ATTUALITÀ - 29 gennaio 2024, 06:50

Viabilità, Canuto: “Troppi incidenti a Biella? Il limite a 30 km/h non è l'unica soluzione”

Aggiunge il già consigliere comunale e assessore alla Viabilità delle giunte Susta e Barazzotto: “Si alla mappatura, con interventi specifici, delle zone a rischio”.

Viabilità, Canuto: “Troppi incidenti a Biella? Il limite a 30 km/h non è l'unica soluzione”

Torna di stretta attualità il problema della sicurezza stradale nella nostra provincia. Nei giorni scorsi, infatti, si sono registrati a Biella (e dintorni) tamponamenti (e schianti) tra veicoli e investimenti di pedoni di grave entità che hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema della prevenzione su strada. Solo 4 mesi fa ci eravamo messi in contatto con il geometra Edgardo Canuto proprio per affrontare questi temi, strettamente legati all'elevata velocità unita alla necessità di intervenire nella cura della rete stradale e della relativa segnaletica.

Tra l’altro, è di questi giorni la polemica, che ha visto precise prese di posizione in ambito nazionale, relativa alla decisione di introdurre il limite di velocità di 30 km/h sulle strade più trafficate di Bologna. Un piano sperimentale a cui altre città e comuni potranno presto aderire. Canuto, che conosce molto bene la materia avendo per primo creato, a Biella, alcune “Zone 30”, ci tiene innanzitutto a ricordare il perché di tale misura: “Gli studi specialistici e i dati statistici parlano chiaro. Se un pedone o un ciclista viene investito da un'auto che procede ai 30 all'ora la forza dell’impatto a pari ad una caduta dal primo piano di un’abitazione e l’indice di sopravvivenza è pari a circa l’85%. Di contro, se a investire è un'auto che viaggia - rispettando comunque il limite fissato per i centri urbani - a 50 km/h, l'impatto equivale a precipitare da circa 10 metri (dal terzo piano di un’abitazione) e l’esito fatale è pari al 90% dei casi. E’ questo il motivo che ha indotto molti paesi europei, ove da decenni l’attenzione per la moderazione del traffico è vista come un elemento qualificante, legato alla tutela della salute dei cittadini ed al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente, ad introdurre ormai da tempo, con successo, limiti di velocità considerati più sicuri rispetto ai canonici 50 km/h. Trovo quindi stucchevoli e sgradevoli le polemiche riportate sui maggiori quotidiani nazionali. Le regolamentazioni però non servono a nulla se non si introducono interventi strutturali in grado di garantire quei risultati che si intendono raggiungere in termini di sicurezza per poi tramutarli in realtà”.

Canuto ricorda che negli anni in cui era assessore “Biella era, nelle statistiche relative alla sicurezza stradale, ai primi posti delle graduatorie nazionali. Noi procedevamo con una costante mappatura dei punti della rete ove si verificavano gli incidenti; analizzavamo, caso per caso, le cause e le responsabilità, pubblicavamo annualmente un report rispetto ai risultati raggiunti e da raggiungere, definivamo una precisa graduatoria dei punti critici in base ai dati di incidentalità ed intervenivamo puntualmente, con interventi viabilistici e infrastrutturali, studiati ad hoc per correggere e limitare al minimo i rischi per la circolazione. Grazie a tale metodologia, mutuata da paesi come la Svizzera, la Francia , l’Olanda e altri, riuscimmo, nel breve volgere di qualche anno, a ridurre l’incidentalità cittadina da un minimo del 50 fino al 70%, favorendo contestualmente una migliore fluidità del traffico”.

“Ritengo, alla luce degli ultimi accadimenti, che occorrerebbe utilizzare di nuovo tale approccio oltre che, dopo più di 25 anni (correva l’anno 1997), pensare alla redazione ed adozione di un nuovo piano del traffico e della sicurezza stradale per la nostra città – conclude Canuto - Sono sicuro che sia l’attuale amministrazione che quella che si insedierà alla fine di giugno ascolteranno queste mie parole e si faranno parte attiva per ridurre al massimo i rischi della circolazione che, non dimentichiamolo, a livello nazionale, causano circa 3.200 morti e circa 223mila feriti all’anno, cioè 8-9 morti e 600 feriti al giorno e che sono la prima causa di decesso fra i giovani tra i 15 e i 29 anni!”.

g. c.