Nel mondo della tecnologia, gli incontri di alto livello seguono solitamente un copione preciso: grafici di borsa, roadmap di nuovi microchip, strategie per dominare il mercato dell'Intelligenza Artificiale. Ma ci sono momenti in cui il business si ferma, il rumore dei server si spegne e resta solo l'umanità nella sua forma più cruda e potente. È quello che è successo poche settimane fa negli uffici di Nvidia in Israele, quando Jensen Huang, l'uomo che guida l'azienda più preziosa del pianeta, ha incontrato Avinatan Or.
Non era un incontro tra un capo e un dipendente. Era l'incontro tra due sopravvissuti, su scale drasticamente diverse. Da una parte l'uomo che ha trasformato una startup di schede grafiche in un impero da triliardi di dollari; dall'altra l'ingegnere che ha sopravvissuto a 738 giorni di inferno nei tunnel di Gaza, ostaggio di Hamas, senza mai perdere la speranza.
738 Giorni di buio
Per capire la portata di questo evento, bisogna riavvolgere il nastro. Avinatan Or, un brillante ingegnere elettrico del team Nvidia, è stato rapito il 7 ottobre 2023 dal festival Nova, insieme alla sua fidanzata Noa Argamani (diventata uno dei volti simbolo del 7 ottobre e liberata mesi prima di lui). Per due anni interi, mentre il mondo fuori continuava a girare, mentre Nvidia lanciava nuove generazioni di chip e l'IA cambiava il mondo, il tempo per Avinatan si era fermato.
Due anni sono un'eternità. Sono 738 albe che non vedi, 738 giorni di incertezza, paura e privazioni. La notizia del suo rilascio, avvenuta nell'ottobre 2025, ha scatenato un'ondata di commozione globale. Ma è stato il suo ritorno in "famiglia" – la famiglia aziendale di Nvidia – a segnare uno dei momenti più toccanti.
Nella sua lettera ai dipendenti, Jensen Huang ha descritto il ritorno di Avinatan non come una notizia aziendale, ma come un miracolo personale. Ha parlato di una "luce che ritorna", giocando sul significato del cognome "Or" (che in ebraico significa Luce), sottolineando come la resilienza di questo giovane ingegnere abbia dato una lezione di vita a tutti i 30.000 dipendenti del colosso tech.
L'incontro: Due tipi di forza a confronto
Quando Jensen Huang e Avinatan si sono finalmente stretti la mano, il contrasto visivo non poteva essere più forte, ma la connessione spirituale era palpabile. Huang, noto per la sua giacca di pelle nera e la sua determinazione feroce nel business, si è trovato di fronte a un uomo che aveva dovuto esercitare una determinazione ben più vitale: quella di restare vivo.
Il brief dell'incontro racconta di un Avinatan magro ma con lo sguardo fermo. Non un uomo spezzato, ma un uomo che ha attraversato il fuoco. Huang, visibilmente commosso, ha ascoltato i racconti di come Avinatan usasse la logica e la mente analitica da ingegnere per non impazzire durante la prigionia, calcolando il tempo, osservando i dettagli strutturali dei luoghi di detenzione, mantenendo il cervello attivo per non cedere alla disperazione.
È qui che emerge il parallelismo tra i due. Jensen Huang è famoso per aver salvato Nvidia dalla bancarotta nei primi anni '90, per aver scommesso tutto su tecnologie che nessuno capiva, per non essersi mai arreso quando Wall Street lo dava per spacciato. Avinatan ha fatto lo stesso, ma la posta in gioco non erano le azioni, era la sua vita. Entrambi incarnano, in modi diversi, l'idea che la resa non è un'opzione.
La famiglia allargata della Silicon Valley
Questa storia ha svelato anche un lato spesso nascosto delle grandi corporation tecnologiche: il senso di comunità. Durante i due anni di prigionia, Nvidia non ha semplicemente aspettato. L'azienda ha continuato a pagare lo stipendio di Avinatan, ha supportato la sua famiglia legalmente e psicologicamente, e ha mantenuto alta l'attenzione sul suo caso in ogni sede possibile.
Il CEO Jensen Huang ha salutato il rilascio dell'ingegnere israeliano come la "chiusura di un capitolo doloroso", ma anche come l'inizio di un processo di guarigione collettiva. Negli uffici di Yokneam e Tel Aviv, dove Avinatan lavorava, la sua scrivania era rimasta intatta, un santuario di speranza in attesa del suo ritorno.
Vedere il CEO di un'azienda da 3 triliardi di dollari mettere da parte meeting strategici per abbracciare un dipendente racconta che, dietro i numeri e i chip, ci sono le persone. E che la perdita, o il recupero, di una singola vita umana vale più di qualsiasi trimestrale record.
La tecnologia al servizio dell'uomo, l'uomo più forte della tecnologia
C'è una riflessione filosofica che emerge da questa vicenda. Nvidia costruisce i "cervelli" artificiali più potenti del mondo. Ma la storia di Avinatan ci ricorda che il "software" più sofisticato e resiliente rimane quello umano.
Nessuna intelligenza artificiale avrebbe potuto calcolare le probabilità di sopravvivenza di Avinatan. Nessun algoritmo avrebbe potuto prevedere la forza d'animo necessaria per resistere a 738 giorni di buio. La sua sopravvivenza è un trionfo dello spirito umano, qualcosa che la tecnologia può assistere ma non replicare.
Jensen Huang, nel suo discorso, ha sottolineato proprio questo: l'ingegneria risolve problemi tecnici, ma è il carattere che risolve le crisi impossibili. Avinatan non è tornato solo come un ingegnere che riprende il suo posto alla tastiera; è tornato come un leader morale involontario. La sua presenza negli uffici è un promemoria vivente che le sfide lavorative – scadenze, bug, lanci di prodotti – sono nulla in confronto alle sfide dell'esistenza.
Conclusione: Il ritorno della Luce
La foto di Jensen Huang e Avinatan Or insieme farà il giro del mondo non perché mostra due uomini potenti, ma perché mostra due vincitori. Uno ha vinto la gara tecnologica del secolo, l'altro ha vinto la gara per la vita.
Per i lettori di Biella e per chiunque legga questa storia, il messaggio è universale. Viviamo in tempi incerti, complessi, a volte spaventosi. Ma la tenacia di un singolo uomo che rifiuta di spegnersi nel buio dei tunnel, e la lealtà di un'azienda che rifiuta di dimenticarlo, sono la prova che la speranza è l'ultima tecnologia a diventare obsoleta. Avinatan è tornato, la luce è tornata, e anche il CEO più duro della Silicon Valley ha dovuto asciugarsi una lacrima.