A Mongrando tiene banco il tema dell’aumento delle tariffe della mensa scolastica delle scuole di ogni ordine e grado. Rincari comunicati alle famiglie nelle scorse settimane che diventeranno operativi dal 1° marzo.
A detta di un gruppo di genitori “le cifre risultano esorbitanti, tanto da mettere in difficoltà sia le famiglie dei residenti sia quelle provenienti da fuori comune: parliamo di oltre 130 euro mensili a bambino. Le famiglie si sono riunite giovedì scorso per condividere il proprio disappunto e avviare una petizione al sindaco e alla giunta, con tutte le richieste dettagliate, che saranno sottoposte quanto prima all’attenzione del Comune. In assenza di risposte adeguate e di un ripensamento dell’aumento tariffario dal parte del sindaco e della giunta, le famiglie si vedranno costrette a valutare iniziative collettive a tutela del diritto ad un accesso equo al servizio, affinché il costo della mensa non diventi un fattore di esclusione o discriminazione”.
Sulla questione è intervenuto anche Yurj Rosso, capogruppo di MongranDomani, una delle minoranze presenti in consiglio comunale: “Già nel consiglio comunale del 18 dicembre scorso ci siamo opposti all'incremento del prezzo della mensa, votando contrari a tale scelta. Una scelta in tutto e per tutto politica. Questo perché i soldi per contrastare l’aumento, alleviando le finanze di molte famiglie, potevano essere sottratti ad altri capitoli del bilancio e investiti nei servizi scolastici. Siamo molto preoccupati per tante famiglie che dovranno sobbarcarsi costi elevati per permettere un pasto ai loro figli, soprattutto con un’enorme differenza fra residenti e non residenti, rischiando così di delegittimare il diritto allo studio. Inoltre, vedendo i prezzi più economici di altri istituti scolastici a pochi chilometri da Mongrando, le famiglie potrebbero portare altrove i propri figli rischiando così di vedere crollare il numero di allievi. In un’ epoca in cui l’aggregazione giovanile è sempre più carente, dover spingere le famiglie a portare i propri figli a mangiare a casa, per evitare costi eccessivi, significa isolarli e togliere una possibilità di socializzazione formativa. La mensa è molto di più di un semplice pasto”.
Sulla vicenda ha preso la parola anche l'amministrazione: “Il Comune ha chiarito le ragioni dell’adeguamento delle tariffe del servizio mensa scolastica, sottolineando come la decisione non sia stata presa a cuor leggero ma sia frutto di una necessità legata all’aumento dei costi. L’obiettivo dichiarato resta quello di garantire la qualità del servizio contenendo, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie. Già nel settembre 2024 l’amministrazione si era fatta carico di un primo adeguamento contrattuale ma i successivi rincari delle materie prime e delle utenze hanno però reso inevitabile una revisione delle tariffe. Per attenuare l’impatto dell’aumento sono stati introdotti sette scaglioni Isee, con l’intento di tutelare in modo particolare i nuclei con redditi più bassi. È stata inoltre confermata una differenziazione tra residenti e non residenti: i primi contribuiscono già al servizio attraverso le imposte comunali mentre per i secondi è previsto un costo maggiore, in linea con quanto avviene in altri comuni. L’incremento medio massimo previsto, nel caso di alunni della scuola dell’infanzia e primaria non residenti che usufruiscono della mensa cinque giorni a settimana, sarà di 11 euro al mese. Per gli studenti della scuola secondaria di primo grado, invece, l’utilizzo del servizio si limita a due giorni settimanali, circostanza che riduce automaticamente la spesa complessiva per le famiglie”.