Il terzo trimestre del 2025 si chiude con un leggero segno positivo per l’economia piemontese: 574 attività in più rispetto alla fine di settembre 2024, pari a un incremento dello 0,14%.
A trainare la crescita sono soprattutto i servizi, mentre continuano a soffrire manifattura, commercio e agricoltura.
Secondo i dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, non tutti i comparti mostrano lo stesso andamento. Se i servizi crescono, infatti, i settori produttivi tradizionali restano in difficoltà. Tra luglio e settembre 2025 si sono registrate 4.192 nuove imprese, 242 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-5,5%). Le cessazioni sono state 3.618, in calo di 223 unità (-5,8%) su base annua.
Il saldo tra aperture e chiusure resta quindi positivo per 574 unità, leggermente inferiore a quello del terzo trimestre 2024 (+593).
A fine settembre, le imprese registrate in Piemonte erano 418.667, pari al 7,1% del totale nazionale.
Trasformazioni strutturali
“I dati del terzo trimestre 2025 mostrano un Piemonte a due velocità, la cui apparente stabilità nasconde profonde trasformazioni strutturali. La crescita complessiva, seppur modesta, è trainata dal dinamismo delle società di capitale e del settore dei servizi, che compensano le difficoltà di comparti strategici come manifattura, commercio e agricoltura. Serve un impegno mirato per sostenere l’innovazione senza lasciare indietro i settori in affanno. Il nostro obiettivo è accompagnare tutte le imprese in questa transizione, per garantire uno sviluppo solido ed equilibrato all’intera regione”,
commenta Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte.
Il tasso di crescita regionale (+0,14%) risulta analogo a quello del terzo trimestre 2024, ma inferiore rispetto alla media nazionale (+0,29%).
La locomotiva delle società di capitale
Ancora una volta, le società di capitale rappresentano il motore principale dello sviluppo. Pur costituendo il 22,5% delle oltre 418mila imprese piemontesi, mostrano un tasso di crescita dello 0,71%, circa cinque volte superiore alla media generale.
Al contrario, le imprese individuali, che rappresentano il 55,8% del totale, crescono appena dello 0,03%, rallentando la dinamica complessiva.
In controtendenza, le società di persone – quasi un quinto del sistema produttivo regionale (19,8%) – segnano una contrazione del -0,21%, indice di un momento di riorganizzazione o difficoltà per questo modello d’impresa.
La spinta dei servizi
L’analisi settoriale conferma la centralità dei servizi, veri protagonisti della modesta crescita piemontese (+0,14%).
Il comparto degli “Altri servizi”, che rappresenta il 31,4% del tessuto imprenditoriale regionale, registra la performance migliore con un incremento dello 0,59%.
Segue il turismo, in ottima salute, con un aumento dello 0,50%. Anche le costruzioni segnano un lieve ma significativo +0,12%, segnale di stabilità per un settore che conta il 15,6% delle imprese.
In calo, invece, i comparti industriale e commerciale, rispettivamente con un -0,05% e -0,06%, mentre l’agricoltura evidenzia la flessione più marcata (-0,21%), confermando le difficoltà del settore primario, che rappresenta circa l’11% del sistema produttivo piemontese.