LINK - 27 gennaio 2026, 12:04

Quando un click costa caro: come phishing e trappole online mettono a rischio i tuoi dati

A volte basta poco. Un click di troppo su una pagina che sembra affidabile, usando una rete Wi-Fi pubblica mentre aspetti il caffè.

Ed è così che password, dati bancari e messaggi privati finiscono nelle mani sbagliate. Questo articolo non ha l’obiettivo di spaventarti, ma di fare chiarezza su un fenomeno in crescita e di spiegare come funziona il meccanismo. Nel 2026, gli attacchi non sono più grossolani o evidenti: sono silenziosi, credibili e studiati tenendo conto delle nostre abitudini quotidiane. Vediamo quindi i modi più comuni con cui gli hacker ottengono i tuoi dati, perché sono così efficaci e cosa possiamo fare per difenderci.

1. Phishing: la “chiave” che apre la porta

Il phishing resta la tecnica più usata, e non è un caso. Email, SMS o messaggi social che sembrano provenire da banche, corrieri, servizi di streaming o perfino colleghi di lavoro. Il contenuto è studiato per trasmettere nel destinatario un chiaro senso d’urgenza: “l’account è bloccato”, “la verifica deve essere immediata”, “ultimo avviso”.

Secondo un’analisi pubblicata nel 2024 i click su link di phishing si sono quasi triplicati, arrivando a oltre 8 click malevoli ogni 1.000 utenti al mese, con un incremento vicino al +190% rispetto all’anno precedente. Queste cifre fanno capire senza mezzi termini perché i criminali continuino a investire su questa tecnica.

Il problema non è solo il link:

  • inserisci le credenziali su un sito falso → ora sono nelle mani di “n” organizzazioni criminali.
  • Scarichi un allegato → hai installato un malware.
  • Autorizzi un’app fake → gli accessi e le concessioni che hai fornito sono reali.

Tutto parte da un solo click.

2. Siti web falsi: quando l’occhio viene ingannato

Molti attacchi non passano più dalle email, ma dai motori di ricerca e dagli annunci sponsorizzati. I cybercriminali clonano pagine di login di banche, e-commerce o servizi cloud, con URL molto simili a quelli originali.

Qui entra in gioco un dato che fa riflettere: secondo test di consapevolezza digitale citati da testate italiane nel 2025, meno di 1 persona su 5 è davvero in grado di riconoscere un sito di phishing a colpo d’occhio. Il resto si affida alla grafica, che oggi è praticamente indistinguibile da quella autentica.

Risultato?

  • Furti di username e password.
  • Dati della carta di pagamento che vengono inseriti “per errore”.
  • Account svuotati nel giro di pochi minuti.

3. Download malevoli: il file che non dovevi aprire

Questi download funzionano perché si inseriscono in scenari credibili che riducono la soglia di attenzione. Oltre ai software pirata, anche falsi PDF, CV, fatture o file ZIP possono trasportare trojan e spyware, spingendo all’azione con messaggi del tipo “aggiorna il browser”, “installa il plugin per proseguire” o “scarica il documento”.

Una volta aperto ed eseguito il file, l’utente non vede nulla. In compenso, il malware:

  • Registra cosa viene digitato dalla tastiera (keylogger).
  • Intercetta le password salvate.
  • Accede a email e cloud.

Una quota rilevante degli oltre 1.100 incidenti informatici registrati nell’ultimo trimestre in Italia ha avuto origine proprio da file scaricati e aperti dagli utenti. Nessun hacker dalle capacità “geniali”: solo una trappola ben confezionata.

4. Wi-Fi pubblico senza protezioni: il paradiso del “man-in-the-middle”

Bar, aeroporti, hotel, coworking. Il Wi-Fi pubblico è comodo, ma spesso è il punto più debole della catena. Sulle reti non protette o mal configurate, un attaccante può intercettare il traffico e leggere ciò che passa in chiaro.

Nella pratica, questo significa:

  • credenziali per il login non crittografate;
  • pagamenti intercettabili;
  • sessioni rubate.

Ed è qui che molti utenti pensano: “uso una VPN gratis e sono al sicuro”. Purtroppo, non è (quasi) mai così semplice.

5. VPN gratis: protezione o falso senso di sicurezza?

Una VPN ha l’obiettivo primario di crittografare il traffico e impedire che terzi vedano cosa stai facendo online, soprattutto su reti vulnerabili. La loro utilità nell’ambito della cybersecurity è innegabile. Il problema, però, nasce quando si parla di VPN gratis.

Molte VPN gratuite presentano queste criticità:

  • Tracciamento degli utenti e raccolta delle abitudini di navigazione.
  • Rivendita dei dati per monetizzare il servizio.
  • Utilizzo di protocolli di cifratura deboli.
  • Monetizzazione aggressiva tramite annunci pubblicitari.

Il paradosso è evidente: lo strumento che dovrebbe tutelare la tua privacy può diventare un ulteriore punto di raccolta dati. E se stai inserendo password o dati bancari pensando di essere al sicuro, il rischio aumenta.

Questo non significa che le VPN non servano. Al contrario: una VPN affidabile, usata correttamente, è una barriera efficace su Wi-Fi pubblici, ogni volta che effettui acquisti online o quando lavori da remoto. Ma “gratis” spesso vuol dire che il costo del servizio viene assorbito in altro modo, a discapito dell’utente.

6. Perché funziona tutto così bene? Il fattore umano

Circa l’80% degli incidenti informatici nasce da un’azione dell’utente: un click, un download, una password inserita nel posto sbagliato. A volte, la colpa va ascritta all’incompetenza. Ma, spesso, ci sono altri fattori, come fretta, fiducia, sovraccarico di informazioni. Gli attacchi moderni non forzano necessariamente i sistemi di sicurezza ma convincono le persone.

Difendersi senza stress

Vivere il tema con ansia è controproducente. Fondamentalmente, quel che serve è la consapevolezza.

In sintesi:

  • Diffida dei link, anche se sembrano affidabili.
  • Controlla sempre URL e contesto.
  • Evita download non necessari, soprattutto da fonti sconosciute.
  • Considera il Wi-Fi pubblico come una “zona a rischio”.
  • Usa VPN affidabili, e non sceglierle per il semplice fatto che sono gratuite.

Perché oggi, davvero, un solo click è tutto ciò che serve. E sapere dove si clicca resta la prima, vera linea di difesa.
 

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