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ATTUALITÀ | 21 novembre 2025, 06:50

Cybersecurity e IA: Marco Secco ci insegna a difenderci nell'era dei deepfake VIDEO

Cybersecurity e IA: Marco Secco ci insegna a difenderci nell'era dei deepfake

Cybersecurity e IA: Marco Secco ci insegna a difenderci nell'era dei deepfake

Nell’epoca delle intelligenze artificiali generative, dei video falsi indistinguibili dal reale e degli attacchi informatici sempre più professionali, la sicurezza digitale è diventata un tema centrale per cittadini, imprese e istituzioni. Marco Secco – consulente informatico e cybersecurity analyst, da alcuni mesi autore della rubrica dedicata su Newsbiella – lo ribadisce con chiarezza: "La prima difesa è nella nostra testa".

Oggi ci illustrerà il rapporto tra intelligenza artificiale e sicurezza informatica, sfatando miti, analizzando nuove minacce e offrendo strumenti pratici per proteggersi dai malintenzionati.

Cybersecurity e AI: un rapporto complementare

L’immaginario collettivo spesso oppone intelligenza artificiale e sicurezza informatica, come se fossero mondi lontani o addirittura contrapposti. Secco chiarisce subito che non è così: "Sono complementari. L’AI è fondamentale nella cybersecurity perché consente di identificare comportamenti malevoli con una precisione impossibile per l’essere umano. Allo stesso tempo, la cybersecurity protegge l’AI dagli attacchi che possono manipolarla o danneggiarla".

Una visione che trova conferma anche nel recente AI Act europeo, il regolamento che introduce limiti e obblighi per garantire che l’intelligenza artificiale resti affidabile, trasparente e sotto costante controllo umano. Dalle restrizioni alla biometria al divieto di manipolazione inconscia, l’Europa ha iniziato a fissare confini che tutelano diritti e libertà dei cittadini.

L’hacker non è più l'uomo incappucciato: l’immaginario cinematografico racconta figure solitarie, nascoste tra bui scantinati e cappucci neri, ma la realtà è ben diversa.

"Oggi gli hacker non indossano felpe col cappuccio, ma giacca e cravatta. Sono professionisti che lavorano in strutture organizzate, spesso al servizio di aziende, gruppi criminali o governi. I veri hacker sono poche centinaia nel mondo; la stragrande maggioranza sono soldati digitali al servizio di queste organizzazioni".

Deepfake, video falsi e identità digitali: come riconoscerli

Uno dei rischi più concreti dell’era dell’AI è la produzione di fake audio e video indistinguibili dal reale. Lo stesso Secco lo conferma con una punta di ironia:
"Noi siamo veri, ma oggi è possibile realizzare videoconferenze intere con persone che non esistono".

Come difendersi? La risposta non giunge dall'intelligenza artificiale, ma da quella umana...  "La più grande protezione è il pensiero critico. Se qualcuno ci chiede soldi, se c’è urgenza, se qualcosa non ci torna… basta fermarsi per qualche minuto. Nel 99% dei casi il cervello ci dirà la verità. Prima si ragiona, poi si agisce".

L'IA non è un problema: lo è l'uso che ne facciamo. Il dibattito è spesso contaminato da timori apocalittici. Non mancano i riferimenti culturali: “1984” di Orwell e “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick, dove l’algoritmo HAL 9000 si ribella all’uomo, sono due archetipi che ancora guidano la nostra percezione del rischio. Fra distopia e regolamentazione, si inserisce "l'AI Act": una cornice normativa che cerca di impedire derive autoritarie e che ben si integra con l’approccio divulgativo di Secco, orientato alla consapevolezza.

Che si tratti di deepfake, truffe telefoniche, phishing o valutazioni automatizzate, un elemento rimane centrale: non perdere la capacità di decidere autonomamente. "Allenare la mente è fondamentale. L’AI è potente, ma non va 'subita': va compresa. Se una decisione importante arriva solo da un algoritmo, abbiamo il diritto – anzi il dovere – di chiedere una spiegazione umana".

Trasparenza, spirito critico e alfabetizzazione digitale diventano quindi gli strumenti più efficaci per orientarsi in uno scenario sempre più complesso. L’intelligenza artificiale e la cybersecurity non sono minacce, ma strumenti: possono amplificare i rischi, ma anche le opportunità. Capirle, imparare a sfruttarle e riconoscerne i limiti significa recuperare il ruolo centrale dell’uomo, della responsabilità e della consapevolezza.

Come ricorda Secco: "La nostra intelligenza, quella emotiva e morale, è il vero baluardo. Dobbiamo sapere quando fidarci della tecnologia e quando dire 'no'."

Redazione, G. Ch.

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