Si è tenuta sabato 5 luglio, dalle ore 13.00 alle 15.00, presso la Casa Circondariale di Biella, una giornata dedicata alla genitorialità organizzata nell’ambito del progetto nazionale “Bambini senza sbarre”, che da anni si impegna a tutelare il diritto dei figli di persone detenute a mantenere un legame affettivo stabile con i genitori, anche in contesti di reclusione. L’occasione è stata celebrata attraverso un torneo di calcio balilla, che ha visto coinvolti detenuti, figli e familiari, in un clima di festa e condivisione. Il progetto nazionale, nato in collaborazione con il Ministero della Giustizia e Impresa Sociale Con i Bambini, rappresenta un modello europeo di riferimento, grazie anche alla Carta dei figli di genitori detenuti, recepita ufficialmente dallo Stato italiano.
A Biella, l’iniziativa è stata realizzata con il contributo determinante di numerosi enti del territorio, tra cui la cooperativa Tantintenti, il Tavolo Carcere Biella, l’associazione di promozione sociale Hope Club, gli animatori de Il Naso in Tasca, Sportello Multiservizi, diversi operatori ed educatori.
L’incontro si è tenuto all’aperto, nell’area verde della Casa Circondariale, adibita nei mesi estivi agli incontri tra i detenuti e i figli minori. Un luogo naturale e accogliente pensato per alleggerire la tensione emotiva e restituire, per quanto possibile, una dimensione di normalità alle relazioni familiari sfigurate dalla detenzione. Durante l’iniziativa, non sono mancati palloncini, animazione, giochi all’aperto e persino la celebrazione di un compleanno. I detenuti stessi si sono occupati della fornitura di cibo e bevande, contribuendo attivamente alla riuscita dell’evento.
Come sottolineato dall'operatore di Anteo Impresa Sociale Jacopo Sacco, referente dello Sportello Multiservizi e tra gli organizzatori dell’evento, “il contesto del gioco aiuta a rompere la ritualità e la rigidità del colloquio tradizionale, trasformando un momento spesso difficile in un’occasione di vera relazione tra genitori e figli. Situazioni analoghe permettono di far emergere l’umanità, facilitando l’incontro spontaneo tra le persone, in momenti di relazione che altrimenti sarebbero difficili da ricreare in un contesto detentivo. Con il contributo di una fitta rete di collaboratori, educatori, operatori e volontari, ci impegniamo ogni anno a fornire servizi e occasioni che restituiscano dignità e significato ai legami personali, all’interno di contesti difficili”.
Accanto a lui, Simona Salani – educatrice del progetto Liberi Legami – ha evidenziato l’importanza di questi interventi nel promuovere la genitorialità attraverso strumenti come Spazio Giallo: “Un’area strutturata e permanente all’interno della Casa Circondariale, dedicata all’accoglienza dei bambini, prima e a seguito dei colloqui. Qui, grazie all’intervento di psicologi ed educatori, i minori possono affrontare l’incontro in modo più sereno: un luogo per ‘decomprimere’ e sfogare il vortice di emozioni inconsuete”.
Il progetto Liberi Legami (capofila Il Margine di Torino), gestito a livello locale dalla cooperativa Tantintenti e finanziato a livello regionale da CIB (impresa sociale Con I Bambini) si inserisce in un contesto più ampio: “Spazio Giallo, eventi per famiglie, gruppi di parola e percorsi di ascolto individuale – continua Salani – un ecosistema di supporto a favore di un ambiente che tende a spezzare le relazioni”.
La presenza dell’associazione Hope Club, impegnata nella documentazione fotografica della giornata, ha aggiunto un ulteriore tassello emotivo: le immagini scattate saranno consegnate ai partecipanti detenuti come ricordo da custodire.
Le parole dei familiari presenti lo confermano: “Giornate come queste sono fondamentali. Qui i nostri bambini ridono, giocano, e possono abbracciare i loro papà all’aria aperta, al di là del tipico colloquio. Un momento in cui le sbarre scompaiono per dare spazio al gioco e alla spontaneità delle interazioni sociali”.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile l’incontro: il personale di Polizia Penitenziaria, il Direttore dell'Istituto, i funzionari Giuridico - Pedagogici, le associazioni coinvolte, i volontari e le famiglie. È solo attraverso la sinergia tra istituzioni, terzo settore e comunità che si può costruire una vera rete di sostegno, in grado di umanizzare la detenzione, riconoscere i diritti dei bambini e contribuire al reintegro e reinserimento dei detenuti, all’interno della comunità.
La detenzione non deve interrompere e snaturare i legami: genitori che manterranno i rapporti con i figli saranno ancora in grado di immaginare e costruire un futuro diverso, oltre le sbarre