COSTUME E SOCIETÀ - 27 febbraio 2026, 07:50

Biella, quando l’acqua canta primavera: la poesia di Nicola Loi unisce Sardegna e diaspora

Dalla pioggia che nutre la terra all’incontro tra continenti: lingua, memoria e identità nel laboratorio linguistico promosso dal Circolo Su Nuraghe

Villanova Monteleone, “Domus de Janas” di Pottu Codinu (foto di Sergio Melis).

Mentre in Sardegna l’inverno sembra voler resistere come accadeva un tempo — stagioni lunghe, piogge insistenti e cieli carichi d’acqua — nel resto della Penisola l’aria primaverile appare già annunciata. È proprio in questo contrasto climatico che giunge la poesia “Torrat beranu / Arriva primavera” del poeta ortuerese Nicola Loi, un componimento che assume i tratti di un antico canto agreste, capace di trasformare la cronaca meteorologica in riflessione universale.

Come un moderno vate della tradizione pastorale sarda, Loi invita a rileggere il significato profondo della pioggia, elemento spesso percepito solo come disagio o calamità. Nei suoi versi, l’acqua diventa invece promessa di rinascita:

“Deviat esser’ annada de bundu.
S'abba in totue, istrinat umores,
Richesa dat sa terra in su profundu”,

ovvero: “Dovrebbe essere annata di abbondanza. / L'acqua dappertutto, sprigiona umori, / Ricchezza dà la terra dal profondo”.

L’acqua non è soltanto nutrimento della terra, ma anche musica e festa comunitaria. Il poeta evoca il suono dei campani che animano gli ovili — “Poninde festa in donzi cuile”, “mettendo festa in ogni ovile” — intrecciandolo simbolicamente con il rintocco del campanile, voce collettiva che sa unire paesaggio rurale e dimensione spirituale.

Ne emerge un’ode luminosa, quasi controcorrente rispetto ai diffusi timori suscitati dalle piogge abbondanti che, negli ultimi mesi, hanno colpito l’Isola. Nicola Loi rievoca i periodi di siccagna, quando la mancanza d’acqua impoveriva campagne e comunità. Nei versi conclusivi, il poeta ribalta la percezione del presente:

“No est comente ateros istios,
Chi timias su solianu raju…
Est sa bundante abba de ocannu,
A boghe arta narat, no est dannu!”

cioè: “Non è come altre estati, / quando temevi i raggi del sole, / con sorgenti che davano l’addio. / È l’abbondante acqua di quest’anno, / a voce alta dice: non è danno!”

La poesia — tradotta da Antonio Ledda, di Villanova Monteleone, e rivisitata da Roberto Perinu — entrerà a far parte dell’antologia del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, progetto dedicato alla lettura e alla scrittura nel sardo contemporaneo. L’iniziativa valorizza la lingua madre come strumento vivo di trasmissione culturale, identità condivisa e dialogo intergenerazionale.

Il percorso didattico, promosso dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella e documentato anche sul sito istituzionale www.sunuraghe.it si sviluppa in una dimensione internazionale: un laboratorio linguistico transoceanico che collega Piemonte e Argentina mediante la collaborazione con il Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata. Gli incontri online, realizzati tramite la piattaforma Zoom, costruiscono un ponte ideale tra comunità lontane geograficamente ma unite dalla stessa eredità culturale.

In questo scambio continuo tra Sardegna e diaspora, la poesia diventa luogo d’incontro e di memoria: una corrente d’acqua che attraversa oceani e generazioni, mantenendo viva la lingua e il sentimento di appartenenza dei Sardi nel mondo.

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe