Proprio qualche settimana fa, in un mio articolo, parlavo della "Sottile linea rossa": quel confine tra l’IA usata per la difesa (VAPT) e il suo potenziale utilizzo per l’offesa informatica. Avevamo visto come l'integrazione tra la solidità di Kali Linux e il plugin che sfrutta le potenzialità di Gemini-cli (Google) abbia reso le operazioni di sicurezza molto più accessibili, ma allo stesso tempo più pericolose.
Oggi quella linea non è più solo sottile: è stata già superata, e forse in modo rischioso. Se con Gemini-cli parlavamo di un'integrazione in cui, a fronte di una domanda specifica, veniva fornito un suggerimento di comando che l'utente poteva decidere di applicare, modificare o ignorare, con l’entrata in campo di OpenClaw il paradigma cambia. Si passa dall’IA come strumento di supporto a un’IA che agisce al posto nostro. Ed è qui che il problema si sposta dalla scrivania alla nostra sfera più intima e personale.
Cos’è OpenClaw e come "prende vita" sul tuo PC
Già la scelta del termine Claw (artiglio) non è forse tra le più rassicuranti. Si tratta di un’implementazione ispirata alle capacità di "Computer Use" (uso del computer) da parte di un’intelligenza artificiale. L'idea di far manovrare il proprio PC da un "artiglio" software trasmette, già di per sé, una sensazione di disagio. Se le chatbots con cui siamo abituati a interagire servono a fornire informazioni, OpenClaw estende le funzionalità dell’IA dotandola di un "braccio meccanico" che le permette di uscire dalla solita scatola testuale.
Il funzionamento è tanto affascinante quanto inquietante. OpenClaw utilizza un agente software installato sul computer che funge da intermediario tra il modello linguistico (LLM) e il sistema operativo. Immaginate di chiedere qualcosa all’IA e che, anziché ricevere una risposta testuale o vocale, sia l’IA stessa a compiere materialmente le azioni sul desktop per conto vostro.
Cosa può fare concretamente questo plugin?
Immaginate un prompt del tipo: “Cercami nella cartella documenti le ultime analisi del sangue dove avevo il colesterolo alto e inviale per mail al mio medico di famiglia”. L’output non sarà un testo, ma l’esecuzione fisica del compito: l'IA cercherà tra i file, aprirà i documenti per verificare i valori e infine si collegherà alla vostra mail per inviare l’allegato. Utile o inquietante? Decidete voi.
Dalle specifiche di OpenClaw, le integrazioni possibili – oltre a quelle con il sistema operativo – includono:
- App di messaggistica: WhatsApp, Telegram, Signal, iMessage, Teams, ecc.
- App di altre Intelligenze Artificiali: Anthropic, OpenAI, Google, xAI, Perplexity, ecc. (l'integrazione probabilmente più complessa e delicata).
- App di produttività: Trello, GitHub, Obsidian, ecc.
- Intrattenimento: Spotify.
- Browser ed e-mail: Chrome e Gmail.
- Sistemi operativi supportati: macOS, iOS, Android, Windows e Linux.
Un panorama vastissimo, vero?
La perdita di controllo: il rischio per la sfera personale
Se la combinazione Kali/Gemini-cli ci preoccupava per la sicurezza delle reti, OpenClaw deve farci riflettere sulla sicurezza dei dati personali.
Il rischio principale è la perdita di controllo sulle informazioni. Affidando l'intera gestione dei dati a un’IA, apriamo le porte della nostra vita digitale a un’entità di cui conosciamo ancora troppo poco. C'è poi il tema della "Prompt Injection" indiretta: se l'IA, mentre esegue un compito, legge una mail o un sito web contenente un comando malevolo nascosto, potrebbe essere istruita a nostra insaputa a esfiltrare file o installare software indesiderato. In questo scenario, l'utente non è più il supervisore, ma un osservatore passivo di un sistema che agisce alla velocità della luce.
Siamo pronti per un viaggio verso un'autonomia consapevole?
OpenClaw e strumenti simili promettono di liberarci dai task ripetitivi, trasformando il PC in un collaboratore autonomo. Tuttavia, la "Sottile Linea Rossa" si è spostata: non riguarda più solo chi usa lo strumento, ma quanto potere decisionale siamo disposti a delegare.
Prima di installare il prossimo plugin "miracoloso", dovremmo chiederci: siamo davvero pronti a rinunciare a quell'autonomia decisionale e discrezionale che è, da sempre, una prerogativa unicamente umana?
"Il vero pericolo non è che i computer inizino a pensare come gli uomini, ma che gli uomini inizino a pensare come i computer."
— Sydney J. Harris
Per maggiori informazioni:
Sito web: www.seccomarco.com