A 50 anni dalla morte, il ricordo di Ezio Abate è più vivo che mai. Nei cuori e nelle menti dei cossatesi. La riprova è arrivata ieri sera, 19 gennaio, nella sala Giuliana Pizzaguerra di Villa Ranzoni, in occasione dell'evento organizzato dalla Fondazione Biella Domani (e patrocinata dal Comune), che ha visto la partecipazione di un gran numero di persone, giunte ad ascoltare la storia e gli aneddoti più curiosi dello storico primo cittadino di Cossato, in carica dal 1962 fino a quel drammatico 3 gennaio 1974, a seguito di un grave malore che l'aveva colto durante una riunione della Comunità Montana Prealpi Biellesi.
A ripercorrere quei drammatici momenti il figlio Marco, già assessore comunale e provinciale e attualmente presidente dell'Auser Cossato: “Avevo 16 anni quando è mancato, furono giorni complicati e dolorosi. Mio padre – ammette commosso – era il mio eroe, avrei voluto essere come lui. Era una persona speciale, presente quando c'era la necessità e ha saputo darmi grandi insegnamenti. Sono tantissimi i racconti e i gesti di grande umanità che lo vedono protagonista, condivisi da chi l'ha conosciuto in vita, così come le telefonate e gli attestati di stima. A tutti loro dico grazie”.
Parole importanti, che ben descrivono la figura, non solo dell'uomo e del padre di famiglia, ma anche dell'Alpino, dell'amministratore e del politico. A delinearne gli aspetti più rilevanti (in alternanza con le esibizioni canore del Coro di Gesù Nostra Speranza) diversi relatori, come ad esempio il sindaco Enrico Moggio: “Credo sia importante conoscere il nostro passato per costruire un futuro migliore. Ezio Abate è stato un grande sindaco. La sua grandezza? Star sempre al fianco dei cittadini, sia nei momenti positivi sia in quelli negativi. Penso solo all'alluvione del 1968, dove diede sostegno e risposte concrete alla popolazione (tanto che venne insignito del titolo di cittadino benemerito dall'allora presidente della provincia ndr). Uno scritto ben delinea la personalità dell'uomo: prima di tutto collaborare nelle cose che uniscono e discutere di quelle che ci dividono, in modo democratico, con onestà e nel rispetto reciproco”. Marco Albeltaro, nel suo intervento, ha evidenziato il periodo storico, in cui crebbe il classe '19 Abate, dalla marcia su Roma fino all'elezione, per la prima volta, di consigliere comunale e assessore nel 1956. “Una generazione – afferma - che ha contribuito a costruire una politica dal basso, utile, partita proprio dalle comunità locali”.
Maria Teresa Guido (già assessore nelle sue legislature, fin dal 1965) ha riportato, invece, la terribile esperienza vissuta dal sindaco Abate in un campo di lavoro in Germania, dopo la cattura, avvenuta a seguito dell'8 settembre, sul fronte jugoslavo (a cui è stata concessa, nel 2022, con decreto del presidente della Repubblica, la Medaglia d'Onore, riservata ai deportati e internati italiani, militari e civili, nei lager nazisti), oltre alle sue qualità da primo cittadino: “Ho avuto il privilegio di lavorare con lui – sottolinea – Abate era un uomo semplice, coraggioso, saggio, umano. Un gran lavoratore, difensore dei principi di democrazia e giustizia sociale, in grado di interpretare la realtà coniugata ad una grande visione del futuro. Personalità di spiccata curiosità, aveva sete di conoscenza, sapeva confrontarsi e fare sintesi. Amava Cossato e i suoi cittadini, il Comune era la sua seconda casa: la sua porta era, infatti, sempre aperta. Per un consiglio, una questione da dirimere. Era solito dire che ogni consigliere, maggioranza o minoranza che fosse, doveva essere responsabile del suo quartiere e prodigarsi per esso”.
Ma quali insegnanti lascia Ezio Abate? È la domanda che si pone Wilmer Ronzani della Fondazione Biella Domani al termine dell'incontro: “Tre lezioni, rivolte principalmente alle nuove generazioni: la coerenza, cioè difendere le proprie idee con convinzione, senza il timore del confronto e, se necessario, cambiare anche opinione. Il rapporto disinteressato con la politica: la sua missione, e di quella generazione di uomini e amministratori pubblici, era l'interesse di chi rappresentavano. Infine, l'idea che la politica fosse rapporto umano con le persone. Sono precetti preziosi di un uomo che sicuramente avrebbe apprezzato una serata come questa”.