Domenica 28 gennaio, a Crevacuore, il Capogruppo degli Alpini di Crevacuore, Pier Luigi Boscarolo, ha ricordato: “Ottantuno anni fa, il 26 gennaio 1943, nel piccolo villaggio di Nikolajewka, oggi parte di Livenka, vicino Belgorod, gli Alpini della Tridentina salvarono l'Armir dalla distruzione totale: sfondarono nell'ultima, disperata carica le linee sovietiche. Fu un assalto coraggioso per porre fine a una ritirata drammatica”. In ricordo di quella tragica battaglia, epilogo di una guerra di invasione, è stata organizzata una cerimonia, alla quale hanno presenziato tutti i corpi militari, Bersaglieri, Marina, Fanteria e i Carabinieri, il Consigliere Enrico Guala, in rappresentanza del Sindaco di Sostegno, Giuseppe Framorando, Claudio Martignon, Presidente dell’ANPI Valsessera, lo storico crevacuorese Alessandro Orsi Presidente dell’ANPI di Borgosesia.
Il Parroco, Don Alberto Albertazzi, ha celebrato una Messa in suffragio dei Caduti di guerra e degli Alpini del Gruppo scomparsi. Al termine della Messa, in corteo tutti i presenti si sono avviati verso il Municipio, dove è stata deposta una corona d’alloro alle lapidi dei Caduti, ed è stata presentato ufficialmente il restauro conservativo: “Un atto doveroso da parte dell’Amministrazione Comunale, un impegno preso con il figlio di uno dei Caduti” ha spiegato il Sindaco Ermanno Raffo: “Le lapidi con il passare degli anni erano diventate pressoché illeggibili per il deposito dei sali e degli ossidi di ferro nel marmo. Il qualificato intervento della restauratrice, la dottoressa Elena Bottino, che ha proceduto alla ripulitura, ha reso nuovamente decorose quelle testimonianze di memoria”. Antonio Errante, ottantacinquenne, oggi Presidente dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, Sezione di Borgosesia e Vice Presidente del Comitato Tricolore, sostava in silenzio accanto alle lapidi, in cui l’ultimo nome era quello di suo padre Carlo. La storia delle persone il cui nome è riportato nelle lapidi si può leggere nel volume di Alessandro Orsi: “Un paese in guerra” pubblicato nel 1994, ristampato nel 2001 e nel 2022, che contiene anche la storia delle lapidi murate dall’altro lato dell’ingresso al municipio, quella posta dai bersaglieri e quella dei socialisti, quanto rimane del monumento ai caduti devastato dai fascisti nel 1922, ripristinata nel 2022 ed inaugurata nel novembre dello stesso anno.
La prima lapide restaurata reca scritto: “Crevacuore ai suoi gloriosi caduti per la patria 1915 – 1918”, in epoca fascista furono aggiunti due nomi: Magliola Giovanni caduto in Africa Orientale Italiana e Carlo Zignone, volontario nella guerra di Spagna. Accanto fu murata la lapide con i nomi dei Caduti in Russia e in Grecia, con anche le fotografie, cui furono aggiunti i nomi di Andreotti Gino e quello di Gritti Giovanni, morto nel 1953 a causa di ferite di guerra. Più in basso si trova la terza lapide con scolpito tra due stelle alpine: C.V.L. Corpo volontari della libertà (struttura militare di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale, ufficialmente riconosciuta sia dagli Alleati che dai governi del Comitato di Liberazione Nazionale), con la dedica: “A coloro che sui monti nevosi e nelle insidiose baraggie caddero da eroi immolando la loro vita. Crevacuore riconoscente pose. Il popolo italiano ne tragga esempio” cui seguono le fotografie e i nomi dei quindici caduti crevacuoresi, i dodici partigiani recano accanto al nome l’indicazione del nome di battaglia e quella del luogo in cui caddero in episodi ben noti della Resistenza, o furono fucilati negli eccidi di Alagna, Postua e Salussola.
Due dei Caduti morirono nei campi di lavoro e di concentramento di Chemniz (vicino al campo di concentramento di Sachsenburg, tra i primi ad essere costruiti dai nazisti e gestito dalle SS dal 1933 al 1937) e di Essen, un sottocampo di Buchenwald, l’ultimo dell’elenco, Carlo Errante, dopo l’8 settembre si era unito al nuovo esercito italiano e cadde sulla “Linea Gotica”, a Firenze. In ogni paese esistono queste lapidi con serie di nomi disposti, o in ordine alfabetico, o per grado, che spesso sono dimenticate, ridotte a semplice elemento dell’arredo urbano. A scorrere questi nomi, ignoti per chi non appartiene alla Comunità, si prova una stretta al cuore: come non domandarsi il senso di quelle morti, riflettere su quei giovani che si sacrificarono per questo Paese, ripensare a quale sia oggi il compito affidato al presente. Crevacuore ha voluto dare concretezza all’impegno restituendo la memoria. Don Alberto ha letto una preghiera in versi composta per l’occasione, invocando Dio a protezione dell’Italia.