Music Cafè - 01 febbraio 2026, 08:00

Riascoltati per voi: David Bowie – Blackstar (2016)

Riascoltati per voi: David Bowie – Blackstar (2016)

Il 2016 è stato un anno particolarissimo per la musica: purtroppo molti artisti storici hanno salutato il mondo terreno (David Bowie, Prince, Leonard Cohen, giusto per citarne alcuni), ma proprio in quell’anno ci hanno lasciato dei testamenti artistici che ancora oggi emozionano e fanno riflettere. In questo quinto appuntamento con la nostra rubrica settimanale, “Riascoltati per voi”, non potevo che scegliere uno di quei dischi che nascono come addio, ma restano come capolavori: signori e signore, vi sto ovviamente parlando di “Blackstar” dell’artista geniale David Bowie.

Nel 2013, David Bowie era tornato dopo un lungo silenzio pubblicando l’album “The Next Day”, ma “Blackstar” è tutta un’altra cosa! Quello che vi presento oggi è un disco oscuro, sperimentale, che mescola jazz, elettronica, rock e un senso di inquietudine che ti avvolge ad ogni nota che viene suonata. Tutto questo grazie alla complicità di musicisti jazz newyorkesi, tra cui il sassofonista Donny McCaslin. In questo album, David Bowie costruisce un suono alieno e contemporaneo, come se volesse già staccarsi da questo mondo.

Sono convinto che ci siano album che si ascoltano, poi ci sono album che si vivono, che ti parlano come un addio sussurrato o come una confessione. Beh, “Blackstar” è esattamente tutto questo. Pubblicato l’8 gennaio 2016, giorno del suo sessantanovesimo compleanno. Due giorni dopo, Bowie moriva. Il mondo rimase senza parole, ma bastò riascoltare il disco per capire: aveva pianificato tutto. In quelle sette tracce, aveva messo dentro il suo modo di dire “addio e grazie” a tutto il mondo. 

“Blackstar” è un disco che vive sospeso tra il terrestre e il cosmico. Il suono della batteria è spesso irregolare, i fiati creano un’atmosfera inquieta, e la voce di Bowie, sicuramente più fragile ma mai spezzata, avvolge tutto insieme. È un disco difficile, ma incredibilmente coerente: ogni suono ha un senso, ogni silenzio pesa. Non è un album da capire: è un album da sentire.

Questo non è un disco da mettere come sottofondo, è da ascoltare in silenzio, magari in una stanza buia. Prendetevi il vostro tempo. Non serve capire ogni verso: basta lasciarsi attraversare dal mistero e dalla bellezza di ciò che David Bowie ha costruito. È un’esperienza più che un ascolto. Un vero capolavoro che chiude un cerchio. Il testamento perfetto di un genio che, anche morendo, ha trovato il modo di reinventarsi.

I miei brani preferiti sono: "Blackstar", "'Tis a Pity She Was a Whore", "Lazarus","Dollar Days" e "I Can't Give Everything Away".

Voto: 9,5

Tracce: 

1) Blackstar – 9:56

2) 'Tis a Pity She Was a Whore – 4:45

3) Lazarus – 6:23

4) Sue (Or in a Season of Crime) – 4:35

5) Girl Loves Me – 4:53

6) Dollar Days – 4:36

7) I Can't Give Everything Away – 5:41

Durata: 41 minuti.

Formazione:

- David Bowie – voce, chitarra acustica, arrangiamento strumenti ad arco, chitarra Fender.

- Donny McCaslin – sassofono, flauto, legni.

- Jason Lindner – pianoforte, organo Wurlitzer, tastiera.

- Tim Lefebvre – basso.

- Mark Guiliana – batteria, percussioni.

- Ben Monder – chitarra.

- Tony Visconti – strumenti ad arco.

- Erin Tonkon – cori.

- James Murphy – percussioni.

Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “Blackstar" di David Bowie, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni. 

Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!

Andrea Battagin