“Sono rimasto prigioniero per giorni. Ho sofferto la fame, la sete e la stanchezza. Ho sentito la disperazione tanto da avvolgermi ma la preghiera mi ha dato forza. La fede mi ha sostenuto in questo difficile momento”. A parlare don Thomas Oyode che, nella serata di sabato 26 luglio, ha condiviso con la popolazione di Salussola la sua testimonianza.
Il sacerdote era stato rapito il 27 ottobre 2024 mentre prestava servizio come rettore nel seminario di Agenegabode, nello stato meridionale di Edo, in Nigeria. Lo stesso, spesso in visita nel piccolo centro biellese, era stato liberato il 7 novembre dopo 11 giorni di prigionia; inoltre, si era offerto di sostituire due seminaristi, inizialmente presi dalla banda di rapitori nel corso dell'assalto.
“Un doveroso e sentito grazie per le preghiere dei fedeli di Zimone, Carisio e Salussola – ha esordito don Thomas – Ho sentito la vostra calorosa amicizia. Inoltre, avete condiviso assieme a me il trauma e la sofferenza che ho vissuto. Un ringraziamento esteso anche al parroco, don Lodovico De Bernardi, quasi un fratello maggiore, che mi ha dimostrato grande vicinanza”.
Poi il racconto di quei momenti così terribili. “All’improvviso ho sentito colpi di arma da fuoco – riporta – Inizialmente ho pensato che fosse il personale di vigilanza ma in realtà erano tre uomini armati. Mi hanno colpito brutalmente tanto da perdere conoscenza. Una volta ripresi i sensi, ero in un altro punto della foresta, ferito e spaventato. Prima di andarmene con i rapitori, ho negoziato la liberazione di due seminaristi offrendomi al loro posto”.
La prima notte di prigionia è stata terribile. “Mi hanno dato dell'acqua sporca e non potabile – evidenzia - Il mattino seguente del cibo ma non riuscivo a masticare. Mi avevano, infatti, rotto la mascella sinistra. Ero impossibilitato a mangiare, bevevo solo acqua”. Solo la fede ha saputo sostenerlo in quell'ora così disperata. “Pregavo continuamente e recitavo il rosario nonostante le feroci intimidazioni – sottolinea – Una notte mi hanno minacciato di spararmi se non mi fossi convertito. Ho risposto che ero un sacerdote e che non l'avrei fatto”.
Poi il quarto giorno la svolta. “Ho pregato intensamente– sottolinea – così da scacciare ogni spirito di morte e negatività. Da quel momento ho cominciato a sentire forza e luce interiore. Il momento peggiore? La paura della morte o di avere una crisi d'asma vista la polvere e il freddo. Le preghiere del mondo mi hanno sostenuto”. Poi la liberazione, ad opera degli stessi rapitori, dopo quasi due settimane di reclusione forzata. “Ho sempre sperato in un esito positivo ma a volte sembrava impossibile un simile finale – spiega – Questa esperienza mi ha segnato profondamente ma ho imparato l'efficacia della preghiera. Dio ascolta tutti”.
Accanto a lui don Lodovico, parroco di Zimone, Carisio e Salussola: “È stato un momento di incontro toccante, pieno di riflessioni e domande. Siamo felici che le nostre comunità abbiano potuto riabbracciare don Thomas. A fine serata, gli abbiamo donato una stola con il logo del Giubileo e con impresse le firme di tutti i nostri collaboratori pastorali e gli animatori dell’oratorio. Inoltre, sono stati raccolti circa 1000 euro a favore della sua missione e a sostegno dei seminaristi”.