La triste vicenda del runner Andrea Papi e dell'orsa JJ4 ha colpito l'opinione pubblica ed ha dato origine ad una singolare vicenda giudiziaria: da un lato la regione che, nell'abito delle sue prerogative di tutela della fauna selvatica decreta la cattura e l'uccisione dell'orsa in quanto pericolosa, dall'altra gli animalisti che con un ricorso al TAR chiedono l'annullamento del provvedimento amministrativo.
La domanda che ci si pone, questo punto, è se esista un diritto alla vita degli animali selvatici che deve essere giuridicamente tutelato, così come esiste un diritto alla vita per l'uomo, ovvero sussista solo un dovere per l'uomo di tutelare ove possibile la salvaguardia delle specie animali selvatiche, tenuto conto che solo la vita dell'uomo è bene irrinunciabile che deve essere tutelato e protetto.Gli animali non vantano diritti nell'ambito della normativa generale, ma al più vengono tutelati come parte del contesto naturale in cui vivono. L'uomo non deve essere crudele verso gli animali, ma ha il pieno diritto a difendere la sua vita ed i suoi beni dalle aggressioni degli animali selvatici. In questo contesto è lecito l'abbattimento programmato e selezionato dei cinghiali ad esempio, dei lupi e di tutti quei predatori e non predatori che non solo mettono a rischio la vita dell'uomo, ma anche le sue colture o i suoi allevamenti. Da sempre nell'ambito del rapporto uomo - natura, l'uomo grazie alla sua intelligenza si attrezza per ritagliarsi uno spazio di vita nel contesto naturale, modificando l'ambiente per il bene della sua specie che è anche la più fragile in natura sotto il profilo fisico. Solo l'intelligenza dell'uomo ha permesso a questi di sopravvivere e proliferare in un contesto ostile quale l'ambiente naturale.
Del resto la regola che vige nel mondo animale è quella che il predatore, per vivere e far continuare la propria specie, caccia la specie più debole che si difende come può, fuggendo e aumentando la propria presenza aumentando la proliferazione. L'uomo che si è trovato a vivere in questo contesto regolato dal mero istinto ha utilizzato lo strumento della ragione per adattarsi ad una situazione ostile e per trarre il massimo dalle risorse naturali del pianeta terra. Ora pensare di "condannare a morte" l'orsa in quanto predatore pericoloso non risolve certo il problema del pericolo per la vita degli uomini che vivono in quel contesto ambientale, posto che ci sarà sempre un'altra JJ4 che, osve si senta minacciata nel suo habitat, attaccherà la minaccia perché ciò sta nella natura di un essere che agisce per istinto e non sulla base di un ragionamento logico.
E', quindi, l'uomo che deve comprendere i pericoli insiti nella natura in cui vive per evitarli ove possibile mettendo a frutto la sua intelligenza. Forse ripopolare, forzatamente, con predatori selvatici una zona altamente antropizzata e vocata al turismo non è stata un'idea geniale, posto che mette a rischio la vita dell'uomo che vive in quelle zone, uomo non più abituato a difendersi dai rischi a cui l'ambiente naturale lo espone.