SPORT - 14 luglio 2023, 08:30

Le 3 caratterizzazioni della nuova era dello Sport dilettantistico italiano

Le 3 caratterizzazioni della nuova era dello Sport dilettantistico italiano

Il mondo dell’associazionismo sportivo dilettantistico sta entrando in una nuova dimensione a livello giuridico-amministrativo e non solo.

Alla base di una serie di cambiamenti significativi, che si riverbererà anche sui consumi dei nuclei famigliari, il tentativo dell’Amministrazione Statale di affrontare la delicata questione della scarsa attività fisico motoria della popolazione, in particolare in età adolescenziale, cun un interesse crescente delle istituzioni europee verso il settore non-profit.  

Scritto che alla data attuale sono attesi ancora dei provvedimenti di indirizzo e di attuazione, qui a seguire, in breve, le 3 caratterizzazioni della transizione.

1.      La digitalizzazione della vita amministrativa dei club sportivi attraverso una piattaforma unica statale (MEF – Dipartimento per lo Sport del governo)

Si chiama Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RNASD), ha rottamato il Registro delle Asd/Ssdrl del CONI e sempre più diventerà il diario amministrativo digitale quotidiano per i club sportivi, connesso a 360 gradi, con le banche dati degli organismi sportivi e delle istituzioni. Variazioni degli assetti istituzionali, affiliazioni e tesseramenti, contratti di lavoro, rendicontazione annuale, istanze alla PA, censimento delle attività passeranno da questa consolle telematica.

2.      La previdenza degli sportivi (INPS)

Assicurare una contribuzione previdenziale a tutti coloro che, operando nel mondo sportivo dilettantistico, percepiscono un compenso annuo superiore a 5.000 euro. Con l’obiettivo di costruire per queste persone una rendita pensionistica, al momento di attaccare le scarpe al chiodo. Una misura unica nel suo genere all’interno della UE e non solo. Un adempimento di alta responsabilità che attraversa le tre grandi macroaree del mondo sportivo italiano non professionistico: dalle imprese del settore benessere psico/fisico (centri fitness/wellness) ai club di serie A di quegli sport che non applicano la legge del professionismo sportivo del 1981 (pallavolo, rugby, pallanuoto, pallamano, hockey su ghiaccio, hockey su prato, baseball, …) passando attraverso i 120.000 club sportivi di base con a capo dei volontari buoni padri e buone madri di famiglia.

3.      La “defiscalizzazione” dei corsi sportivi scolastici

L’inattività fisica e le abitudini sedentarie della popolazione giovanile sono problemi che preoccupano da tempo l’UE. L’establishment comunitario vede nella scuola un valido attore per cercare di contrastare il trend, inteso come associazionismo sportivo scolastico e / o come associazionismo sportivo che entra nella scuola. D’altronde anche il cosiddetto governo del cambiamento del 2018 dovette prendere atto che un avviamento di massa dei giovani ad uno stile di vita attivo alternativo al sistema sportivo CONI ed al di fuori della scuola era (ed è) qualcosa di irrealizzabile. Sta di fatto che le sentenze del 2019 dei Magistrati UE (intervenuti in occasione di contenziosi in Baviera fra l’ufficio delle imposte locale da una parte ed una scuola guida ed una scuola di nuoto dall’altra) offrono un assist a coloro che in Bruxelles da tempo vedono nello sport a scuola di ogni ordine e grado lo strumento ideale contro sedentarietà e sovrappeso giovanili: al di fuori dei cicli di istruzione obbligatoria le tariffe dei corsi (anche sportivi) sono gravate dall’iva. Un maggior onere non indifferente per i conti delle famiglie. La questione non è solo italiana e molto probabilmente soltanto una richiesta collettiva di intervento sulla normativa IVA comunitaria potrebbe mettere in fuorigioco le sentenze dei magistrati della Corte di Lussemburgo.

C.S. Carlo Guglielminotti Bianco