per la terra natia” al Premio Nazionale Letteratura d'Amore 2026, alla XXXIII edizione. Onorina, nata nel Principato di Lucedio, vive a Tavigliano, ha fatto per 41 anni la maestra elementare, e tutti in paese la chiamano ancora maestra, a cominciare dai suoi ex allievi, che vede ancora saltuariamente per mangiare con loro una pizza o vanno a trovarla a casa.
Onorina quando ha iniziato a scrivere? Che cosa la ispira?
Ho sempre scritto, già da giovane, attratta dalle meraviglie della natura, dall'espressione colorita delle persone, dai miei sogni di ragazza, dai giorni lieti della vita, tenuta per mano dallo stimolo della curiosità, non pettegolezzo. E quando essa si allineò alla fantasia, mi venne l'estro della poesia.
Ha scritto anche dei libri e ha vinto diversi altri premi per la poesia, anche in piemontese.
Ho scritto tre libri. Il primo è "Sapore di vita", è in prosa, intervallato da qualche poesia. In esso descrivo la vita faticosa, ma sempre del tempo passato, che si accontentava del poco e conosceva l'onestà e il rispetto. Il secondo è "Gente comune", in prosa e poesia. Il terzo è "Bozzetti di vita sparsi nel tempo", dove scrivo poesie di vari argomenti e termino con le poesie dall'anno 2017 al 2022, presentate e premiate dal Centro Studi Cultura e Società di Torino “Piemont ch'a scriv e le sue tradizioni”, dove io però scrivo in italiano.
Qualche anno fa ha perso sua figlia, un fatto terribile che non dovrebbe mai accadere ad una mamma. Lei ha sfogato il suo dolore anche con i versi?
Nella tragedia della perdita di mia figlia, ho cercato di annegare il dolore nel pianto, ma non ci sono riuscita. Quindi ha iniziato a scrivo anche dei versi, sull'amore, sull'amore per i figli. Ho scritto dell'amore filiale, dell'amore materno, dell'amore proprio in senso lato. Questo, per esempio, è uno dei componimenti dedicati a mia figlia: “Offro ogni giorno al cielo un messaggio leggero, un mio soave bacio, un tenero pensiero, una carezza sorridente verso l'immensità dove brillano gli spiriti puri, nella grande luminosità. Piove o tira vento? Con te felice il mio cuore è felice contento, ovunque camminiamo mi assisti vigile, mi prendi per mano ed io con amore e fiducia confido a te sempre parte di me. E' legge di natura, la mamma si congiunge alla sua creatura, La vita con te fu un grande dono ora la vivo come un sogno”.
Restando nella sfera personale, lei esce ancora con le sue amiche, ha festeggiato con loro anche il suo compleanno in questi giorni, il suo 96°.
Festeggio da sempre il compleanno con la famiglia di mio figlio, che ha due figlie gemelle che attualmente studiano in Irlanda, nonché con la famiglia della sorella del fratello di mia nuora, entrambe con due figli ciascuna. Da due anni festeggio anche con le mie due carissime amiche, che vengono a trovarmi la domenica pomeriggio e ci divertiamo tanto con una partita a Burraco, me l'hanno insegnato loro. Siamo tre Acquari, andiamo d'accordo. Fino a qualche anno fa uscivo a mangiare la pizza con i miei allievi poi ultimamente non ci siamo più trovati la qualche mia ex allieva viene ancora a trovarmi, ed è bello ricordare i tempi passati.
Ha fatto la maestra per 41 anni. Conosceva i giovani di allora e conosce quelli di oggi, vede delle differenza tra loro? Se la sente di fare un invito alle nuove generazioni?
Sì. Ho fatto la maestra per 41 anni e ho vissuto con i giovani di un tempo e vedo quelli di oggi. Tra le due generazioni c'è un abisso. I bambini del passato venivano a scuola con una base di educazione familiare e vedevano la maestra come un'autorità. L'ascoltavano, l'ubbidivano e imparavano. A scuola si viveva con educazione, rispetto e dignitosamente. Oggi, i genitori moderni sembrano aver abdicato al loro ruolo. Sono troppo protettivi e permissivi.
Donano al figlio il telefonino, o lo smartphone. Lo portano a scuola in auto e delegano alla scuola tutto quanto, tornando sollevati alle loro occupazioni e preoccupazioni. Capita così, no? Non è voler dir male, è la vita che porta a far questo. Il ragazzo, con “l'amico di metallo”, io lo chiamo così il telefonino, questo compagno che ha.
E ho anche scritto una poesia sull'amico di metallo, il fatto è che vive in un mondo irreale e pretende i voti belli perché sa che se la realtà sarà diversa, non sarà colpa sua, ma degli insegnanti che sovente vengono anche sgridati dai genitori. La scuola non è più il luogo dove si socializza, si studia e si impara a comportarsi correttamente per la vita, ma quasi un tempo perso, disturbato dal telefonino che include nel mondo irreale l'ambiente dove i giovani combinano pericolose uscite serali.