Riceviamo e pubblichiamo:
«È passato un anno dall’insediamento della Giunta Olivero e, come promesso, Buongiorno Biella e CostruiAmo Biella iniziano a fare il punto. Senza celebrazioni roboanti né piagnistei vittimisti. Solo domande, fatti e qualche considerazione. Ironia inclusa, che aiuta a sopravvivere anche in politica.
DUE DOMANDE DI FONDO (CHE RIMBALZANO DA MESI NEI CORRIDOI, NEI BAR, NEI CONSIGLI COMUNALI E PERSINO NELLE CHAT DELLE MAMME)
1) Siete il sequel della Giunta Corradino o un reboot totale della saga?
Perché, scusate, non si capisce. Il Sindaco e gli assessori “storici” (Scaramuzzi, Paraggio, Moscarola) come si pongono rispetto ai nuovi colleghi Gentile, Pisani, Maiolatesi, Gallello, Caldesi e soprattutto Franceschini, quando questi ultimi fanno a pezzi pubblicamente il quinquennio precedente?
Turismo, lavori pubblici, manutenzioni, cultura, commercio, personale: tutto da rifare, dicono. Solo che… voi c’eravate anche prima. O no?
Insomma: l’auto-denigrazione elevata a strategia politica.
2) La promessa dei 50.000 abitanti è ancora valida o è stata archiviata nel faldone “slogan da campagna elettorale”?
Perché qui nessuno ha ancora capito se si sta facendo qualcosa per invertire il declino demografico o se ci siamo già rassegnati a diventare una “città museo”.
La caserma della polizia penitenziaria al posto del vecchio ospedale era un pezzo forte in questo senso. Ora? Silenzio. Il college vicino a Città Studi – altra scelta discutibile ma importante - è evaporato con tanto di coda giudiziaria (pare).
Quindi: quali sono le mosse per aumentare gli abitanti di Biella (persone vere, non post sui social)? Attendiamo fiduciosi. Con l’orologio in mano.
I NOSTRI “SÌ” (CHE NON VI ASPETTAVATE)
1) Sì convinto ai Consigli di Quartiere.
Finalmente si torna a parlare di partecipazione vera, con cittadini veri, su problemi veri. Se la cosa prosegue come promesso da Sindaco e assessore Gallello- spazio a liste che si uniscono per il bene del quartiere, non per il potere di qualche politico in cerca di visibilità - ci sarà da essere contenti. Magari anche le periferie inizieranno a ricevere un’attenzione degna di questo nome. Sarebbe già una piccola rivoluzione.
2) Sì all’ITS al Piazzo.
L’idea dell’assessore regionale Chiorino di piazzare una scuola a Palazzo Cisterna ci piace. Bene il tentativo di rivitalizzare il borgo anche di giorno, meno bene i problemi di accessibilità connessi (tra l’altro, la funicolare la sistemiamo o la mettiamo tra le opere simbolo di una “dignitosa decadenza sabauda”?).
Insomma: scuola al Piazzo sì, ma senza fare finta che tutto funzioni già.
3) Sì al nuovo piano regolatore.
Era ora. Discutere di futuro, scenari, regole e prospettive è un bene per tutti. Se la Giunta saprà davvero coinvolgere il tessuto vivo della città (quello che lavora, studia, progetta e costruisce) e non solo qualche cerchio magico, sarà un salto di qualità.
Servirà coraggio. Ma anche solo iniziare sarebbe già un buon segno.
4) Adunata degli Alpini: vorremmo dirvi “Sì”, ma…
Sarebbe stato un sì senza se e senza ma. Invece siamo ancora in attesa che il Consiglio comunale venga convocato per tirare ufficialmente le somme sull’Adunata. Lo abbiamo chiesto subito dopo l’evento, non per nostalgia canaglia, ma per serietà istituzionale. Invece un rinvio dopo l’altro. Perché? C’è per caso qualcosa che non è andato bene e non si può dire?
Comunque: l’Adunata ha mostrato il potenziale di turismo e accoglienza della città e anche i suoi limiti e difetti. Ripartiamo a lavorare da lì. Con urgenza.
I “NO” (CHE VI ASPETTAVATE)
1) No alla politica dell’isolamento.
Biella fuori dall’IRIS, dalla CER provinciale, dall’ATL, dagli accordi con Gaglianico e Ponderano sull’acqua. Tutto in nome dell’autonomia e dell’autosufficienza? Ok, ma qui sembriamo più il monaco sul cucuzzolo che un capoluogo di Provincia.
Una città vive di relazioni, non di monologhi. E quando si chiude la porta in faccia ai vicini, poi non ci si lamenti se nessuno bussa più.
2) No alla logica del “fuori gli scomodi” e “nascondiamo i poveri”.
Il disagio sociale non è una rogna da nascondere sotto il tappeto o da cacciare con un daspo. Serve una visione che metta al centro la persona, non solo il decoro urbano.
Se la sicurezza diventa solo telecamere, controlli e multe, il messaggio è chiaro: Biella non è una città per fragili. E questo è un suicidio politico, culturale e sociale.
3) No all’arroganza di chi pensa che vincere le elezioni significhi avere sempre ragione.
Chi lavora, propone, collabora – anche se non allineato – va ascoltato. Non sopportato. Governare significa anche saper perdere tempo con chi non la pensa come te. Perché a volte da lì arrivano le idee migliori.
Il Comune non è un fortino, né un feudo. È un servizio. Ricordiamocelo.
4) No a una politica culturale senza visione.
Stiamo spendendo milioni su museo, teatro e vecchia biblioteca. Bene. Ma cosa ci faremo dentro? Quale sarà l’identità culturale della città?
Perché le pietre sono importanti, ma le idee lo sono di più. E senza una strategia comune, ogni intervento rischia di mettere a nuovo un contenitore che resterà vuoto e inutile.
Serve una visione, non solo tanti cantieri.
In sintesi? Il giudizio è severo ma aperto.
Molte ombre, alcuni segnali positivi. Ma soprattutto tanti margini per un cambiamento di rotta. Sui quali vigileremo in modo serio e pure un po’ ironico e scanzonato.
Alla maggioranza consigliare che spesso confonde la critica con l’attacco e il dissenso con l’intralcio, ripetiamo che certamente i dubbi fanno rumore, ma ci ricordano che amministrare e governare sono verbi che si coniugano al plurale».
I Consiglieri Comunali Andrea Foglio Bonda, Teresa Barresi, Luigi Apicella