SPORT - 28 febbraio 2026, 08:20

Olimpiadi Milano-Cortina, le riflessioni di Sara Bortolozzo: “ Dietro ogni podio c’è una voce che ha saputo scegliere le parole giuste”

Olimpiadi Milano-Cortina, le riflessioni di Sara Bortolozzo: “ Dietro ogni podio c’è una voce che ha saputo scegliere le parole giuste”

Le luci di Milano Cortina si sono spente e le medaglie hanno trovato i loro proprietari.  E Il pensiero di quei millesimi di secondo che separano l’oro dal quarto posto mi fa pensare. 
Mi fa riflettere su quanto quella differenza, in fondo, riguardi anche tutti noi: a casa, in ufficio, o nello studio.

Le Olimpiadi, in fondo, ci mettono davanti ad un dato di fatto, scientificamente provato: sul blocco di partenza, i finalisti si equivalgono: stessa preparazione, doti fisiche speculari, stessa fame di vittoria.  Eppure, uno vince e gli altri no. Cosa c’è sia in quella distanza infinitesimale?  La risposta che trovo ogni giorno nel mio lavoro: è che non sia il corpo a decidere, sia la potenza invisibile delle parole.

Arrivati ai vertici, è come se il cervello diventasse il braccio destro di un "software" interno.  C’è chi sale sul ghiaccio sussurrando: "Spero di non sbagliare".  E c’è chi lo fa dicendosi: "So esattamente cosa fare". E’ interessante sapere che chi sceglie parole d’azione stia, in realtà, dando un comando biochimico al proprio corpo.  La fatica si fa spinta, il dubbio si trasforma in certezza, in un attimo.  Chi vince, spesso, ha semplicemente coltivato un’ecologia linguistica che non lascia spazio all'incertezza, solo al movimento. Ha allenato il suo cervello ad essere performante quanto il fisico. 

Nessun atleta è un’isola: è un lavoro di squadra. Dietro ogni podio c’è un coach, una famiglia, una voce che ha saputo scegliere le parole giuste. 

Perché le parole che riceviamo sono come ancore:
• Un feedback secco "Hai sbagliato di nuovo", può chiudere lo stomaco e irrigidire i muscoli.
• Un feedback che accompagna "Riprova, prosegui! apre il respiro e libera il talento.

Questa dinamica mi emoziona perché non è confinata alle gare. È ciò che accompagna ogni nostra relazione:
• In Famiglia: il nostro primo, vero team. Qui le parole possono essere scudi o frecce. Imparare a "dirsi le cose" con cura non è solo gentilezza, è allenare campioni di resilienza.
• In Azienda: dove un team che parla "pulito" va più veloce di uno che si perde nei fraintendimenti.
• Nello Studio: dove non vince chi sta più ore sui libri, è chi impara a calmare il rumore della propria mente.

La performance è un evento fisico e un evento linguistico: in ogni campo.  Le parole che scegliamo per descrivere e affrontare le nostre sfide sono le leve che, senza che ce ne accorgiamo, attivano o bloccano il nostro potenziale. Se oggi dovessi guardare al tuo vocabolario, oltre che ai tuoi strumenti, che storia ti racconteresti? 

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Dott.ssa Sara Bortolozzo, Coach, Master p. PNL, formatrice, mamma e moglie