COSTUME E SOCIETÀ - 04 dicembre 2025, 17:47

Le parole che ci diciamo sotto l'albero

Il Natale amplifica tutto, le luci fuori e le ombre dentro

Le parole che ci diciamo sotto l'albero

Le parole sono strane, sembrano neutre, innocue, sono neutre. Eppure cambiano tutto.
"Non ce la faccio" è diverso da "Devo ancora imparare". "Sono un disastro" è diverso da "Oggi è stata dura".
Stesse parole, disposte diversamente. Vite diverse.
In questi giorni ho attraversato palchi e storie. Ho ascoltato un atleta dire: "Il mio peggior nemico dopo l'incidente non erano le barriere. Era la mia voce interna. Mi dicevo cose che non avrei mai detto a nessuno."
Quella frase ha fatto silenzio nella sala. Perché tutti ci siamo riconosciuti.
Siamo gentili con gli altri. Usiamo parole morbide, incoraggianti. Ma con noi stessi? Con noi stessi siamo spietati.
"Sono inutile" "Sono sempre il solito sciocco" "Ho fallito ancora."
La gentilezza ha due facce. E noi usiamo solo quella rivolta verso gli altri.
E ora che arriva il Natale le parole si moltiplicano: "Buon Natale", "felicità", "famiglia", "insieme": parole belle. 
Ma per molti, il Natale porta anche altre parole: quelle pensate:
"Dovrei essere più felice.", "Non mi merito questa gioia" ,"Quest'anno ho fallito”
Il Natale amplifica tutto, le luci fuori e le ombre dentro.
Un imprenditore mi ha raccontato: "Quando ho chiuso l'azienda, per mesi mi sono detto 'ho fallito'. Poi qualcuno mi ha chiesto: hai fallito o hai imparato? Ho cambiato la frase. E dopo qualche settimana, ho cambiato anche la vita."
Una parola diversa che ha aperto una porta invece di murarla.
Gli atleti me lo hanno insegnato ancora più chiaramente: hanno dovuto trasformare le parole per sopravvivere.
"Non posso…." è diventato "Come posso ...". Una parola diversa per creare un futuro diverso.
Questo Natale, mentre diciamo "Buon Natale" agli altri, proviamo a dirlo anche a noi stessi, con lo stesso entusiasmo e la stessa gentilezza che usiamo con gli altri.
Ascolta quella voce nella tua testa, quella che commenta tutto, che giudica tutto.
È gentile?
Usa parole che diresti a qualcuno che ami?
La tua voce non è gentile?  Hai appena trovato il tuo proposito più importante per questo Natale.
Non servono rivoluzioni, serve una parola alla volta.
Invece di "dovrei essere più felice" prova a dire "Sto vivendo questo momento così com'è" ,
invece di "non sono abbastanza" prova a dire "Sono esattamente dove devo essere". invece di "ho fallito" prova a dire "Ho imparato".
Le parole sono semi.
Quelle che piantiamo oggi, dentro di noi o con gli altri, germogliano domani.
Se pianti "non ce la faccio", cosa crescerà? Se pianti "sto facendo del mio meglio", cosa crescerà?
Questo Natale possiamo scegliere quali semi piantare.
Non solo negli auguri agli altri, sono soprattutto nelle parole che diciamo a noi stessi.
Perché le parole sono neutrali, è il modo in cui le usiamo le rende medicine o veleni.
E questo Natale possiamo scegliere la medicina.
Una parola alla volta.
Ti auguro un Natale di parole gentili.
Soprattutto quelle che dici a te stesso.
Ci leggiamo il prossimo mese.

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Dott.ssa Sara Bortolozzo, Coach, Master p. PNL, formatrice, mamma e moglie