CRONACA - 28 febbraio 2026, 06:50

A Biella chi ha fame non aspetta: quando per cenare "serve" la pistola

A Biella chi ha fame non aspetta: quando per cenare "serve" la pistola - Illustrazione di Giovanni Cavallo

C'è chi prenota, chi vaga in cerca del ristorante attendendo l'orario di apertura, e chi decide che la fame è un diritto assoluto.

A Biella un uomo entra in un ristorante nel tardo pomeriggio, chiede di cenare e, alla risposta che il locale è ancora chiuso, tira fuori un revolver, che solo in seguito si rivelerà una scacciacani. Il risultato è una denuncia per porto di oggetti atti ad offendere e procurato allarme.

Di seguito l'articolo di riferimento: Biella, entra in un ristorante e mostra una pistola: "Voglio cenare"

Bisogno e pretesa viaggiano sugli stessi binari e se la fame appartiene alla prima categoria, la pistola è relegata alla seconda. Quando è diventato normale pensare che un desiderio personale abbia diritto di precedenza su tutto il resto? L’immediatezza è diventata valore assoluto e l’attesa un’ingiustizia intollerabile. Se ho fame, devo mangiare ora. Se voglio qualcosa, la voglio subito. Se c’è un ostacolo – orario, regola, turno – diventa un affronto: il ristorante chiuso è un torto personale.

La pistola, vera o finta che sia, diventa allora un linguaggio per dire "il mio bisogno conta più delle regole". Eppure la ristorazione, come ogni spazio pubblico, vive di tempi condivisi. Aperture, chiusure, turni, preparazioni fanno parte dell’ordinario funzionamento di una comunità. Il rispetto di questi limiti è ciò che permette a tutti di convivere. 

In un tempo in cui tutto sembra dovuto, anche l’attesa può diventare un esercizio civile.

Redazione, G. Ch.