Riceviamo e pubblichiamo:
"Gentile Signor Mantovani,
ho ascoltato con interesse, ma anche con una certa sorpresa, le sue parole di celebrazione dei martiri di Salussola. Ho riflettuto a lungo sui contenuti e su tutta la vicenda e per questo ho deciso solo ora di scriverle questa lettera aperta. Comprendo la reazione di chi si è dato pena per organizzare una giornata degna del sacrificio di quei martiri, per vedersi all’ultimo istante messo da parte in maniera abbastanza brutale e inusuale (c’era bisogno di due oratori?).
Nel merito devo contestare alcune delle sue parole. Per cominciare lei dichiara che l’eccidio è stato perpetrato da “coloro che loro malgrado si sono trovati schierati dalla parte sbagliata della storia”, dove quel “loro malgrado” suona fuori di luogo. Martiri e torturatori abitavano lo stesso territorio, con la differenza che i primi hanno compiuto una scelta nella direzione della storia, ben coscienti dei rischi che la loro decisione comportava, mentre i secondi, che pure avevano la stessa possibilità, hanno preferito la direzione contraria. Dunque, non loro malgrado, ma coscientemente schierati contro coloro che la storia l’hanno fatta.
In secondo luogo, mentre concordo con la necessità di pacificazione, mi domando se non sia bastata, come segno di tale pacificazione, l’amnistia Togliatti, un comunista che ha graziato un numero elevato di fascisti che hanno continuato a detenere posizioni spesso di responsabilità. Da parte di chi sostiene i principi della Resistenza basterebbe che scomparissero una volta per sempre i segni esteriori del fascismo, che scomparisse il pensiero fascista. Oggi va di moda dire che il fascismo è morto nel 45. Se per fascismo s’intende l’insieme dei suoi simboli (saluto romano, camicie nere, busti di Mussolini) non mi pare che il processo sia completato, basta recarsi a Predappio in date significative o ascoltare le parole del presidente del Senato. Ma se per fascismo intendiamo nazionalismo (che non è patriottismo), sostegno a tutto ciò che porta a disuguaglianza sociale (per il principio che la ricchezza prima di distribuirla va creata), alla priorità delle cariche politiche sulle leggi e sulla divisione dei poteri (secondo l’altro principio “gli italiani ci hanno votato e ora comandiamo noi”), mi pare che sia ancora molto vitale.
La pacificazione nel pluralismo può intervenire solo quando questi atteggiamenti saranno scomparsi e la destra farà la destra nel rispetto di tale pluralismo. La pacificazione, quindi, non può avvenire indipendentemente dal colore politico, ma nel rispetto dei diversi colori politici. E se durante una celebrazione di martiri della Resistenza un coro canta “Bella ciao” non vedo una mortificazione della democrazia, ma una sua esaltazione, con la quale avrebbe potuto dialogare. Qualcuno ha gridato due volte che il nazismo e il comunismo non sono sullo stesso piano: le ricordo, ma si può dissentire, che mentre il fascismo nasce come affermazione del totalitarismo basato sulla violenza (ricordiamo che l’origine è l’arditismo e il timore delle classi medie nei confronti delle rivendicazioni socialiste) e solo successivamente divenuto scudo della classe capitalista, il comunismo, che si è macchiato di gravi crimini, successivamente sconfessati dalla destalinizzazione, nasce da un progetto di attribuzione del potere alla classe meno abbiente, ampiamente sfruttata benché maggioritaria. Ancora due precisazioni.
Le chiedo, con reale curiosità, come mai ci schieriamo a favore dell’Ucraina, ingiustamente e barbaramente invasa dalla Russia, mentre in passato non ci siamo schierati contro il bombardamento di Belgrado? Abbiamo riconosciuto in fretta il Kosovo indipendente, mentre non abbiamo mai riconosciuto il valore dei referendum del Donbass? Erano pilotati? Dove sono le prove che quella non fosse realmente la volontà popolare (come risulterebbe dalla storia di quella regione)? Infine, lei asserisce che “siamo tutti figli della stessa Costituzione”. Forse è vero, ma quella Costituzione è stata scritta dai rappresentanti di coloro che erano dalla parte giusta della storia, e vi hanno inserito principi di democrazia, libertà e uguaglianza che la parte politica oggi al governo dovrebbe rispettare, senza ridurre le spese per la sanità pubblica, senza equiparare l’istruzione pubblica a quella privata anche a livello di finanziamenti, predisponendo meccanismi di redistribuzione delle ricchezze “in corso d’opera” e non dopo che sarà finito (quando?) il periodo in cui tali ricchezze saranno state ricostituite. Non so se leggerà queste righe, nel caso affermativo la ringrazio dell’attenzione".