Poco più di un anno dopo l’Unità d’Italia, la lira viene ufficialmente adottata come moneta nazionale grazie alla legge n. 788 firmata da Vittorio Emanuele II, segnando il primo passo verso l’unificazione monetaria del paese.
La produzione delle monete viene affidata principalmente alla Zecca di Torino, affiancata dagli stabilimenti di Milano e Napoli, unici centri autorizzati a coniare denaro, tutti sotto la supervisione della Banca Nazionale del Regno d’Italia.
Le prime emissioni comprendono monete d’oro da 5, 10, 20, 50 e 100 lire, insieme ai tagli più piccoli in argento (1 e 2 lire, 20 e 50 centesimi) e in bronzo (1, 2, 5 e 10 centesimi). Su ogni pezzo è impresso il ritratto del Re, simbolo dell’unità nazionale, mentre sul retro figura lo stemma del Regno d’Italia.
Per un periodo convivono anche le monete degli ex stati preunitari, come gli zecchini veneziani, le svanziche del Lombardo-Veneto o gli scudi di Modena. Complessivamente, in Italia circolano 236 monete diverse: 92 con corso legale riconosciuto e 144 non ufficiali.
Dal 1872 compaiono le prime banconote da 1.000 lire e, due anni dopo, quelle da 500 lire. Entrambe riportano gli stemmi di Genova e Torino e, nella parte inferiore, il busto di Cristoforo Colombo. Con l’inizio della Repubblica, vengono introdotte le prime banconote da 10.000 lire, più grandi delle altre e decorate con l’immagine di Dante Alighieri.
Il 1° gennaio 2002 segna l’inizio della circolazione simultanea di lira ed euro, mentre il ritiro definitivo della lira avviene il 1° marzo dello stesso anno.





