AL DIRETTORE - 15 gennaio 2024, 08:40

Chissà se vedremo ancora una bella "galaverna" così?

Il biglietto di auguri per il nuovo anno di Piergiuseppe Zanotto

Chissà se vedremo ancora una bella "galaverna" così? - Il biglietto di auguri di Piergiuseppe Zanotto - Foto Piergiuseppe Zanotto

Riceviamo e pubblichiamo:

"Da anni creo i biglietti per Natale e Pasqua con foto mie che, scattate, vedo praticamente solo io. Senza prima il giudizio di qualcuno, le mando allo sbaraglio sperando nella benevolenza... Mi torna alla mente di quello che mostrava a un amico suoi lavori; "questo l'ho fatto io, quello anche..." finché l'amico, di rimando, gli disse: "bè', si vede!".

Quest'anno mi viene in aiuto una fotografia scattata una mattina di gennaio d'una dozzina d'anni fa. Per strada per lavoro, m'imbattei in questo spettacolo. Mi fermai e scattai qualche fotografia. Una notte di nebbia e gelo ed ecco gli ingredienti per un addobbo semplice ma perfetto; perché la bellezza sta nella semplicità. Il "di più" sono orpelli (niente "palle", di quelle ce ne raccontiamo già fin troppe noi).

A rivederla, questa fotografia m'ha fatto pensare un po' (qualche volta penso anche). Chissà se qui vedremo ancora una bella "galaverna" così?

Per come bistrattiamo la nostra Madre Terra, riscaldandola tra l'altro senza criterio, ho ben paura di no. Se scaldiamo la terra, mi sembra, al contrario, di vedere in cuori, animi o cervelli che dir si voglia, un gran gelo.

Non che in passato ci sia stato molto più calore però...

Adesso, a Natale, sembriamo tutti più buoni, ci scambiamo auguri, ci facciamo regali ma poi tutto torna come prima.

Questo mi fa ricordare la tregua spontanea che ci fu nel periodo natalizio del 1914, durante la prima guerra mondiale, quando soldati tedeschi e inglesi e anche francesi che si fronteggia-vano in trincee opposte nei pressi di Ypres, fecero spontaneamente una tregua. Un canto natalizio di qua, uno di risposta di là, qualcuno lasciò le proprie linee per portare doni a soldati nemici. La vigilia di Natale, poi, i soldati organizzarono anche, nella terra di nessuno, una partita di calcio.

Passato Natale, però, la guerra riprese e alti comandi deprecarono questa iniziativa spontanea dei soldati. Qualche anno dopo, nel luglio 1917, proprio nel settore di Ypres, i tedeschi usarono l'iprite, gas chiamato così dal luogo dove fu usato.

Di Natali ne ho ormai passati tanti e non spero più di non vedere guerre, ingiustizie, disparità enormi tra una massa di poveri e pochissimi ricchissimi. Sembreranno pensieri d'un pessimista ma, credo di averlo già scritto, ho capito di non esserlo da quando un giorno uno m'ha detto: ti sbagli, non sei pessimista, sei ottimista, solo, un ottimista... ben informato.

E allora, visto che gli auguri non cambiano le cose (le cambierebbero il buonsenso e la buona volontà), e che credo che ci sia ormai poco da sperare, cosa resta da fare?

Forse gli scongiuri; come quello là che diceva: non ci credo ma non si sa mai.

Come dico da tempo, l'unica utilità degli auguri è l'occasione di far sapere a chi li riceve che ci si ricorda di lui; ed è questo il significato del biglietto che mando."

Piergiuseppe Zanotto